La sanità italiana sta vivendo un'accelerazione digitale evidente nei numeri. Nel 2025 la spesa per la sanità digitale ha raggiunto 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9%, mentre il 53% degli italiani ha consultato almeno una volta il Fascicolo Sanitario Elettronico.
Anche la telemedicina è in crescita: sei cittadini su dieci comunicano con il proprio medico attraverso WhatsApp. Un dato che evidenzia però anche il ricorso a strumenti non specificamente progettati per l'ambito sanitario. A questo si aggiungono forti squilibri territoriali: un'analisi Gimbe segnala nel 2025 una marcata disomogeneità tra le regioni, con un divario netto tra Nord e Sud nell'utilizzo dei servizi digitali.
Quando essere digitali non significa essere accessibili
Digitalizzare, però, non equivale automaticamente a rendere i servizi accessibili. Accanto alle difficoltà legate alla connessione e alle competenze digitali emergono infatti vere e proprie “barriere invisibili”, che interessano soprattutto anziani, caregiver, persone con disabilità o background migratorio.
Il problema può essere capire quale servizio attivare, orientarsi tra prestazioni frammentate o coordinare più interlocutori. Difficoltà che si sommano alle fragilità strutturali del sistema: liste d'attesa, oltre 5.500 medici di famiglia mancanti e difficoltà di accesso nelle aree interne e rurali, in un contesto di spesa sanitaria pubblica pari all'8,4% del Pil, ancora al di sotto della media Ocse.
Un Paese sempre più anziano
Il quadro si inserisce in un'Italia sempre più anziana. Gli over 65 hanno raggiunto i 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, facendo dell'Italia il Paese più anziano dell'Unione europea.
Una domanda di cura che richiede non soltanto prestazioni sanitarie, ma anche orientamento, coordinamento e continuità assistenziale.
Dalla digitalizzazione agli ecosistemi integrati
Da qui la necessità di un cambio di prospettiva. L'innovazione sanitaria non può limitarsi alla digitalizzazione delle singole prestazioni, ma deve puntare a ecosistemi integrati capaci di unire teleassistenza, orientamento ai servizi, supporto ai caregiver e gestione degli imprevisti.
L'obiettivo non è sostituire il Servizio sanitario nazionale, ma rafforzarne la capacità di risposta. Un modello che potrebbe contribuire anche ad alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso, spesso utilizzati per situazioni a bassa complessità in assenza di alternative facilmente accessibili, e che coinvolge sempre più anche il welfare aziendale, chiamato a sostenere i dipendenti impegnati nella cura di familiari fragili.
La sfida è anche organizzativa
La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica, ma anche organizzativa, culturale e relazionale. Una piattaforma digitale, da sola, non riduce le disuguaglianze se non è inserita in una rete capace di accompagnare le persone e rispondere ai loro bisogni nel momento del bisogno.