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Superbonus 110% e Bonus Facciate: l'Istat sui profili contabili

In audizione dinanzi alla Commissione Bilancio della Camera, l'Istat ha fornito anche la sua analisi degli effetti macroeconomici derivanti dagli incentivi edilizi

venerdì 26 maggio 2023 - Alessandro Giraudi

istatt

Si è svolta il 24 maggio scorso l'audizione del Direttore della Direzione Centrale per la contabilità nazionale dell'Istat, Giovanni Savio, dinanzi alla Commissione Bilancio della Camera nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sugli effetti macroeconomici e di finanza pubblica derivanti dagli incentivi fiscali in materia edilizia.


La prima sezione del documento presentato dal Dott. Savio – in allegato - illustra i profili contabili del Superbonus 110% e del Bonus facciate sulla base delle indicazioni metodologiche contenute nell’edizione 2022 del Manual on Government Deficit and Debt – Implementation of ESA 2010 (MGDD 2022). Come noto, alla luce del nuovo quadro interpretativo e a seguito dell’esito degli approfondimenti metodologici condotti congiuntamente da Istat e Eurostat, il trattamento contabile di tali incentivi è mutato, incidendo sulle stime del Conto delle Amministrazioni pubbliche per gli anni 2020-20221.


La seconda sezione si concentra sugli effetti macroeconomici derivanti dagli incentivi edilizi.


L’EVOLUZIONE RECENTE DEL QUADRO NORMATIVO. Il nuovo MGDD 2022, si legge nel documento, “ha chiarito alcuni dubbi interpretativi relativi alla trasferibilità dei crediti e alla classificazione delle agevolazioni fiscali che prevedono questa possibilità di fruizione come alternativa a quella diretta (in detrazione fiscale). Come illustrato, la cedibilità del credito a terzi aumenta la probabilità del suo utilizzo completo, senza che parti rilevanti vadano perse.


Alla luce di ciò, il blocco delle cessioni e dello sconto in fattura previsto dal Decreto Legge del 16 febbraio 2023 (convertito in Legge lo scorso aprile), introduce una novità normativa di grande rilievo che potrebbe incidere significativamente sulla modalità di fruizione del Superbonus. Infatti, la piena operatività del blocco, renderebbe di fatto impraticabile l’opzione dell’utilizzo alternativo alla detrazione (ossia cessione o sconto in fattura). Questa eventualità porrebbe limiti alla piena fruibilità del bonus e renderebbe verosimile la perdita dell’agevolazione (in tutto o in parte) da parte del beneficiario. In una tale prospettiva, verrebbero meno due delle caratteristiche cruciali per la classificazione del credito come “pagabile” nell’ambito dei Conti nazionali (ossia la trasferibilità e l’utilizzo in compensazione fiscale). Nello specifico, ciò potrebbe implicare un cambiamento di classificazione del Superbonus e del Bonus facciate nei Conti nazionali a partire dall’anno 2023, e con riferimento alle sole spese sostenute a valere delle nuove disposizioni normative. Coerentemente con quanto disposto dal nuovo MGDD 2022, l’impatto di un cambiamento normativo di tale rilievo, dovrebbe infatti manifestarsi nei Conti delle Amministrazioni Pubbliche nel momento della sua introduzione.

Al momento, stante le caratteristiche vigenti, per i crediti fiscali non si rileva alcun impatto sul debito pubblico. Infatti, le passività fiscali di cui lo Stato diviene titolare nei confronti dei contribuenti che hanno avuto accesso a questi crediti non sono classificabili come passività rientranti nella definizione di debito di Maastricht. Se dovessero successivamente intervenire modifiche inerenti le modalità di cessione e/o il recupero dei crediti, o in generale dovesse mutare la natura di credito fiscale, l’eventuale valutazione in termini di impatto sul debito spetta alla Banca d’Italia”.


UNA VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DELLO SHOCK INDOTTO DAGLI INCENTIVI EDILIZI SUL SISTEMA PRODUTTIVO: UN’ANALISI BASATA SULLE TAVOLE INPUT-OUTPUT. Sulla base di ipotesi, “la stima degli investimenti addizionali in costruzioni indotti dagli incentivi risulterebbe pari a 758 milioni di euro per il 2020, 18,6 miliardi per il 2021 e 32,0 miliardi per il 2022. L’esercizio di simulazione è stato quindi effettuato separatamente per gli anni dal 2020 al 2022, utilizzando per ciascuno di essi le relative tavole Input-Output.

Secondo la simulazione, per l’anno 2020, lo stimolo degli incentivi edilizi al sistema produttivo risulterebbe trascurabile sia sul valore aggiunto (poco meno di 640 milioni di euro) sia su occupazione e redditi.

Nel 2021, gli incentivi edilizi considerati quale stimolo effettivo agli investimenti in costruzioni, 18,6 miliardi, sono pari al 5,4% degli investimenti complessivi e l’impatto stimato sul valore aggiunto del sistema produttivo è di circa 15,6 miliardi di euro (pari allo 0,9%). Di questi, poco più della metà si concentrano nel settore delle costruzioni, con uno stimolo al valore aggiunto del settore pari al 10,1%. In termini di occupazione, l’effetto complessivo è dell’1,1% (circa 261 mila unità di lavoro a tempo pieno, ULA), mentre nelle costruzioni è del 10,0% (circa 160 mila ULA). Lo stimolo sui redditi da lavoro è pari a circa 7,0 miliardi di euro (l’1,0% del totale).

Nel 2022, gli incentivi edilizi considerati quale stimolo effettivo agli investimenti in costruzioni, 32,0 miliardi, rappresentano poco più dell’8% degli investimenti complessivi dell’anno. L’impatto stimato sul valore aggiunto del sistema produttivo è di poco meno di 26 miliardi di euro (pari all’1,4%), quello sul solo settore delle costruzioni è poco più del 14%. In termini occupazionali, l’effetto è pari al 1,7% (413 mila ULA), mentre sul reddito l’effetto è pari all’1,5% (11,6 miliardi di euro).

Considerando per l’anno 2022 gli effetti diretti ed indiretti dello stimolo agli investimenti in costruzioni sul valore aggiunto dei settori produttivi, è possibile osservare i comparti maggiormente interessati, ovvero quelli inclusi nella sotto-rete delle costruzioni.

A parte il settore delle costruzioni, beneficiario diretto dell’incremento degli investimenti, gli effetti si trasmettono, come anticipato dall’analisi della struttura della trasmissione, a una larga parte del sistema economico, seguendo le filiere produttive. In particolare, fra i settori maggiormente beneficiati spiccano quello estrattivo, principalmente per ciò che concerne i prodotti non energetici (3,3% che generano 0,6 mila ULA aggiuntive in termini di occupazione), la gomma, plastica e minerali non metalliferi (2,7%, 8,1 mila ULA), i servizi professionali (2,5%, 30,8 mila ULA) e quelli alle imprese (2,3%, 27,9 mila ULA), le altre attività professionali (1,8%, 7,5 mila ULA) e legno, carta e stampa (1,5%, 3,1 mila ULA). Più in generale i settori maggiormente coinvolti (ovvero quelli la cui attivazione è superiore alla media complessiva) ricevono uno stimolo all’attività produttiva pari a 18,4 miliardi di euro, oltre il 71% dell’effetto complessivo, che corrisponde a un’occupazione pari a poco più di 330 mila ULA. Escludendo le costruzioni, gli altri comparti “di filiera” beneficiano di un effetto per complessivi 5,4 miliardi di valore aggiunto e 78,1 mila ULA.

Come anticipato dall’analisi strutturale, la porzione di sistema produttivo più esposta allo stimolo tende a mostrare una produttività del lavoro inferiore rispetto alla media nazionale, una più alta frammentazione delle relazioni produttive e un inferiore grado di penetrazione delle importazioni. Infatti, lo stimolo agli investimenti produce una riduzione della produttività del lavoro complessiva pari allo 0,6%, una diminuzione di 0,4 punti percentuali del grado di penetrazione delle importazioni (dal 20,5% dei costi intermedi al 20,1%), oltre a una contrazione del rapporto fra valore aggiunto e produzione (dal 44,8% al 44,5%)”.

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