Il mercato delle costruzioni si prepara a voltare pagina. Dopo anni di crescita sostenuta dagli incentivi fiscali, dagli investimenti del PNRR e dalla forte ripresa del mercato immobiliare nel periodo post-pandemia, il settore si avvicina a un'inversione di fase che potrebbe manifestarsi già dal 2027.
È questa la principale evidenza contenuta nel 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale del CRESME, che analizza l'evoluzione del comparto nel quadriennio 2026-2029. Se il 2026 si conferma ancora un anno di crescita, i primi segnali di rallentamento sono già visibili e aprono interrogativi sull'intensità della correzione che seguirà alla stagione dei superbonus.
Quanto peserà la fine dei "booster" sul settore?
Secondo il CRESME, il vero tema non è più stabilire se il mercato rallenterà, ma comprendere quanto sarà profonda la contrazione e con quali tempi si manifesterà.
Negli scenari elaborati nei mesi scorsi, il Centro studi aveva ipotizzato un ridimensionamento graduale degli investimenti: -0,2% nel 2027, -1% nel 2028 e -3,1% nel 2029, dopo i livelli eccezionali raggiunti negli ultimi anni.
Oggi, però, lo scenario appare più complesso. L'aumento dei costi energetici, la ripresa dell'inflazione, il rialzo dei prezzi delle materie prime e le tensioni geopolitiche internazionali introducono nuovi elementi di incertezza che potrebbero modificare le prospettive del comparto.
PNRR e opere pubbliche restano il principale fattore di tenuta
Uno dei nodi centrali del Rapporto riguarda la capacità degli investimenti pubblici di compensare il ridimensionamento dell'edilizia incentivata.
Le previsioni ufficiali continuano a indicare livelli elevati di spesa anche dopo il 2026, ma il CRESME invita a interrogarsi sulla reale disponibilità delle risorse e sulla capacità di trasformare gli stanziamenti in cantieri.
Sul tavolo restano le risorse residue del PNRR, i fondi della politica di coesione europea ancora da utilizzare e il programma delle infrastrutture strategiche nazionali. Tuttavia, la necessità del cofinanziamento nazionale e l'incremento dei costi delle opere rischiano di ridurre la capacità effettiva di investimento.
Anche il piano delle opere strategiche evidenzia alcune criticità: solo una quota limitata degli interventi risulta completata, mentre una parte significativa è ancora in fase di progettazione, con coperture finanziarie che potrebbero non essere più sufficienti alla luce dell'aumento dei prezzi.
Mercato immobiliare: prezzi, compravendite e domanda abitativa sotto osservazione
Tra i temi affrontati dal Rapporto vi è anche l'evoluzione del comparto immobiliare.
Il CRESME si interroga sulla tenuta delle compravendite, sull'andamento dei prezzi delle abitazioni e sull'impatto che il nuovo aumento dei costi di costruzione potrebbe avere sulla domanda.
Resta inoltre aperta la questione dell'offerta abitativa: il fabbisogno di nuove abitazioni continua a crescere, ma rimangono da definire quantità, tempi e localizzazione degli interventi necessari a rispondere alle esigenze del mercato.
Innovazione e trasformazione strutturale della filiera
Accanto agli aspetti congiunturali, il Rapporto evidenzia come il settore stia vivendo una trasformazione profonda.
Digitalizzazione, intelligenza artificiale, edilizia off-site, nuovi materiali, impiantistica evoluta e infrastrutture intelligenti stanno modificando l'organizzazione delle imprese e i processi produttivi.
Parallelamente, crescono gli squilibri territoriali, con mercati sempre più differenziati e una competitività che tende a concentrarsi nelle aree economicamente più dinamiche del Paese.
Un osservatorio strategico per leggere il mercato delle costruzioni
Con la sua quarantesima edizione, il Rapporto Congiunturale e Previsionale del CRESME offre una lettura complessiva delle dinamiche che accompagneranno il settore fino al 2029.
Il documento analizza gli effetti della conclusione della stagione degli incentivi, le prospettive degli investimenti pubblici, l'evoluzione del mercato immobiliare e le trasformazioni tecnologiche in atto, delineando gli scenari con cui imprese, professionisti e operatori della filiera dovranno confrontarsi nei prossimi anni.
Il messaggio che emerge è chiaro: il 2026 rappresenta probabilmente l'ultimo anno di un ciclo straordinario, mentre dal 2027 il comparto dovrà misurarsi con un mercato più selettivo, caratterizzato da minori spinte straordinarie e da un contesto economico internazionale sempre più incerto.
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