Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 2026 del Decreto Legislativo 5/2026, l’Italia ha ufficialmente recepito la Direttiva europea RED III. Il provvedimento entrerà in vigore il 4 febbraio 2026 e ridefinisce obiettivi e obblighi legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, con un impatto diretto anche sul settore edilizio e sugli interventi di riqualificazione energetica.
Nuovi obblighi FER per ristrutturazioni e nuove costruzioni
Le nuove disposizioni impongono l’integrazione obbligatoria di fonti di energia rinnovabile (FER) nei progetti edilizi, con percentuali che variano dal 15% al 60% in base alla tipologia di intervento: ristrutturazioni importanti di secondo livello, ristrutturazioni di primo livello o nuove costruzioni. Un cambio di paradigma che introduce ulteriori vincoli progettuali e impiantistici, incidendo su costi e fattibilità degli interventi.
Ristrutturazioni minori a rischio stop
Secondo Cortexa, il recepimento della Direttiva avrebbe potuto escludere le ristrutturazioni di secondo livello, lasciando al legislatore nazionale margini di scelta sugli ambiti di applicazione. L’inclusione di questi interventi comporta invece l’obbligo di adeguamenti impiantistici rilevanti, con il rischio concreto che molti lavori di efficientamento dell’involucro edilizio non vengano realizzati affatto, né sul fronte dell’isolamento né su quello degli impianti.
Efficienza dell’involucro: la priorità energetica
Cortexa ribadisce da tempo la necessità di interventi integrati, sottolineando però che il primo passo deve sempre essere l’efficientamento energetico dell’involucro. “Non esiste una fonte di energia più sostenibile di quella risparmiata”, è il principio che guida la posizione dell’associazione. Con la RED III, anche gli interventi focalizzati sull’involucro vengono però subordinati a investimenti significativi sugli impianti a fonti rinnovabili, spesso non sostenibili per molte famiglie italiane.
I numeri del patrimonio edilizio italiano
I dati sul patrimonio immobiliare nazionale evidenziano chiaramente le priorità: gli edifici italiani sono responsabili di oltre il 40% dei consumi energetici complessivi del Paese, di cui circa il 69% è legato a riscaldamento e raffrescamento. Un problema strutturale che, secondo Cortexa, non può essere risolto limitandosi a cambiare la fonte di approvvigionamento energetico senza intervenire prima sulla dispersione e sugli sprechi.
Il principio “Energy Efficiency First”
“In questa fase di transizione verso un’edilizia più efficiente e sostenibile, è fondamentale garantire interventi di riqualificazione realmente efficaci e duraturi nel tempo”, spiega Stefano Deri, presidente di Cortexa. Fin dalla sua costituzione nel 2007, l’associazione ha investito in formazione e informazione per qualificare tutti gli attori della filiera, promuovendo l’uso di Sistemi a Cappotto forniti come kit da un unico produttore, dotati di ETA e marcatura CE.
Qualità, norme tecniche e competenze
Cortexa ha inoltre sostenuto lo sviluppo delle norme UNI TR 11715 e UNI 11716, dedicate alla corretta progettazione e posa dei Sistemi a Cappotto e alla certificazione delle competenze dei posatori. Un approccio che punta a garantire qualità, prestazioni e durabilità degli interventi, evitando soluzioni parziali o inefficaci.
L’appello alle istituzioni
Pur dichiarandosi favorevole agli interventi di riqualificazione integrati, Cortexa ribadisce la propria contrarietà a politiche che non affrontino in via prioritaria l’eliminazione degli sprechi energetici. “Continuiamo a chiedere alle istituzioni – conclude Deri – un programma di riqualificazione del patrimonio edilizio basato sul principio europeo dell’Energy Efficiency First: prima ridurre i consumi, poi investire in nuovi impianti”.