I residui derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione del marmo potrebbero presto uscire dalla categoria dei rifiuti per entrare in una nuova logica di valorizzazione. È quanto emerge da un ordine del giorno collegato alla recente manovra economica, approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, che apre la strada a una gestione più coerente con i principi dell’economia circolare.
Cosa prevede il documento?
Il documento propone un cambio di approccio per rocce e terre generate dalle attività estrattive e di lavorazione lapidea, oggi soggette a procedure di smaltimento onerose. L’indirizzo approvato impegna infatti il Governo a includere questi materiali nella disciplina delle terre e rocce da scavo, consentendone la gestione come sottoprodotti e favorendone il riutilizzo.
La misura amplia inoltre il quadro normativo ad altre tipologie di materiali, come quelli provenienti da affioramenti geologici naturali e dai sedimenti estratti dagli alvei fluviali. L’obiettivo è favorire il loro impiego in diversi ambiti produttivi, dall’edilizia all’agricoltura, fino ai settori cosmetico e farmaceutico.
Cosa accadrà dal punto di vista operativo?
Dal punto di vista operativo, il nuovo orientamento potrebbe semplificare le procedure, ridurre i costi per le imprese e migliorare la gestione dei piazzali di cava e degli impianti di lavorazione. Un passaggio strategico che trasformerebbe una criticità storica del comparto lapideo in una leva di competitività e sostenibilità per l’intera filiera.