Progetti

Metro C Colosseo, la stazione che trasforma l’archeologia in esperienza immersiva

Il progetto firmato dagli architetti Andrea Grimaldi e Filippo Lambertucci integra architettura contemporanea, narrazione archeologica e materiali materici in dialogo con il cuore monumentale di Roma

mercoledì 27 maggio 2026 - Redazione Build News

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La nuova stazione Colosseo della Linea C della metropolitana di Roma si presenta come molto più di una semplice infrastruttura urbana. Inserita in uno dei contesti storico-archeologici più importanti al mondo, la stazione progettata dagli architetti Andrea Grimaldi e Filippo Lambertucci interpreta il trasporto pubblico come esperienza culturale immersiva, capace di mettere in dialogo contemporaneità, archeologia e spazio urbano.

Il progetto, realizzato insieme agli architetti Livio Carriero, Amanzio Farris, Davide Leogrande, Edoardo Marchese, Valerio Ottavio e Leo Viola, ha ottenuto il primo premio nella categoria “Grandi superfici e Rivestimenti di facciate” alla XIII edizione del Grand Prix di Architettura.

Una stazione nel cuore archeologico di Roma

La stazione Colosseo si inserisce in un’area della capitale già interessata da profonde trasformazioni urbane e caratterizzata da un patrimonio storico e monumentale unico al mondo.

La progettazione ha dovuto confrontarsi con un contesto straordinariamente delicato, in cui l’infrastruttura metropolitana non poteva limitarsi a una funzione tecnica, ma era chiamata a dialogare con il paesaggio archeologico dei Fori Imperiali e del Colosseo.

Durante gli scavi preliminari sono emerse importanti testimonianze archeologiche, tra cui 28 pozzi di epoca repubblicana, inizialmente utilizzati per funzioni pratiche e successivamente trasformati in depositi cultuali. Proprio questa scoperta ha dato origine all’intero concept architettonico della stazione.

Il pozzo come metafora della memoria

L’idea progettuale ruota attorno alla figura del pozzo, interpretato come simbolo della ricerca archeologica e della stratificazione storica della città di Roma.

Il pozzo diventa così metafora dello scavo nella memoria e nella materia urbana: un elemento capace di collegare profondità e superficie, oscurità e luce, passato e presente.

L’intera stazione viene immaginata come un grande spazio ipogeo che riporta alla luce frammenti di storia sepolta, trasformando il percorso quotidiano dei viaggiatori in un’esperienza narrativa e culturale.

Materiali e luce per uno spazio immersivo

Uno degli elementi distintivi del progetto è la scelta materica degli interni. Pavimenti e rivestimenti verticali sono stati realizzati con le lastre in gres porcellanato della collezione Pietre di Paragone nel colore Gré Nero di Casalgrande Padana.

Il rivestimento grigio scuro crea continuità visiva tra superfici orizzontali e verticali, contribuendo a costruire un’atmosfera cavernosa e materica che richiama idealmente il sottosuolo archeologico romano.

Sulle superfici sono state inoltre incise, tramite sabbiatura, planimetrie e frammenti architettonici che rafforzano il carattere museale degli spazi di transito.

Accanto alla materia scura, il progetto utilizza elementi metallici dorati e la luce artificiale per evidenziare i luoghi della narrazione archeologica, creando contrasti visivi capaci di guidare il visitatore lungo il percorso della stazione.

Architettura e museografia si fondono nello spazio sotterraneo

Il progetto sviluppa un forte rapporto tra architettura, allestimento museografico e comunicazione archeologica.

Gli ambienti della stazione sono organizzati come un continuum narrativo in cui i diversi livelli accompagnano progressivamente il viaggiatore attraverso la storia del luogo.

Il grande piano atrio, posto sotto il livello stradale, dialoga direttamente con il paesaggio monumentale circostante e richiama, nelle sue proporzioni, uno spazio basilicale. Al centro domina il grande vano scale a rampe incrociate, concepito come una “gemma luminosa” immersa nello spazio oscuro della stazione.

Anche il piano mezzanino e le discenderie verso le banchine proseguono il racconto spaziale attraverso superfici continue, giochi di penombra e grandi aperture luminose che evocano idealmente i pozzi archeologici emersi durante gli scavi.


Una metropolitana che diventa esperienza culturale quotidiana

Sul piano delle banchine, il linguaggio architettonico diventa più essenziale ma mantiene forte continuità con il concept generale del progetto.

Le superfici rivestite accompagnano il movimento dei treni e dei passeggeri attraverso incisioni e frammenti grafici che anticipano il dialogo con il paesaggio monumentale della superficie.

La luce artificiale gioca infine un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera della stazione, privilegiando la penombra e trasformando uno spazio infrastrutturale in un luogo di archeologia pubblica e di esperienza culturale quotidiana.

La stazione Colosseo della Metro C si propone così come un esempio di integrazione tra architettura contemporanea, mobilità urbana e valorizzazione del patrimonio storico, ridefinendo il concetto stesso di spazio metropolitano nel cuore di Roma.

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