A seguito del grave dissesto che ha colpito l’abitato di Niscemi (CL) il 25 gennaio scorso, il professor Carmelo Monaco, ordinario di Geologia Strutturale all’Università di Catania e docente di Rischi Geologici, insieme al professor Giorgio De Guidi, esperto in monitoraggio geodetico delle frane, ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata. L’attività è stata svolta a fini di ricerca, per verificare gli effetti del fenomeno e approfondirne le cause.
Una frana storica riattivata più volte nel tempo
Il dissesto attuale rappresenta la riattivazione parziale di una frana già verificatasi il 12 ottobre 1997, con un’estensione ulteriore verso nord. La stessa area era stata interessata anche da un evento franoso nel marzo del 1790, descritto all’epoca dal cavaliere Saverio Landolina-Nava in una relazione all’Accademia delle Scienze di Napoli. La pericolosità del versante era già nota: la Carta geologica del Servizio Geologico d’Italia del 1951 (scala 1:100.000) evidenziava il coronamento della frana, mentre il Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), aggiornato nel 2022, include l’intera area oggi coinvolta dal dissesto.
Le cause geologiche del fenomeno
Secondo le osservazioni effettuate, la frana – di enormi dimensioni e difficilmente contenibile – è dovuta allo scivolamento verso valle delle argille sottostanti il piastrone di sabbie mal cementate su cui è costruito l’abitato di Niscemi. Questo movimento ha causato lo scalzamento alla base delle sabbie e l’arretramento progressivo della corona di frana.
Una frana composta: scivolamento rotazionale e planare
Al momento, in attesa di indagini più approfondite, il dissesto può essere definito come una “frana composta”: una combinazione tra uno scivolamento rotazionale nella parte alta, che provoca il basculamento verso monte del contatto tra argille e sabbie, e uno scivolamento planare nella parte bassa, all’interno delle argille inclinate verso valle, che trascina l’intero corpo di frana verso il basso.
Il ruolo delle piogge e delle infiltrazioni d’acqua
L’innesco del fenomeno è stato probabilmente favorito dalle infiltrazioni di acqua meteorica cadute dopo un lungo periodo di siccità, dall’acqua che filtra dalle sabbie soprastanti e anche da acque reflue sversate sul pendio. Questi fattori hanno contribuito all’aumento del peso del terreno e alla diminuzione della resistenza al taglio lungo un piano di scorrimento già esistente nelle argille.
Abitazioni a rischio e monumento in equilibrio precario
Nonostante la fase più intensa del movimento sembri attenuata, continuano i crolli lungo il coronamento, che si estende per oltre 4 chilometri. Le abitazioni costruite in prossimità del ciglio della scarpata risultano ad alto rischio, così come il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del 1997 e oggi in equilibrio precario sul nuovo fronte franoso. Per questo motivo è stata interdetta una fascia di 150 metri dal bordo della scarpata.
Niscemi fuori dalla Cartografia Geologica moderna
Un elemento critico emerso riguarda l’assenza dell’area di Niscemi nella Cartografia Geologica d’Italia a scala 1:50.000, lo standard moderno per la conoscenza del territorio. Come Niscemi, circa il 50% del territorio nazionale non è ancora coperto dal progetto CARG (CARtografia Geologica), che procede lentamente e rischia di bloccarsi senza finanziamenti adeguati.
L’Italia ha una Carta Geologica ferma a metà
«La Cartografia Geologica è come una radiografia del corpo umano», ha dichiarato Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana e docente all’Università di Torino. «In Italia molte aree critiche non sono coperte da una conoscenza geologica approfondita. La precedente carta risale a 40-50 anni fa ed è su una scala non più adeguata. Senza fondi stabili, il completamento della Carta Geologica resta a metà».
Cartografia geologica e cambiamenti climatici
La mancanza di una conoscenza geologica aggiornata rende il territorio ancora più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici, che accentuano frane, alluvioni e dissesti. Secondo la Società Geologica Italiana, investire nella cartografia e nella formazione di geologi esperti è una condizione essenziale per una corretta prevenzione dei rischi.
La Conferenza nazionale sulla Cartografia Geologica al Senato
Questi temi saranno al centro della Conferenza Nazionale sulla Cartografia Geologica, in programma mercoledì 4 febbraio alle ore 15, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, al Senato della Repubblica. L’evento, organizzato dalla Società Geologica Italiana, vedrà la partecipazione dell’intera comunità dei geologi italiani e di rappresentanti delle istituzioni nazionali.