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DDL Architettura: il CNI chiede un approccio multidisciplinare per la qualità del progetto

In Senato il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ribadisce il valore della collaborazione tra architetti, ingegneri e tecnici

giovedì 29 gennaio 2026 - Redazione Build News

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Nel corso dell’audizione tenutasi presso la 7ª Commissione del Senato (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica) sui Disegni di Legge AS 1112 e AS 1711, dedicati alla promozione e valorizzazione dell’architettura, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha espresso una posizione chiara: la qualità del progetto nasce da un approccio realmente multidisciplinare, fondato sulla collaborazione tra architetti, ingegneri e tutte le professioni tecniche coinvolte nel processo edilizio e urbano.

A rappresentare il CNI sono stati il Presidente Angelo Domenico Perrini e il Consigliere con delega a comunicazione, ambiente e territorio Alberto Romagnoli, a seguito di un lavoro congiunto con la Vicepresidente Vicario Carla Cappiello.

Apprezzamento per le finalità, ma attenzione ai contenuti

“Come Consiglio Nazionale – ha dichiarato Perrini – esprimiamo apprezzamento per le finalità generali dei provvedimenti, orientati a promuovere la qualità dell’architettura, la rigenerazione urbana e la qualità della vita nelle città”. Un obiettivo condiviso dal CNI, che tuttavia ha voluto richiamare l’attenzione su alcuni aspetti ritenuti fondamentali per garantire l’efficacia delle norme.

La qualità non è solo forma

Secondo il CNI, la qualità del progetto non può essere ricondotta esclusivamente alla dimensione formale o estetica. Come illustrato da Alberto Romagnoli, essa è il risultato di un’integrazione equilibrata tra qualità architettonica, sicurezza strutturale, efficienza energetica, sostenibilità ambientale, durabilità delle opere e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Da qui la richiesta di superare una visione settoriale e di valorizzare il contributo di tutte le competenze tecniche.

In questo senso, il CNI ha espresso perplessità rispetto a un’impostazione normativa che sembra attribuire una centralità prevalente alla figura dell’architetto anche per interventi ad alto contenuto tecnico e ingegneristico. Una scelta che, secondo il Consiglio, rischia di semplificare eccessivamente la complessità del processo progettuale. Da qui la proposta di rafforzare il riferimento all’integrazione tra architettura e ingegneria e di sostituire la definizione di “Architetto della Città” con “Progettista della Città”.

Governance e coordinamento istituzionale

Altro nodo cruciale riguarda la governance del Piano per l’architettura. L’articolo 4 del DDL AS 1711 attribuisce la regia esclusiva al Ministero della Cultura, senza un raccordo strutturale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una scelta che, secondo il CNI, potrebbe generare sovrapposizioni di competenze e incertezze applicative. Per questo è stata proposta una regia affidata al MIT, in concerto con il Ministero della Cultura, in coerenza con il Codice dei Contratti Pubblici.

Parametri tecnici, concorsi e valorizzazione delle competenze

In riferimento ai parametri ambientali e prestazionali previsti dall’articolo 10 del DDL AS 1711, il CNI ha sottolineato la necessità di basarsi su grandezze fisiche misurabili, disciplinate da norme UNI e ISO, prevedendo il coinvolgimento di ingegneri esperti in fisica tecnica e ambientale e protocolli di misurazione scientificamente validati.

Sul tema dei concorsi di progettazione, pur riconoscendone il valore per opere di alto profilo, il CNI ha evidenziato i rischi di un utilizzo obbligatorio e generalizzato, soprattutto per le opere infrastrutturali, chiedendo il rispetto del principio di proporzionalità.

Infine, il Consiglio ha proposto di non escludere la valutazione dell’esperienza professionale e dei curricula, e di sostituire la dicitura “Giovani Architetti” con “Giovani Progettisti”, evitando discriminazioni tra professioni tecniche abilitate.

Accessibilità come principio fondante

Tra le integrazioni suggerite, anche un esplicito riferimento all’accessibilità universale come principio fondamentale della qualità architettonica e urbana. Un tema che richiede competenze tecniche specialistiche e valutazioni prestazionali oggettive, ben oltre la sola eliminazione delle barriere architettoniche.

Una visione condivisa per rafforzare la legge

“In conclusione – ha affermato Carla Cappiello – il CNI non intende contrastare le finalità dei Disegni di Legge, ma rafforzarne l’efficacia. I progetti di qualità nascono dalla mescolanza delle competenze, non dalla loro separazione”.

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