La lotta contro l’inquinamento marino compie un nuovo passo avanti con il varo ufficiale di Aqualis, l’innovativo dispositivo progettato per raccogliere rifiuti galleggianti, plastiche e microplastiche nelle acque portuali. L’iniziativa è stata presentata a Pescara nell’ambito delle attività della Water Defenders Alliance di LifeGate, il network che riunisce aziende, istituzioni, ricerca scientifica e operatori del territorio con l’obiettivo di proteggere gli ecosistemi acquatici.
Il nuovo sistema è stato installato presso il Porto Turistico Marina di Pescara e rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e ricerca scientifica. Il progetto coinvolge infatti Aquageo, azienda italiana che ha sviluppato la tecnologia, Findus, partner storico delle iniziative LifeGate dedicate alla tutela del mare, e l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, che seguirà il monitoraggio scientifico delle attività.
Il Mediterraneo soffocato dalla plastica
L’iniziativa nasce in risposta a un’emergenza ambientale sempre più grave. Secondo i dati diffusi dal portale europeo EU Neighbors South, ogni anno nel Mar Mediterraneo finiscono circa 570 mila tonnellate di plastica. Una quantità enorme, paragonabile al peso di oltre cinquanta Torri Eiffel.
Tradotto in termini quotidiani, significa che ogni minuto vengono riversate in mare circa 33.800 bottiglie di plastica. Il Mediterraneo ospita inoltre circa il 7% delle microplastiche presenti a livello globale, confermandosi uno dei bacini più colpiti dall’inquinamento plastico.
Le microplastiche rappresentano una delle minacce ambientali più insidiose. Le minuscole particelle derivanti dalla degradazione della plastica vengono ingerite dagli organismi marini e possono entrare nella catena alimentare umana. Uno studio dell’Università di Newcastle ha stimato che una persona possa ingerire mediamente fino a cinque grammi di plastica a settimana, equivalenti al peso di una carta di credito.
Come funziona Aqualis
Aqualis è una tecnologia interamente progettata e realizzata in Italia da Aquageo. Il sistema si presenta come un dispositivo galleggiante installato nei punti di accumulo dei detriti all’interno dei porti e delle aree marine protette.
Il dispositivo è in grado di raccogliere fino a 500 chilogrammi di rifiuti galleggianti all’anno, comprese microplastiche fino a 1,6 millimetri di diametro. Oltre alla plastica, Aqualis può intercettare anche oli e idrocarburi dispersi in acqua grazie all’integrazione con Foam Flex, una speciale spugna sviluppata da T1 Solutions e promossa anch’essa dalla Water Defenders Alliance.
Nel complesso, il sistema può trattenere fino a 800 chilogrammi di oli e idrocarburi ogni anno, contribuendo concretamente alla tutela degli ecosistemi marini e delle acque portuali.
Secondo Alessandro Barbiero, CEO di Aquageo, Aqualis nasce proprio per rispondere in modo pratico a un problema ambientale sempre più urgente e rappresenta un importante punto di partenza per portare questa tecnologia in un numero crescente di contesti urbani e marittimi.

La collaborazione tra aziende, ricerca e territorio
Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda il modello di collaborazione che lo sostiene. La Water Defenders Alliance promossa da LifeGate punta infatti a creare sinergie tra imprese, ricerca scientifica, istituzioni e cittadini per affrontare in modo condiviso le principali criticità ambientali legate alle acque.
L’installazione di Aqualis al Marina di Pescara è stata resa possibile anche grazie al supporto di Findus attraverso il programma Fish for Good, iniziativa che promuove la sostenibilità lungo tutta la filiera ittica, dalla pesca certificata alla tutela degli oceani.
Per Findus, sostenere progetti contro l’inquinamento da plastica significa contribuire attivamente alla salvaguardia della biodiversità marina e sensibilizzare il pubblico su un tema sempre più urgente.
Anche il coinvolgimento dell’Università “Gabriele d’Annunzio” assume un ruolo strategico. Il dispositivo Aqualis è infatti al centro di un dottorato di ricerca triennale finanziato dalla Regione Abruzzo e dedicato allo studio delle microplastiche marine e degli inquinanti galleggianti.
Ricerca scientifica e monitoraggio ambientale
Il progetto scientifico collegato ad Aqualis punta a valutare l’efficacia della tecnologia e ad approfondire la conoscenza dei fenomeni legati alla presenza delle microplastiche negli ecosistemi acquatici.
Il gruppo di ricerca dell’Università di Chieti-Pescara coinvolge esperti in chimica organica, geochimica, microbiologia e biologia marina, con un approccio multidisciplinare orientato allo studio degli effetti degli inquinanti sulla biosfera marina.
Nel laboratorio DATA vengono analizzate le caratteristiche chimico-fisiche delle plastiche recuperate per comprendere i processi di degradazione e frammentazione che trasformano i rifiuti in microplastiche capaci di entrare nei cicli biologici.
I ricercatori stanno inoltre studiando il fenomeno dell’assorbimento di metalli pesanti da parte delle microplastiche, un processo che può aumentare ulteriormente la tossicità di questi materiali per gli ecosistemi marini.
Il progetto di Pescara rappresenta così non soltanto un intervento operativo di pulizia delle acque, ma anche un importante laboratorio di ricerca e innovazione ambientale destinato a fornire nuove conoscenze per la tutela del Mediterraneo.