Progetti

Intacture, il data center che porta il cloud nel cuore della montagna

Inaugurata in Val di Non la prima infrastruttura ipogea realizzata in una miniera attiva di dolomia. Il progetto di In-Site Planning & Building trasforma il sottosuolo in uno spazio per i dati e ridefinisce il rapporto tra tecnologia, territorio e architettura

mercoledì 24 giugno 2026 - Redazione Build News

photo © Courtesy of In-Site photo © Courtesy of In-Site

Il cloud ha una dimensione fisica fatta di energia, infrastrutture, manutenzione e spazio costruito. È da questa consapevolezza che nasce Intacture, il primo data center ipogeo realizzato all’interno di una miniera attiva di dolomia in Val di Non, inaugurato il 23 giugno e progettato da Pietro Matteo Foglio, CEO e Founder di In-Site Planning & Building.

L'infrastruttura è stata sviluppata nell'ambito di Trentino DataMine, iniziativa pubblico-privata promossa dall’Università di Trento e sostenuta dai fondi del PNRR, con l'obiettivo di trasformare il territorio trentino in un polo avanzato per la gestione e la ricerca sui dati.

Più che un semplice data center, Intacture rappresenta una riflessione sul futuro delle infrastrutture digitali e sul loro rapporto con il paesaggio, la geologia e le comunità locali.

Quando il cloud diventa architettura

Per anni il cloud è stato percepito come qualcosa di immateriale, una sorta di spazio virtuale distante dalla realtà quotidiana. In realtà, ogni dato archiviato o trasferito necessita di strutture fisiche complesse, alimentazione energetica, sistemi di raffreddamento e reti di connessione.

Intacture nasce proprio per rendere visibile questa dimensione nascosta.

All'interno della montagna, le caratteristiche geologiche diventano parte integrante del progetto tecnologico. La temperatura costante, la stabilità dell'ambiente sotterraneo e la conformazione naturale della miniera contribuiscono infatti al funzionamento dell'infrastruttura.

Come sottolinea Pietro Matteo Foglio, «il cloud non è mai stato immateriale. È solo lontano dal nostro sguardo. Qui abbiamo semplicemente riportato alla luce la sua dimensione concreta».


photo © Courtesy of In-Site

Un viaggio nel sottosuolo tra tecnologia e paesaggio

L'idea progettuale nasce da una forte esperienza percettiva maturata durante i primi sopralluoghi nelle gallerie minerarie.

Secondo Foglio, l'ingresso nella miniera ha rappresentato un vero e proprio attraversamento di confine, un'immersione in un paesaggio interno caratterizzato da silenzio, profondità e condizioni ambientali sorprendenti.

Da questa intuizione è scaturito un percorso di ricerca che ha coinvolto la storia delle infrastrutture minerarie europee, i precedenti internazionali di data center sotterranei e persino riferimenti culturali e letterari come "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne.

L'obiettivo non era soltanto inserire una tecnologia all'interno di uno spazio esistente, ma reinterpretare la montagna come un'infrastruttura contemporanea capace di ospitare nuove forme di produzione.

Dalla miniera ai dati: una nuova vita per il sottosuolo

Nel progetto, la miniera non viene considerata un semplice contenitore tecnico.

Nel corso degli anni questi spazi hanno ospitato diverse attività: dalla conservazione delle mele allo stoccaggio del vino, fino alla stagionatura dei formaggi. Oggi la loro funzione evolve nuovamente, accogliendo una delle risorse più strategiche dell'economia contemporanea: i dati.

Secondo il progettista, questa continuità d'uso rappresenta uno degli aspetti più significativi dell'intervento.

La montagna continua infatti a svolgere una funzione produttiva, cambiando nel tempo il tipo di risorsa custodita: prima materia prima, poi prodotti alimentari e oggi informazioni digitali.


photo © Courtesy of In-Site

Un'infrastruttura che si lascia leggere

Uno degli elementi distintivi di Intacture è la volontà di rendere percepibile il funzionamento dell'infrastruttura.

Tradizionalmente i data center sono progettati come spazi chiusi, accessibili a pochi e quasi invisibili all'esterno. In questo caso, invece, il percorso architettonico accompagna il visitatore dalla superficie fino al cuore dell'infrastruttura sotterranea.

Paesaggio, architettura e tecnologia vengono così messi in relazione attraverso una sequenza di ambienti che trasformano la discesa nella montagna in un'esperienza di comprensione del sistema digitale.

Per i progettisti, un data center non è soltanto una macchina tecnologica, ma anche un elemento culturale che racconta il rapporto tra una società e le infrastrutture che ne sostengono il funzionamento quotidiano.

Il collegamento tra due mondi

Elemento simbolico e funzionale del progetto è il cosiddetto "fornello", il collegamento verticale che mette in comunicazione la superficie con il sistema ipogeo.

Attraverso questo asse transitano persone, energia, ventilazione e dati, creando una connessione continua tra il paesaggio esterno e l'infrastruttura sotterranea.

La sua realizzazione ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell'intero processo progettuale, rendendo tangibile il dialogo tra il mondo della montagna e quello delle tecnologie digitali.

Un modello per le infrastrutture del futuro

Con Intacture prende forma una nuova visione delle infrastrutture digitali, sempre meno isolate dal contesto e sempre più integrate nei territori che le ospitano.

Il progetto si inserisce infatti in una sensibilità emergente a livello europeo, che punta alla realizzazione di reti distribuite e radicate localmente, capaci di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio esistente.

In questa prospettiva il cloud smette di essere percepito come una nuvola lontana e invisibile e torna a essere ciò che realmente è: un sistema di luoghi, energie, persone e architetture. In Val di Non, questo sistema prende forma nel cuore della montagna, trasformando il sottosuolo in uno dei simboli più concreti della società digitale.

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