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Energia, l'analisi ENEA sul primo semestre 2026: calano i consumi di petrolio, ma il traguardo della decarbonizzazione si allontana

Nel primo semestre dell'anno i consumi petroliferi diminuiscono del 4% e le emissioni di CO₂ del 2%, ma la crescita della domanda elettrica sostiene il ricorso al gas. Dopo la crisi dello Stretto di Hormuz aumentano i prezzi dell'energia e l'indice ENEA ISPRED segnala un peggioramento del percorso verso gli obiettivi climatici al 2030

venerdì 31 luglio 2026 - Redazione Build News

shutterstock_2197510761 Fonte: shutterstock

I consumi di petrolio continuano a diminuire, ma la transizione energetica italiana rallenta. È il quadro che emerge dall'Analisi ENEA del sistema energetico nazionale relativa al primo semestre del 2026, che fotografa un contesto caratterizzato da una domanda di elettricità in forte crescita, prezzi energetici in aumento dopo la crisi dello Stretto di Hormuz e un ulteriore allontanamento dagli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC).

Secondo il rapporto, i consumi petroliferi si sono ridotti di quasi il 4% sia in Italia sia nell'Unione europea, mentre le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 2% nel nostro Paese, un ritmo ritenuto insufficiente per centrare i target climatici al 2030.

Petrolio in calo, ma i trasporti frenano meno rispetto all'Europa

La riduzione dei consumi di petrolio è stata trainata soprattutto dalla contrazione della domanda della petrolchimica, i cui consumi si sono più che dimezzati.

Diverso il comportamento del settore dei trasporti. Dopo l'inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, la flessione dei consumi in Italia è stata pari all'1,5%, contro una media del 5,5% registrata nell'Unione europea.

Secondo Francesco Gracceva, responsabile dell'Analisi ENEA, la domanda nei trasporti ha risentito meno dell'aumento dei prezzi rispetto agli altri Paesi europei, contribuendo a limitare il calo complessivo dei consumi petroliferi.

Emissioni in calo, ma il target del PNIEC si allontana

Nel primo semestre del 2026 i consumi energetici complessivi sono diminuiti del 2% in Italia, una contrazione più marcata rispetto all'1,5% registrato nell'Unione europea.

Le emissioni di CO₂ sono invece diminuite meno rispetto alla media europea (-2% contro -3%), un andamento che, secondo ENEA, rende ancora più impegnativo il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

Per rispettare i traguardi previsti dal PNIEC entro il 2030, l'Italia dovrebbe ora ridurre le emissioni con un ritmo medio di circa il 6% all'anno.

Cresce la domanda di elettricità e aumenta il ricorso al gas

Tra gli elementi più significativi evidenziati dall'Analisi figura la crescita della domanda elettrica, aumentata del 2,5%, il valore più elevato registrato nell'ultimo decennio.

L'incremento dei consumi ha determinato un maggiore utilizzo del gas naturale nella produzione elettrica (+4,4%), mentre la crescita complessiva delle fonti rinnovabili si è limitata a poco più dell'1%.

A incidere è stato soprattutto il forte calo della produzione idroelettrica, compensato solo in parte dall'espansione dell'eolico (+16%) e del fotovoltaico (+19%).

Nel mese di maggio le due fonti hanno comunque raggiunto un nuovo record, arrivando a coprire il 33% della domanda nazionale di energia elettrica. Una dinamica che ha contribuito anche all'aumento delle ore con prezzo dell'energia pari a zero sul mercato elettrico all'ingrosso: 88 ore nei primi sei mesi del 2026 contro le 20 registrate nello stesso periodo dell'anno precedente.

La crisi di Hormuz spinge i prezzi dell'energia

L'analisi dedica ampio spazio anche agli effetti della crisi dello Stretto di Hormuz sui mercati energetici.

Tra marzo e giugno il prezzo del greggio è aumentato del 50%, mentre nell'intero semestre la crescita si è attestata al 27%. L'incremento si è riflesso sui carburanti: tra marzo e maggio il prezzo medio del gasolio è aumentato del 23% in Italia e del 28% nell'Unione europea.

Rialzi anche per il gas naturale (+27% tra marzo e giugno) e per l'energia elettrica, che dopo una fase di riduzione nel primo trimestre ha registrato aumenti superiori al 20% nei principali mercati europei.

Secondo ENEA, l'impatto della crisi è stato inferiore alle attese grazie al ricorso alle scorte e al rallentamento della domanda cinese, ma gli effetti sull'economia europea iniziano a manifestarsi con maggiore evidenza.

Stoccaggi, industria e transizione: le criticità del sistema

La maggiore richiesta di gas per la produzione elettrica ha rallentato anche il riempimento degli stoccaggi in vista dell'inverno.

A fine luglio il livello medio degli stoccaggi europei dovrebbe attestarsi poco sopra il 55%, contro il 70% registrato un anno fa, mentre in Italia è previsto intorno al 75%, cinque punti percentuali in meno rispetto al 2025.

Nel frattempo continua il peggioramento dell'indice ISPRED elaborato da ENEA, che misura l'andamento della transizione energetica italiana. A metà 2026 l'indicatore registra un calo del 25%, penalizzato dall'allontanamento degli obiettivi climatici, dall'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dalla persistente debolezza dell'industria ad alta intensità energetica.

Secondo ENEA, oltre agli effetti sui mercati energetici, la crisi internazionale sta incidendo anche sul sistema produttivo europeo. Nei primi mesi dell'anno la produzione industriale ha continuato a ridursi, soprattutto in Germania, mentre in Italia il costo delle importazioni nette di petrolio, gas ed energia elettrica tra marzo e aprile è aumentato di oltre 3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025.

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