L’estate 2026 rischia di trasformarsi in una stagione particolarmente difficile per il comparto delle manutenzioni stradali e delle opere infrastrutturali. A lanciare l’allarme è SITEB, l’Associazione Strade Italiane e Bitumi, che denuncia una situazione di forte criticità legata all’impennata dei costi delle materie prime e dell’energia.
Secondo l’associazione, le aziende della filiera stanno affrontando rincari senza precedenti proprio nel momento dell’anno in cui si concentra la maggior parte degli interventi di asfaltatura e manutenzione della rete viaria. Una combinazione di fattori che rischia di compromettere la sostenibilità economica dei cantieri e la realizzazione degli investimenti programmati.
Il prezzo del bitume cresce oltre il 60%
Nei primi quattro mesi del 2026 il costo del bitume ha registrato aumenti eccezionali. Tra gennaio e aprile il prezzo medio è passato da circa 420 euro a oltre 680 euro per tonnellata, con incrementi che in molti casi hanno superato il 60%.
Parallelamente, sono aumentati anche i costi dell’energia elettrica e del gas metano necessari per la produzione del conglomerato bituminoso. Il risultato è un incremento complessivo dei costi di produzione che sfiora l’80%, una dinamica che il settore considera persino più pesante rispetto a quella vissuta nel 2022 all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina.
Le tensioni geopolitiche internazionali, legate alla crisi energetica e all’instabilità in Medio Oriente, stanno infatti generando forti ripercussioni lungo tutta la filiera produttiva, con effetti immediati sui materiali utilizzati nelle opere stradali.
Estate decisiva per i lavori pubblici
La fase attuale è particolarmente delicata perché coincide con il periodo di maggiore attività per le imprese del settore. Nei mesi estivi si concentra infatti gran parte degli interventi di manutenzione stradale, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla programmazione degli enti pubblici.
Molte aziende si trovano però a dover realizzare appalti aggiudicati mesi fa sulla base di costi completamente diversi da quelli attuali. Questo significa che numerosi contratti rischiano oggi di diventare economicamente insostenibili.
La situazione è ulteriormente aggravata dall’accelerazione dei lavori finanziati dal PNRR. Diversi interventi che avevano subito ritardi nei mesi precedenti stanno infatti entrando contemporaneamente nella fase esecutiva, determinando un improvviso aumento della domanda di asfalto e materiali.
Comuni e imprese sotto pressione
Secondo SITEB, il rischio concreto è che molte amministrazioni locali non riescano a sostenere economicamente gli interventi programmati. Le conseguenze potrebbero tradursi in rinvii, ridimensionamenti o rallentamenti delle opere previste.
Le ripercussioni non riguarderebbero soltanto il settore delle costruzioni, ma anche la sicurezza della circolazione stradale. La manutenzione delle infrastrutture rappresenta infatti un elemento fondamentale per garantire la qualità della rete viaria e la sicurezza degli utenti.
In un contesto di costi fuori controllo, la tenuta economica delle imprese diventa quindi una condizione essenziale per assicurare la continuità dei cantieri e il rispetto dei programmi di investimento.
Revisione prezzi, il sistema attuale non convince
Uno dei principali nodi evidenziati dall’associazione riguarda il meccanismo di revisione dei prezzi previsto per gli appalti pubblici. Secondo SITEB, gli attuali criteri basati sugli indici di costo per Tipologie Omogenee di Lavorazioni (TOL) non sono in grado di riflettere l’effettiva entità degli aumenti registrati sul mercato.
Mentre i rincari reali del bitume e dell’energia hanno raggiunto livelli superiori al 60% e in alcuni casi vicini all’80%, gli indicatori utilizzati per l’aggiornamento dei contratti continuano a registrare variazioni molto più contenute, spesso inferiori al 10%.
Una discrepanza che rischia di trasferire sulle imprese l’intero peso degli aumenti, compromettendo la sostenibilità economica delle attività e la capacità di rispettare gli impegni contrattuali.
Il recupero del fresato non basta a compensare i rincari
SITEB ritiene inoltre che la recente disposizione contenuta nel Decreto Infrastrutture sul riutilizzo del fresato d’asfalto non possa rappresentare una soluzione efficace per contrastare l’aumento dei costi.
Il recupero del materiale proveniente dalle pavimentazioni esistenti è già una pratica consolidata nel settore e rientra nei principi dell’economia circolare previsti dalla normativa ambientale. Tuttavia, dal punto di vista tecnico, il fresato non può sostituire completamente le materie prime necessarie alla produzione del nuovo conglomerato bituminoso.
In media, il materiale recuperato rappresenta circa il 30% delle miscele utilizzate e contribuisce quindi solo parzialmente alla riduzione del fabbisogno di bitume vergine.
L’appello di SITEB al Governo
La presidente di SITEB, Raffaella Donghi, riconosce il valore delle misure introdotte per favorire il recupero dei materiali, ma sottolinea come queste non siano sufficienti a compensare l’impatto dell’esplosione dei costi energetici e delle materie prime.
Secondo l’associazione, senza strumenti concreti per l’adeguamento dei prezzi nei contratti pubblici, il settore rischia di subire pesanti ripercussioni sulla continuità produttiva, sulla sostenibilità economica delle imprese e sulla regolare esecuzione degli interventi di manutenzione e sicurezza della rete stradale.
Un settore strategico che chiede risposte immediate
La filiera delle infrastrutture stradali rappresenta un comparto strategico per lo sviluppo del Paese e per l’attuazione dei principali programmi di investimento pubblici. Per questo motivo SITEB rinnova il proprio appello al Governo e alle stazioni appaltanti affinché vengano introdotte misure straordinarie in grado di compensare gli aumenti dei costi e garantire la prosecuzione dei cantieri.
L’obiettivo è evitare che l’emergenza dei prezzi si trasformi in un freno agli investimenti infrastrutturali e alla manutenzione della rete viaria, con conseguenze che potrebbero ripercuotersi non solo sulle imprese del settore, ma sull’intero sistema economico e sulla sicurezza delle infrastrutture italiane.