Progetti

HEXA, la casa di riso che porta il benessere in città

A Milano prende forma la microarchitettura di Ricehouse e Apicoltura Urbana: un'esperienza immersiva tra materiali bio-based, salubrità e biodiversità

martedì 26 maggio 2026 - Pasqualina Ciancio

Hexa7 Credit photo Beatricearenella

Dal 18 aprile al 14 giugno 2026, nel Parco di UpTown a Cascina Merlata, il pubblico potrà entrare per la prima volta dentro una "casa di riso".

HEXA è il nuovo progetto firmato Ricehouse in collaborazione con Apicoltura Urbana: una microarchitettura costruita con materiali derivati dagli scarti della filiera risicola — paglia, lolla e pula di riso — pensata per offrire un'esperienza concreta di benessere abitativo, comfort ambientale e connessione con la natura.

Installata nel quartiere di UpTown a Milano, HEXA è uno spazio da attraversare, ascoltare e respirare, nato per mostrare come materiali naturali, qualità dell'aria indoor e biodiversità possano dialogare all'interno di un ambiente urbano.

La struttura integra un alveare vivo, che amplia l'esperienza sensoriale attraverso suoni, profumi e la presenza delle api. L'apiterapia entra così in relazione con l'architettura, trasformando HEXA in un luogo dedicato alla prevenzione, alla rigenerazione e alla salute ambientale.

A raccontare il progetto è Tiziana Monterisi, co-founder e CEO di Ricehouse.


HEXA non è solo un’installazione architettonica, ma un’esperienza sensoriale legata a benessere, materiali naturali e biodiversità. Qual è stata la scintilla iniziale che vi ha fatto immaginare una “casa di riso” aperta al pubblico?

«Mi facevo sempre una domanda: come potevo permettere a tutti di vivere davvero una casa di riso? Non raccontarla attraverso dati tecnici o immagini, ma farne percepire l'esperienza.

Entrare in una casa di riso significa avvertire qualcosa di diverso: è un'esperienza sensoriale, olfattiva, tattile. I materiali hanno una presenza fisica, un profumo, trasmettono comfort e benessere.

Le case dei nostri clienti non sono accessibili a tutti, e costruirsi una casa è un percorso lungo e costoso. In città, poi, si costruisce ancora poco secondo questi principi. Da qui nasce HEXA: sei metri quadrati capaci di far vivere l'esperienza di una casa di riso, oggi, nel cuore di una città.»

È un progetto replicabile?

«Assolutamente. Oggi HEXA è nel parco di UpTown a Cascina Merlata, come prototipo, ma può essere replicata ovunque: negli spazi urbani, nell'hospitality, nei centri benessere, nelle aziende.

Stiamo già lavorando con il settore hotellerie e spa e con il wellness aziendale. Le aziende con parchi o spazi aperti potrebbero integrare HEXA come luogo di decompressione, concentrazione e rigenerazione.»

Oggi si parla molto di benessere abitativo e qualità dell’aria indoor. Secondo lei, cosa manca ancora nel modo in cui progettiamo e viviamo le città contemporanee?

«Il concetto dietro una casa di riso è che non si tratta di acquistare un immobile. È un atto di prevenzione e cura — per le persone e per l'ambiente.

Costruire con materiali a base di riso significa usare una materia prima rinnovabile senza immettere nuova CO₂. Ma c'è un aspetto ancora più importante: vivere in una casa con materiali sani, privi di formaldeide, CO₂ e metalli pesanti, migliora concretamente la qualità della vita.

Spesso chi acquista una casa di riso non percepisce il valore collettivo della propria scelta. Non riguarda solo chi vive quell'ambiente: riguarda gli operai che costruiscono l'edificio, i lavoratori che producono i materiali, tutta la filiera coinvolta.

Negli ultimi vent'anni ci siamo concentrati sulle performance energetiche e sul risparmio economico, dimenticando il benessere.

Uso spesso il concetto della "terza pelle": possiamo avvolgere una casa in un cappotto termico plastico, ma nessuno metterebbe un sacchetto di plastica sulla propria testa per stare meglio. Eppure è quello che facciamo da anni con molti edifici. Il risultato è che spesso l'inquinamento indoor supera quello esterno.

Pitture, schiume poliuretaniche, imbottiti, tessuti: tanti materiali comuni rilasciano sostanze nocive invisibili. Oggi bisogna tornare a progettare ambienti che respirano e che accompagnano il nostro equilibrio psicofisico.»

Nel progetto convivono tecnologia costruttiva, sostenibilità e apiterapia. Come avete lavorato per far dialogare in modo armonico architettura e presenza viva delle api senza che una dimensione prevalesse sull’altra?

«È nato dall'incontro tra realtà che condividono gli stessi valori. Da una parte l'architettura, dall'altra il lavoro delle api e la biodiversità.

Le api sono vive. Potremmo riprodurre il loro suono con una registrazione, ma non sarebbe la stessa cosa. Chi vive l'esperienza percepisce immediatamente una sensazione di vita, movimento, rigenerazione. Anche le persone più scettiche, o chi ha paura delle api, uscendo da HEXA riportano una sensazione di benessere molto forte.

L'unione tra queste due realtà crea qualcosa di più grande della somma delle parti: un moltiplicatore di effetti benefici che mette al centro la persona e il suo rapporto con l'ambiente.»

Che ruolo hanno concretamente le api nel progetto?

«Era fondamentale che le api non venissero sfruttate. Fanno il loro lavoro, in totale libertà.

Ogni arnia ospita tra le 35.000 e le 50.000 api. Dietro c'è un mondo straordinario fatto di biodiversità, sostenibilità e divulgazione. L'ape è un piccolo elemento capace di sostenere interi ecosistemi: senza impollinazione non avremmo mele, pomodori, fragole e moltissime altre colture.

Allo stesso modo, HEXA vuole essere un piccolo seme culturale: un luogo capace di riportare attenzione sul nostro rapporto con l'ambiente e sull'importanza di abitare spazi che non danneggiano la salute.»

Quali materiali compongono HEXA?

«HEXA è realizzata con un sistema di prefabbricazione completamente a secco. Ha una struttura in legno; tutto il resto viene dal riso.

L'isolamento è in paglia e lolla di riso. I pannelli di chiusura sono in paglia pressata. Le finiture interne sono intonaci a base di calce e lolla, mentre l'esterno ha una facciata ventilata in lolla micronizzata e PVC riciclato.

A eccezione dei serramenti e della copertura metallica, tutto è prodotto da Ricehouse con una filiera cortissima: prendiamo paglia e lolla direttamente dal campo e le trasformiamo entro 300 chilometri.

HEXA viene prefabbricata in azienda, trasportata finita e installata in modalità plug-and-play. Non necessita di fondazioni e, grazie al fotovoltaico integrato, è energeticamente autonoma.»

Come immagina il futuro di questo progetto?

«Io immagino HEXA ovunque. Oggi questa struttura consente un risparmio di circa 69 tonnellate di CO₂, equivalenti a circa 90 alberi piantati.

Nel breve periodo la vediamo nell'hospitality, nei centri termali, nelle aziende. Ma il sogno più grande è portarla nei parchi delle scuole, nei piccoli comuni, negli spazi pubblici.

Mi piace pensare che un giorno una persona possa fermarsi venti minuti in una HEXA — magari vicino a una fermata dell'autobus — e ritrovare un contatto autentico con la natura. La cosa più importante è che quest'esperienza non resti una possibilità per pochi, ma diventi accessibile a tutti.»

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