Le ondate di calore sempre più frequenti stanno cambiando anche il modo di lavorare nei cantieri. Temperature superiori ai 35 gradi, esposizione diretta al sole e attività fisicamente impegnative aumentano il rischio di stress termico, disidratazione e colpi di calore, rendendo necessario adottare misure di prevenzione sempre più rigorose.
Per questo motivo numerose Regioni hanno anticipato l'emanazione delle ordinanze anti-caldo, introducendo limitazioni alle attività all'aperto nelle ore più critiche della giornata quando gli indici di rischio raggiungono livelli elevati.
Stop ai lavori nelle ore più calde
Le ordinanze regionali prevedono generalmente il divieto di svolgere attività lavorative all'aperto tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni in cui la piattaforma Worklimate, sviluppata da Inail e Cnr, segnala un rischio "alto" per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. Il provvedimento riguarda in particolare i cantieri edili, il settore agricolo e, in alcune Regioni, anche la logistica all'aperto, le cave e i rider.
L'obiettivo è ridurre il rischio di malori e incidenti dovuti alle elevate temperature, senza bloccare completamente le attività produttive, che possono essere riorganizzate anticipando l'inizio dei lavori nelle prime ore del mattino o proseguendoli nel tardo pomeriggio. Alcune amministrazioni hanno infatti previsto deroghe agli orari per consentire questa rimodulazione.
Gli obblighi delle imprese
La tutela dei lavoratori non si limita al rispetto delle ordinanze. La normativa sulla sicurezza impone ai datori di lavoro di valutare il rischio da calore e di adottare tutte le misure necessarie per prevenirlo.
Tra gli interventi più efficaci rientrano la riorganizzazione degli orari di lavoro, la predisposizione di aree ombreggiate per le pause, la disponibilità costante di acqua potabile, la rotazione del personale nelle attività più pesanti e l'informazione dei lavoratori sui sintomi dello stress termico.
Negli ultimi mesi anche la giurisprudenza ha ribadito che il colpo di calore rappresenta un rischio prevedibile nelle attività svolte all'aperto e che la mancata adozione di adeguate misure di prevenzione può comportare responsabilità per il datore di lavoro.
Quando è possibile ricorrere alla cassa integrazione
Se le temperature rendono impossibile lavorare in sicurezza, le imprese possono ricorrere agli strumenti di integrazione salariale previsti per gli eventi meteorologici eccezionali.
L'Inps riconosce infatti la possibilità di richiedere la cassa integrazione anche quando il caldo eccessivo, o la temperatura percepita, supera determinate soglie oppure quando un'ordinanza della pubblica autorità impone la sospensione delle attività. Si tratta di uno strumento che consente alle aziende di tutelare contemporaneamente la salute dei lavoratori e la continuità economica dell'impresa.
Prevenzione e organizzazione sono le parole d'ordine
Il cambiamento climatico rende ormai le ondate di calore un fenomeno strutturale e non più eccezionale. Per il settore delle costruzioni questo significa ripensare l'organizzazione dei cantieri, programmando le lavorazioni più pesanti nelle ore meno calde e investendo sempre di più nella prevenzione.
La sicurezza non può infatti dipendere solo dalle condizioni meteo del momento, ma richiede una pianificazione preventiva che tenga conto dell'evoluzione del clima e delle nuove disposizioni normative. L'obiettivo è garantire la continuità delle attività senza compromettere la salute di chi ogni giorno lavora all'aperto.
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