Attualità

Economia circolare: l’Italia guida l’Europa ma resta fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime

Presentato a Roma l’VIII Rapporto sull’Economia Circolare: cresce la vulnerabilità legata a materie critiche, tensioni geopolitiche e rallentamento degli investimenti

venerdì 15 maggio 2026 - Redazione Build News

shutterstock_2468780327 fonte Shutterstock

L’Italia si conferma leader europeo nell’economia circolare, ma continua a essere una delle grandi economie UE più dipendenti dalle importazioni di materie prime. È quanto emerge dall’VIII Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato a Roma durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare promossa dal Circular Economy Network insieme alla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con la collaborazione di ENEA.

Secondo il Rapporto, il 46,6% delle materie prime trasformate in Italia proviene dall’estero, un dato nettamente superiore alla media europea del 22,4%. La dipendenza italiana supera anche quella di Paesi come Spagna, Germania e Francia, evidenziando una vulnerabilità crescente in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi e restrizioni commerciali sulle materie prime critiche.

Importazioni sempre più costose: nel 2025 spesa vicina ai 600 miliardi

Il costo economico di questa dipendenza è in forte crescita. Nel 2025 la spesa italiana per l’importazione di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, registrando un aumento del 23,3% rispetto al 2021 nonostante il calo dei volumi complessivi importati.

Particolarmente significativo l’aumento del costo dei metalli strategici come nichel, rame e acciaio, cresciuto del 18% e ormai pari al 40% del valore totale delle importazioni nazionali.

Il Rapporto sottolinea come le crisi internazionali, dalla situazione nello Stretto di Hormuz alle restrizioni commerciali sulle materie prime critiche, stiano accelerando la necessità di una transizione verso modelli economici più circolari e resilienti.

L’Europa accelera sulla circolarità con il futuro Circular Economy Act

Anche l’Europa si trova di fronte a una sfida decisiva. Nonostante i progressi compiuti sul fronte del riciclo e della riduzione dei rifiuti, il tasso medio europeo di utilizzo circolare dei materiali resta fermo intorno al 12%, troppo basso per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030.

Per questo motivo l’Unione Europea sta lavorando al nuovo Circular Economy Act, previsto entro la fine del 2026, con l’obiettivo di rafforzare il mercato delle materie prime seconde e accelerare la transizione verso un’economia più sostenibile e meno dipendente dalle importazioni.

Secondo il Circular Economy Network, sarà necessario puntare su prodotti più durevoli e riparabili, sul rafforzamento del riciclo delle materie critiche, sugli incentivi fiscali per riuso e riparazione e su una maggiore integrazione tra industria e filiere del recupero.

Restrizioni globali e materie critiche: cresce il rischio geopolitico

Uno dei temi centrali del Rapporto riguarda l’aumento delle restrizioni commerciali sulle materie prime critiche. Il recente studio OCSE Inventory of Export Restrictions on Critical Raw Materials 2026 evidenzia infatti un aumento di cinque volte delle limitazioni all’export di materiali strategici tra il 2009 e il 2024.

Litio, cobalto, nichel, grafite, terre rare e manganese sono oggi al centro di dinamiche geopolitiche sempre più complesse, con effetti diretti sulla sicurezza degli approvvigionamenti industriali europei.

La crisi dello Stretto di Hormuz ha ulteriormente evidenziato la fragilità dei sistemi produttivi fortemente dipendenti dall’estero, spingendo istituzioni e imprese a considerare la circolarità non solo una scelta ambientale, ma anche una necessità economica e strategica.

Fosforo, magnesio e acqua: le nuove sfide della sicurezza delle risorse

Una sezione del Rapporto curata da ENEA approfondisce il legame tra economia circolare e sicurezza delle materie prime critiche.

Tra i casi più rilevanti emerge quello del fosforo, elemento essenziale per fertilizzanti e mangimi, per cui l’Europa dipende dalle importazioni per oltre l’80%. Il documento evidenzia il potenziale ancora poco sfruttato del recupero del fosforo dai fanghi di depurazione.

Ancora più critica la situazione del magnesio: la Cina controlla infatti quasi il 90% della produzione mondiale, mentre la dipendenza europea è totale per il magnesio primario.

Il Rapporto analizza inoltre le opportunità offerte dalla desalinizzazione circolare, che consentirebbe di recuperare elementi di valore come magnesio, potassio e calcio dalla salamoia prodotta dagli impianti.

Sul fronte idrico, la crescente scarsità d’acqua in Europa richiederà importanti investimenti infrastrutturali anche in Italia, dove l’adeguamento dei grandi impianti di depurazione potrebbe richiedere fino a 2 miliardi di euro.

Italia eccellenza europea nel riciclo e nella produttività delle risorse

Nonostante le criticità, il Rapporto conferma il primato italiano nelle performance di economia circolare.

Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia ha raggiunto il 21,6%, il valore più alto in Europa, contro una media UE del 12,2%. Ciò significa che oltre un quinto dei materiali consumati nel Paese deriva da recupero e riciclo anziché da nuove estrazioni o importazioni.

L’Italia guida anche il riciclo complessivo dei rifiuti, con l’85,6% dei materiali recuperati, oltre il doppio della media europea.

Positivi anche i dati sulla produttività delle risorse: nel 2024 il sistema economico italiano ha generato 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di materia consumata, confermandosi il migliore risultato tra le grandi economie europee.

Anche il riciclo degli imballaggi vede l’Italia al primo posto in Europa con un tasso del 76,7%.

Investimenti in calo e rischio rallentamento della transizione

Accanto ai risultati positivi emerge però una forte criticità: gli investimenti privati nell’economia circolare stanno diminuendo proprio nel momento in cui sarebbe necessario accelerare.

Tra il 2019 e il 2023 gli investimenti nelle attività legate a riciclo, riparazione, riuso e noleggio sono scesi da 13,1 a 10,2 miliardi di euro, passando dallo 0,7% allo 0,5% del PIL.

Anche sul fronte del PNRR la spesa per i progetti dedicati alla gestione dei rifiuti e alle filiere del riciclo resta ancora limitata, alimentando il rischio di ritardi rispetto agli obiettivi previsti entro il 2026.

Secondo il Rapporto, per rendere realmente competitiva l’economia circolare italiana sarà necessario integrare stabilmente la circolarità nelle politiche industriali nazionali, favorendo investimenti, innovazione tecnologica e strumenti normativi adeguati.

Idrogeno verde, una soluzione per l'energia del futuro. Ma oggi è ancora troppo caro

L'obiettivo crescita sostenibile è raggiungibile attraverso l'utilizzo dell'idrogeno verde. Ma al momento... Leggi


Bonus elettrodomestici green, spunta il nuovo contributo per rendere la casa più efficiente

Il governo ha allo studio l'introduzione di un nuovo bonus elettrodomestici, che... Leggi

Potrebbe interessarti

Iscriviti alla newsletter di Build News

Rimani aggiornato sulle ultime novità in campo di efficienza energetica e sostenibilità edile

Iscriviti

I più letti sull'argomento


Dello stesso autore