Il recente Decreto-Legge del 27 marzo 2026, n. 38, introduce modifiche sostanziali alla misura Transizione 5.0, generando forte preoccupazione tra gli operatori del settore. L’intervento normativo, entrato in vigore il 28 marzo, agisce infatti anche sugli investimenti già effettuati, riducendo il credito d’imposta al 35% rispetto a quanto inizialmente previsto.
Una revisione retroattiva che, secondo AiCARR, altera profondamente le condizioni economiche su cui molte imprese avevano basato le proprie decisioni. A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: l’esclusione dal ricalcolo degli investimenti legati alle fonti rinnovabili e all’efficientamento energetico.
Incentivi ridotti e plafond limitato
Le nuove disposizioni prevedono un ridimensionamento significativo delle risorse disponibili. Per il 2026, il plafond complessivo del credito d’imposta è fissato a 537 milioni di euro, con una fruizione limitata al 35% dell’importo richiesto dalle imprese.
Questa riduzione incide direttamente sulla sostenibilità economica dei progetti già avviati e rischia di rallentare nuove iniziative, soprattutto in un contesto in cui la misura Transizione 5.0 aveva già mostrato criticità operative e una certa instabilità normativa.
Una normativa instabile che mina la fiducia
Negli ultimi mesi, Transizione 5.0 è stata oggetto di numerosi interventi correttivi. Dopo una fase iniziale complessa, lo strumento è diventato pienamente operativo solo nel 2025. Tuttavia, la continua evoluzione delle regole ha generato un clima di incertezza che ora rischia di aggravarsi ulteriormente.
Secondo AiCARR, questa instabilità normativa compromette il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni, rendendo difficile pianificare investimenti industriali, soprattutto nei settori strategici legati alla transizione energetica.
Impatti su tutta la filiera dell’efficienza energetica
Le conseguenze del decreto non si limitano alle singole aziende, ma coinvolgono l’intera filiera. Professionisti come gli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) vedono oggi messa in discussione l’affidabilità dei piani economico-finanziari certificati sulla base di regole successivamente modificate.
Allo stesso tempo, si profila una crisi per ESCo, progettisti e produttori di impianti. Il comparto delle fonti rinnovabili, in particolare, risulta tra i più penalizzati, con il rischio concreto di un rallentamento degli investimenti e della continuità dei progetti.
Il ruolo strategico dell’impiantistica
AiCARR sottolinea il ruolo centrale degli impianti HVAC&R nei processi di decarbonizzazione, efficientamento energetico e digitalizzazione del patrimonio edilizio e produttivo. Si tratta di un settore chiave per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, grazie all’integrazione tra tecnologie avanzate, sistemi di controllo e competenze specialistiche.
In questo contesto, l’associazione evidenzia la necessità di politiche di incentivazione stabili e coerenti, in grado di valorizzare il contributo tecnico degli interventi impiantistici senza introdurre discontinuità che ne compromettano l’efficacia.
L’appello di AiCARR alle istituzioni
I rappresentanti di AiCARR ribadiscono l’urgenza di garantire stabilità normativa e adeguate tutele per gli investimenti già realizzati. L’obiettivo è salvaguardare la fiducia del sistema produttivo e assicurare continuità agli investimenti industriali.
L’associazione è pronta a portare il proprio contributo tecnico-scientifico nelle sedi istituzionali, affinché il percorso di conversione del decreto in legge possa introdurre correttivi utili a ristabilire coerenza e sostenibilità a una misura considerata strategica per la competitività del Paese.
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