Tecnologie innovative

Diesel più pulito da rifiuti di plastica, un possibile aiuto all’ambiente

La scoperta da parte di un team di ricercatori americani rappresenta una soluzione “ponte” prima dell’allontanamento dai combustibili fossili previsto alla COP28 entro il 2050

giovedì 9 maggio 2024 - Franco Metta

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La notizia è apparsa sul sito ufficiale dell’Ames National Laboratory del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, lo scorso primo maggio e ha per titolo: “Un nuovo processo affronta l’inquinamento su due fronti: rifiuti di plastica ed emissioni di carburante”.

Sì perché in effetti i ricercatori americani sono riusciti a prendere letteralmente due piccioni con una fava.

Innanzitutto attraverso un processo che utilizza catalizzatori selettivi sono riusciti a trasformare i polimeri della plastica in carburante diesel. Ma la cosa innovativa è che hanno utilizzato generica plastica di rifiuti, non quella appositamente concepita per essere riciclata in altra plastica come la PET per intenderci. E inoltre sono riusciti a ottenere un carburante, diesel appunto, un po’ più pulito di quello venduto ai distributori perché non contiene zolfo.

Da un lato quindi se il processo venisse industrializzato e commercializzato si otterrebbe un miglioramento in termini ecologici con meno rifiuti di plastica sparsi nell’ambiente (e nei mari sotto forma di microplastiche soprattutto) e dall’altro minori emissioni di zolfo. Resterebbe però la non trascurabile questione delle emissioni di CO2 in

atmosfera dal momento che si tratterebbe pur sempre di combustibili fossili e non di una fonte pulita (cioè senza emissioni) e rinnovabile.

“Allontanarsi” dai combustibili fossili entro il 2050

La plastica è infatti ottenuta partendo dal petrolio e come ricorderete il documento conclusivo della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28) svoltasi a Dubai lo scorso dicembre, per la prima volta menziona i combustibili fossili e impegna i Paesi ad “allontanarsi” da essi entro il 2050. Un accordo storico per la conferenza, che mai era riuscita a superare l’opposizione dei Paesi produttori di queste fonti di energia altamente inquinanti.

Pertanto, aldilà dell’oggettiva importanza della scoperta dei ricercatori americani, occorrerà valutare tutti i pro e contro, ovvero i benefici e il ritorno economico nell’investire risorse e capitali in un nuovo processo industriale che poi magari potrebbe far fatica a raggiungere un breakeven, ovvero il pareggio.

I ricercatori sono consapevoli di questo, tant’è che giudicano la loro scoperta come una possibile soluzione ponte per affrontare in qualche modo, e almeno in parte, il problema enorme dei rifiuti. “C’è un vantaggio competitivo nel produrre diesel dalla plastica, se si riescono a bypassare le enormi raffinerie” ha affermato Aaron Sadow, il ricercatore che ha guidato l’esperimento. La cosa più interessante, però, è proprio la possibilità di contrastare la produzione di rifiuti, riducendo la quantità di plastica destinata alle discariche o dispersa nell’ambiente.

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