Fisco

Simulazione CNI: "Il vecchio regime minimi, prolungato nel 2015, è molto più conveniente del nuovo”

Lo confermano le simulazioni e i confronti effettuati dal Centro Studi Cni per gli iscritti ad Inarcassa con reddito fino a 15.000 euro

lunedì 9 marzo 2015 - Redazione Build News

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Attraverso una serie di simulazioni e confronti, il Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha verificato, per gli iscritti ad Inarcassa (ingegneri e architetti) con reddito fino a 15.000 euro (limite massimo previsto dal più recente regime approvato con la Legge di Stabilità 2015), la maggiore convenienza del vecchio regime dei minimi, prorogato fino al 31 dicembre 2015, rispetto al nuovo regime.

La Legge n. 11/2015 (in vigore dal 1 marzo 2015), di conversione del decreto Milleproroghe, ha previsto, tra le varie misure, il ripristino, per tutto il 2015 del vecchio regime dei contribuenti minimi. Pertanto coloro che apriranno la partita Iva nell’anno in corso e con un fatturato fino a 30.000 euro potranno godere di un sistema impositivo con una aliquota al 5% per un periodo di 5 anni e comunque al massimo fino al compimento dei 35 anni di età.  

La Legge di stabilità 2015 aveva previsto un regime agevolato per detentori di partite Iva, applicabile su un fatturato massimo di 15.000 euro, con una aliquota del 10% nei primi tre anni di attività e del 15% per gli anni successivi.

IL VECCHIO REGIME DEI MINIMI RISULTA SEMPRE PIÙ CONVENIENTE DEL NUOVO. Nelle simulazioni condotte dal Centro Studi Cni, si è tenuto conto di molteplici soglie di reddito e livelli di costo (che impattano ovviamente nella determinazione dell’imponibile). In particolare, si sono considerate situazioni in cui un ingegnere libero professionista abbia costi per soli 200 euro, per 1.000 euro, per 2.000 euro, per 3.000 euro, per 4.000 euro e per 5.000 euro. In tutti i casi, anche considerando livelli molto bassi di costi deducibili, il vecchio regime dei minimi, attualmente prorogato fino alla fine del 2015, risulta sempre più conveniente del nuovo regime.

La maggiore convenienza del precedente regime è spiegata da due fattori:

- l’aliquota più bassa (5%) praticata nel vecchio regime rispetto al nuovo;

- la deduzione dei costi che ha generalmente un impatto maggiore nel vecchio regime rispetto al nuovo. In quest’ultimo l’imponibile è calcolato sul 78% del reddito annuo ovvero con un abbattimento dell’imponibile al 22%.

Anche se il nuovo regime fosse esteso a redditi superiori a 15.000 euro (aspetto non previsto dalla normativa che, viceversa, ha abbassato come è noto da 30.000 a 15.000 euro il tetto massimo di reddito a cui si applica il regime agevolato), il vecchio regime dei minimi resterebbe sempre più conveniente, nella maggioranza dei casi, rispetto al nuovo.

Tenendo conto delle attuali difficoltà in cui il settore delle libere professioni si trova, con particolare riguardo per i più giovani che intendono accedere al mercato del lavoro, appare evidente che il nuovo regime ha un impatto agevolativo ed un effetto espansivo del mercato molto più ridotto di quello che può generare il vecchio regime dei minimi, attualmente prorogato solo fino alla fine del 2015.

Con il decreto Milleproroghe ed il ripristino, seppure temporaneo, del vecchio regime dei minimi – afferma Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – il Governo ha riconosciuto di avere commesso un errore di valutazione, che avrebbe fortemente penalizzato una generazione di giovani liberi professionisti oggi ai limiti della possibilità di intraprendere un lavoro e di mantenerlo. L’obiettivo di qualunque provvedimento di politica economica, in questo momento così difficile per il Paese, deve essere di favorire i lavoratori in ogni modo e non di penalizzarli attraverso norme che sono sempre peggiori di quelle precedenti.

Il regime di agevolazione – prosegue Zambrano - varato con la Legge di Stabilità 2015, per i redditi più bassi delle partite Iva è peggiore del precedente regime dei minimi, occorre ammetterlo. I primi segnali di pur debole ripresa dell’economia a cui stiamo assistendo attualmente vanno colti e non soffocati attraverso una politica economica oculata, che dia spazio a tutti i lavoratori, inclusi i liberi professionisti ed in particolare alle professioni tecniche, più che capaci di dare un contributo alla crescita del Paese.

Il CNI – conclude Zambrano - si adopererà a tutti i livelli affinché il nuovo regime di agevolazione possa essere messo definitivamente da parte.

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