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Architettura, l’INU in Senato: “Unire i ddl per una legge più efficace”

Il presidente Michele Talia propone la fusione dei disegni di legge sull’architettura per superarne le criticità e rilanciare qualità, rigenerazione urbana e governo del territorio

mercoledì 4 febbraio 2026 - Redazione Build News

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Nel corso dell’audizione davanti alla settima Commissione del Senato, Michele Talia, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), è intervenuto nell’ambito dell’esame dei disegni di legge 1112 e 1711 dedicati all’architettura, portando all’attenzione dei parlamentari una serie di osservazioni di carattere metodologico e sistemico.

La proposta di fusione tra i due ddl

Secondo Talia, i due testi – uno di iniziativa della maggioranza e uno dell’opposizione – presentano elementi di complementarità che renderebbero auspicabile una loro fusione. L’integrazione consentirebbe infatti di tenere insieme visione strategica e operatività, evitando sia un’impostazione esclusivamente programmatica sia un approccio quasi solo tecnico, come evidenziato nel documento depositato agli atti della Commissione.

I limiti di una definizione normativa della “qualità” architettonica

Tra le principali criticità segnalate dal presidente dell’INU vi è il carattere problematico di una definizione normativa della qualità o della bellezza dell’architettura. Secondo Talia, la legge dovrebbe piuttosto limitarsi a indicare obiettivi, criteri e condizioni procedurali, lasciando alla progettazione e alla valutazione tecnica il compito di tradurre tali principi in soluzioni concrete. Ne deriva la necessità di delimitare con maggiore precisione il perimetro dell’intervento legislativo.

Architettura e rigenerazione urbana: un legame ancora debole

Talia ha poi osservato come, in entrambi i disegni di legge, il riferimento alla rigenerazione urbana e territoriale, alle periferie, al patrimonio edilizio esistente e al progetto delle opere pubbliche risulti piuttosto limitato. Il contributo dell’architettura, ha sottolineato, non si misura solo sul singolo manufatto, ma sulla capacità degli interventi di incidere sul contesto urbano, infrastrutturale e paesaggistico. Una legge sulla qualità architettonica dovrebbe quindi dialogare in modo più esplicito con le politiche di rigenerazione e con la programmazione delle opere pubbliche.

Formazione e ruolo delle università

Sul versante della formazione, il presidente dell’INU ha evidenziato la necessità di un coinvolgimento più strutturato delle università e dei soggetti attivi nel campo formativo, considerati attori fondamentali per il miglioramento complessivo della qualità progettuale e per l’attuazione efficace delle politiche sull’architettura.

I rischi di un affidamento eccessivo al concorso di progettazione

Talia ha inoltre messo in guardia da un ricorso eccessivo al concorso di progettazione, riconoscendone l’importanza ma sottolineandone al tempo stesso la complessità. Si tratta di uno strumento che richiede competenze specifiche, risorse adeguate, tempi certi e una forte capacità di gestione da parte delle amministrazioni. In questo quadro, l’introduzione di nuove figure professionali prevista dai ddl rischia di apparire anacronistica se non accompagnata da un reale rafforzamento delle autonomie locali.

Il nodo irrisolto del governo del territorio

In conclusione, il presidente dell’INU ha richiamato l’attenzione su un problema di carattere sistemico: la difficoltà di affrontare il tema della qualità architettonica e urbanistica in assenza di una riforma del governo del territorio. Continuare a operare all’interno del quadro normativo definito dalla legge urbanistica del 1942 significa muoversi in un contesto profondamente datato. Per questo, secondo Talia, la riflessione sull’architettura dovrebbe dialogare con una riforma organica della disciplina urbanistica, valorizzando anche la proposta di legge sui principi fondamentali del governo del territorio presentata dall’INU in Senato nel luglio 2024.

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