Conoscere in modo più preciso caratteristiche, dotazioni e prestazioni del patrimonio edilizio è un passaggio sempre più importante per definire politiche efficaci di efficienza energetica. In questa direzione si inserisce il lavoro sviluppato da ENEA, che ha messo a punto una metodologia per integrare banche dati nazionali differenti e non sempre interoperabili.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Energy and Buildings e realizzato dai ricercatori ENEA Domenico Palladino e Francesca Pagliaro, ha analizzato circa 12 milioni di edifici residenziali, pari all’85% del patrimonio nazionale, e oltre 31 milioni di unità abitative.
L’obiettivo è stato individuare le configurazioni edilizie più rappresentative nelle sei zone climatiche italiane, ottenendo quelli che vengono definiti “Edifici di Riferimento” (Reference Buildings). Questi modelli possono essere utilizzati per simulazioni energetiche a diverse scale territoriali e per valutare l’impatto della variazione dei principali parametri che caratterizzano gli edifici.
Differenze tra le zone climatiche
L’integrazione dei dati ha permesso di ricostruire le tipologie edilizie più ricorrenti sul territorio nazionale. La configurazione maggiormente diffusa in tutte le zone climatiche è rappresentata dagli edifici di due piani con una sola unità immobiliare.
Emergono però differenze significative tra le diverse aree del Paese. Nelle zone climatiche più calde, dalla A alla C, la seconda configurazione più frequente è costituita dagli edifici a un piano con una sola abitazione. Nelle zone dalla D alla F, caratterizzate da condizioni climatiche più fredde, sono invece più frequenti gli edifici sviluppati su più livelli e con più unità immobiliari, una caratteristica che può essere associata anche alla maggiore densità abitativa.
La diversa composizione dello stock rende quindi difficile applicare un'unica strategia energetica a livello nazionale. Secondo ENEA, gli interventi dovrebbero tenere conto delle specificità territoriali, anche considerando che circa il 65% degli edifici italiani è stato costruito prima dell’introduzione delle prime normative energetiche e presenta quindi caratteristiche che possono determinare consumi elevati.
Cambiano anche gli impianti di riscaldamento
L’analisi ha preso in considerazione anche l’evoluzione dei sistemi di riscaldamento. Gli edifici costruiti prima del 1980 risultano prevalentemente associati a caldaie tradizionali, mentre nelle costruzioni più recenti, soprattutto quelle realizzate dopo il 2005, emerge una maggiore presenza di tecnologie più efficienti.
Tra queste figurano le pompe di calore, la cui diffusione risulta particolarmente significativa nelle zone climatiche A e B. Anche il teleriscaldamento mostra una maggiore presenza negli edifici di costruzione più recente, soprattutto nella zona climatica F.
La combinazione tra caratteristiche dell’edificio e dotazioni impiantistiche rappresenta un elemento fondamentale per stimare la domanda energetica e definire interventi di riqualificazione coerenti con le condizioni locali.
Verso una banca dati più completa
Per costruire il modello, i ricercatori hanno utilizzato principalmente i dati del Censimento della popolazione e delle abitazioni di ISTAT, rielaborandoli per ottenere una descrizione dello stock residenziale. A questi sono stati affiancati i dati del SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, che raccoglie oltre 5 milioni di APE emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024.
Queste informazioni hanno consentito di caratterizzare i sistemi impiantistici ed energetici prevalenti. Il profilo degli edifici è stato inoltre completato attraverso dati sulla qualità termica dell’involucro, come la trasmittanza, ricavati da un rapporto nazionale ENEA sviluppato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico e da riferimenti tecnici e normativi.
Un'ulteriore integrazione con il SIAPE potrebbe permettere di collegare in maniera più sistematica le caratteristiche degli edifici alle loro prestazioni energetiche, fornendo una base informativa utile per orientare gli interventi di riqualificazione.
Un supporto alle politiche energetiche
Il lavoro si inserisce nel più ampio percorso europeo di rafforzamento delle politiche per l’efficienza energetica degli edifici. La Direttiva europea sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD 2024/1275) attribuisce infatti un ruolo crescente alla disponibilità e al monitoraggio dei dati relativi al patrimonio edilizio, anche attraverso l’EU Building Stock Observatory.
In Italia le informazioni sono già disponibili in numerosi archivi, ma provengono da fonti nate con finalità differenti e spesso caratterizzate da livelli di dettaglio e criteri non omogenei.
La metodologia sviluppata da ENEA punta proprio a superare questa frammentazione, mettendo in relazione dati già esistenti per ottenere un quadro più coerente e rappresentativo dello stock residenziale. Gli “Edifici di Riferimento” possono così diventare uno strumento per simulare i consumi, confrontare scenari e supportare strategie di riqualificazione energetica maggiormente calibrate sulle caratteristiche dei diversi territori.
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