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Riforma delle professioni, Confprofessioni al Senato: «Una riforma frammentata rischia di indebolire il sistema»

In audizione sul ddl di riforma degli ordinamenti professionali, il vicepresidente Andrea Dili chiede un intervento organico: equo compenso, confini chiari tra ordini e rappresentanza e stop alla frammentazione delle STP

mercoledì 11 febbraio 2026 - Redazione Build News

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Una riforma organica delle professioni, capace di definire principi comuni e confini chiari, evitando frammentazioni normative e conflitti tra categorie. È questa la posizione espressa da Confprofessioni nel corso dell’audizione sul disegno di legge di riforma degli ordinamenti professionali presso la Commissione Giustizia del Senato.

A intervenire è stato il vicepresidente Andrea Dili, che ha accolto con favore l’obiettivo di modernizzare il quadro normativo, ma ha messo in guardia dai rischi legati alla scelta di procedere attraverso quattro diverse leggi delega.

Riforma professioni: bene l’aggiornamento, ma serve un impianto unitario

«Accogliamo con favore la volontà del Governo di aggiornare gli ordinamenti professionali rendendoli più coerenti con le trasformazioni del mercato del lavoro», ha dichiarato Dili. «Tuttavia, procedere con quattro leggi delega separate rischia di produrre un sistema incoerente e competitivo al ribasso tra le professioni».

Secondo Confprofessioni, sarebbe stato preferibile un intervento di sistema, capace di fissare principi generali comuni per poi disciplinare le specificità di ciascun ordinamento.

Il rischio, ha spiegato il vicepresidente, è quello di alimentare una “corsa all’accaparramento di riserve” tra categorie professionali, con sovrapposizioni di competenze e conflitti che potrebbero indebolire l’intero comparto.

Calo degli iscritti e compensi bassi: i nodi strutturali

Nel corso dell’audizione è stato richiamato anche il quadro di difficoltà che attraversano le professioni ordinistiche.

Secondo i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni:

  • tra il 2017 e il 2024 gli iscritti agli Ordini oggetto di riforma sono diminuiti del 3,5%
  • il calo corrisponde a 27.500 professionisti in meno

Un dato che evidenzia una perdita di attrattività, soprattutto per i giovani.

«Senza affrontare seriamente il tema dell’equo compenso e degli oneri che gravano sugli studi professionali, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace», ha sottolineato Dili.

Il tema dell’equo compenso, insieme alla sostenibilità economica degli studi, viene quindi indicato come condizione essenziale per garantire competitività e ricambio generazionale.

Società tra professionisti: no alla frammentazione delle STP

Un ulteriore elemento critico riguarda la regolamentazione delle Società tra Professionisti (STP).

Confprofessioni ha espresso perplessità rispetto all’ipotesi di modelli separati per ciascuna categoria professionale, sulla scia di esperienze settoriali come le STA degli avvocati.

«Il valore delle aggregazioni sta nella capacità di integrare competenze diverse per offrire servizi personalizzati e multidisciplinari, come richiede il mercato», ha affermato Dili.

Secondo la Confederazione, parcellizzare la disciplina delle STP significherebbe:

  • ridurre la competitività delle libere professioni
  • ostacolare la crescita dimensionale degli studi
  • limitare l’offerta di servizi integrati a imprese e cittadini

Distinzione tra ordini e rappresentanza sindacale

Tra i punti centrali dell’intervento anche la necessità di chiarire il ruolo degli ordini professionali.

Confprofessioni richiama quanto già stabilito per le professioni sanitarie con la legge 3/2018, che ha precisato come gli ordini non svolgano funzioni di rappresentanza sindacale.

«È una puntualizzazione essenziale da inserire in tutte le riforme in discussione», ha concluso Dili, «per evitare sovrapposizioni tra le funzioni pubbliche di vigilanza, proprie degli ordini, e la rappresentanza degli interessi economici e sociali della categoria, che spetta invece alle associazioni professionali».

Le prospettive della riforma

La posizione di Confprofessioni punta dunque a una riforma delle professioni che sia:

  • organica e sistemica
  • fondata su principi comuni
  • attenta all’equo compenso
  • favorevole alle aggregazioni multidisciplinari
  • chiara nella distinzione dei ruoli istituzionali

Il dibattito parlamentare sulla riforma degli ordinamenti professionali entra ora nel vivo, con l’obiettivo di modernizzare il settore senza comprometterne l’equilibrio e la competitività.

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