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Credito alle imprese, stretta delle banche nonostante utili record

Profitti a 27,7 miliardi nel 2025, ma per costruzioni e PMI resta il credit crunch: l’allarme di Federcepicostruzioni

mercoledì 18 febbraio 2026 - Redazione Build News

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Utili ai massimi storici per i principali gruppi bancari italiani, ma accesso al credito ancora debole e selettivo per famiglie e imprese. È questo il paradosso denunciato da Federcepicostruzioni, che punta il dito contro una fase di forte redditività del sistema bancario non accompagnata da un adeguato sostegno all’economia reale.

Nel 2025 i primi sei istituti di credito italiani hanno registrato profitti cumulati per circa 27,7 miliardi di euro, in crescita di oltre il 16% rispetto ai 23,8 miliardi del 2024. Una performance trainata soprattutto dall’aumento dei margini di interesse e delle commissioni, favorita dal contesto dei tassi degli ultimi anni.

Eppure, secondo l’associazione, il credito alle imprese – in particolare nel settore delle costruzioni – continua a contrarsi.

Prestiti in calo: le PMI pagano il prezzo più alto

I dati contenuti nella Relazione annuale della Banca d'Italia indicano che nel 2024 i prestiti alle imprese sono diminuiti del 2,6% su base annua.

La flessione è stata ancora più marcata per le piccole imprese, con un calo di circa -6,8%, mentre per le grandi aziende le condizioni di accesso sono risultate meno rigide.

Negli ultimi due anni lo stock complessivo dei finanziamenti a imprese e famiglie ha registrato solo incrementi marginali, restando comunque inferiore di decine di miliardi rispetto ai livelli del 2022. Le analisi di mercato segnalano inoltre:

  • criteri di rating più stringenti;
  • richieste di garanzie più elevate;
  • maggiore selettività nei confronti delle imprese dell’edilizia.

Il risultato è un credit crunch che, secondo Federcepicostruzioni, rischia di rallentare investimenti, occupazione e crescita.

Costruzioni: settore strategico ma penalizzato

Il comparto delle costruzioni è tra i più esposti al razionamento del credito, nonostante il suo ruolo chiave per:

  • la creazione di occupazione;
  • la rigenerazione urbana;
  • la messa in sicurezza del territorio;
  • la transizione ecologica e l’efficientamento energetico.

Molte imprese, pur economicamente sane, si trovano oggi in difficoltà nel programmare nuovi cantieri, completare interventi legati ai bonus edilizi o investire in innovazione. Una situazione che si riflette direttamente su famiglie e comunità locali.

«Ci troviamo di fronte a una distorsione eticamente inaccettabile: le banche macinano miliardi di utili ma scaricano sull’economia reale il costo della loro prudenza» – afferma il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi.

Secondo Lombardi, il sistema bancario rischia di alimentare una spirale di sfiducia e rinvio degli investimenti, “estrarre più valore di quanto ne crei” e comprimere la capacità produttiva dei territori.

Le proposte: vincolare il 20% degli utili al credito produttivo

Per riequilibrare il rapporto tra finanza ed economia reale, Federcepicostruzioni avanza una proposta concreta: destinare almeno il 20% degli utili netti annui delle banche a linee di finanziamento dedicate e agevolate per le imprese impegnate in:

  • edilizia sostenibile;
  • rigenerazione urbana;
  • efficientamento energetico;
  • messa in sicurezza del territorio.

L’associazione chiede inoltre a Governo e Autorità di vigilanza di:

  • premiare gli intermediari che sostengono l’economia reale;
  • penalizzare, anche sul piano regolamentare e fiscale, chi riduce il volume di credito nonostante utili record;
  • introdurre condizioni più elastiche e favorevoli per famiglie e PMI.

Crediti edilizi e Superbonus: la proposta alternativa

Per quanto riguarda i crediti edilizi maturati con strumenti come il Superbonus 110%, Federcepicostruzioni propone un intervento pubblico più incisivo.

In particolare, l’associazione suggerisce che enti statali e società controllate possano rilevare i crediti d’imposta dalle imprese a condizioni meno onerose rispetto a quelle attualmente praticate da banche e intermediari finanziari, così da liberare liquidità e sostenere la continuità aziendale.

Il nodo centrale: riportare il credito all’economia reale

Il tema del credito alle imprese si conferma centrale per la tenuta del sistema produttivo italiano. In un contesto di utili bancari record, la riduzione dei finanziamenti alle PMI e al settore delle costruzioni rischia di trasformarsi in un freno strutturale alla crescita.

Secondo Federcepicostruzioni, la vera sfida non è soltanto garantire la stabilità del sistema bancario, ma assicurare che la redditività si traduca in sostegno concreto agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione.

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