I rifugi climatici all'aperto si candidano a diventare uno degli strumenti più efficaci per affrontare gli effetti delle ondate di calore nelle città. Si tratta di spazi pubblici progettati o riqualificati per migliorare il comfort microclimatico attraverso ombreggiamento, vegetazione, materiali e soluzioni capaci di mitigare le temperature, offrendo ai cittadini luoghi accessibili in cui trovare sollievo durante i periodi di caldo estremo.
Su questo tema prende avvio una nuova community nazionale dedicata allo scambio di esperienze e conoscenze tra amministrazioni, università, centri di ricerca e realtà del terzo settore. L'iniziativa nasce dai risultati di una ricerca finanziata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica e presentata nell'ambito di un evento satellite del Festival New European Bauhaus.
Riduzione della temperatura percepita fino a 11 gradi
Le analisi condotte evidenziano come i rifugi climatici outdoor, se adeguatamente progettati e attrezzati, possano ridurre la temperatura percepita fino a 11 °C, contribuendo non solo al benessere delle persone ma anche alla riduzione dei consumi energetici legati alla climatizzazione degli edifici.
La ricerca prende in considerazione diversi fattori che incidono sulla qualità di questi spazi: accessibilità, comfort visivo e acustico, sicurezza, possibilità di socializzazione e senso di appartenenza ai luoghi. Elementi che favoriscono la fruibilità degli spazi pubblici e, al tempo stesso, contribuiscono a contenere i picchi di domanda energetica estiva, le emissioni climalteranti e i costi della climatizzazione indoor.
La citizen science per progettare città più resilienti
Un elemento distintivo dello studio è il ricorso alla citizen science, che coinvolge direttamente i cittadini nella raccolta di dati relativi a percezione del caldo, abitudini, preferenze e utilizzo degli spazi urbani.
Parallelamente è in corso l'indagine Outdoor is Cool, alla quale hanno già partecipato oltre 500 persone in tutta Italia. I primi risultati mostrano come, soprattutto tra i giovani, il ricorso al condizionatore domestico rappresenti oggi la principale risposta alle ondate di calore. Allo stesso tempo emerge una diffusa disponibilità a modificare le proprie abitudini qualora le città mettano a disposizione una rete di rifugi climatici facilmente accessibili.
Dalle esperienze locali a una rete nazionale
L'iniziativa si sviluppa a partire dalle esperienze già avviate in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e Pavia, dove gli spazi destinati a rifugi climatici sono stati censiti e mappati nell'ambito delle strategie locali di adattamento ai cambiamenti climatici.
La nuova community ha già raccolto l'interesse di una ventina di soggetti, tra associazioni, istituti di ricerca e università, con l'obiettivo di condividere metodologie, strumenti e casi applicativi.
Tra le prime iniziative sperimentali figurano una passeggiata dedicata al rapporto tra clima e patrimonio culturale nel centro storico di Roma, promossa con l'Associazione Italiana Giovani per l'UNESCO (AIGU), e le attività di monitoraggio ambientale del progetto Girls4Climate, sviluppato a Napoli dall'associazione Cleanap.
Un contributo all'adattamento climatico urbano
L'iniziativa conferma la crescente attenzione verso soluzioni di adattamento basate sulla qualità dello spazio pubblico, in linea con gli obiettivi del New European Bauhaus e delle strategie europee per città più resilienti.
In questo contesto, i rifugi climatici rappresentano un'infrastruttura urbana capace di integrare sostenibilità ambientale, inclusione sociale ed efficienza energetica, offrendo una risposta concreta agli effetti sempre più frequenti delle ondate di calore che interessano le aree urbane.
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