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Rinnovabili in frenata: il 2025 segna un calo delle installazioni in Italia

Il Renewable Energy Report 2026 evidenzia un rallentamento dopo anni di crescita, mettendo a rischio gli obiettivi al 2030 e rilanciando il tema di regole e investimenti

giovedì 30 aprile 2026 - Redazione Build News

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Dopo un triennio di sviluppo sostenuto, il settore delle energie rinnovabili in Italia registra una battuta d’arresto. Secondo il Renewable Energy Report 2026, nel 2025 la nuova capacità installata si è fermata a 7,2 GW, segnando un calo del 6% rispetto all’anno precedente. Un dato che interrompe la crescita degli ultimi anni e riporta al centro del dibattito la necessità di politiche più efficaci per sostenere la transizione energetica.

Fotovoltaico resiliente, eolico ancora indietro

A sostenere il settore è stato soprattutto il fotovoltaico, con 5,6 GW di nuove installazioni e un ruolo crescente dei grandi impianti, che rappresentano ormai circa la metà della potenza complessiva. Più debole invece il contributo dell’eolico, che resta limitato e concentrato in alcune regioni del Sud. Una dinamica che evidenzia uno squilibrio tra tecnologie, proprio mentre sarebbe necessario diversificare la produzione per garantire maggiore stabilità al sistema energetico.

Obiettivi 2030 sempre più lontani

Il rallentamento rischia di compromettere il raggiungimento dei target fissati dal PNIEC, che prevedono 131 GW di capacità installata entro il 2030. Con l’attuale ritmo di crescita, il divario appare difficile da colmare, soprattutto considerando l’aumento della domanda energetica e le nuove tensioni internazionali che incidono sui mercati.

Europa in difficoltà nel post Green Deal

La frenata non riguarda solo l’Italia. Anche altri Paesi europei stanno registrando un rallentamento delle installazioni, segno di un contesto più complesso rispetto agli anni immediatamente successivi al Green Deal. La combinazione di incertezze normative, riduzione degli incentivi e difficoltà autorizzative ha contribuito a rallentare gli investimenti, rendendo più difficile il percorso verso la decarbonizzazione.

Le cause del rallentamento

Tra i principali fattori che hanno inciso sul calo delle installazioni figurano la riduzione delle detrazioni fiscali per gli impianti di piccola taglia e la fine di alcuni meccanismi di sostegno. Per i grandi impianti, invece, hanno pesato l’incertezza sugli incentivi e i ritardi nelle procedure autorizzative. A ciò si aggiunge un quadro regolatorio in continua evoluzione, che rende più complessa la pianificazione degli investimenti.

Una nuova crisi energetica come occasione mancata

Il 2026 si apre con una nuova crisi energetica internazionale, che avrebbe potuto rappresentare un’opportunità per accelerare sulle rinnovabili. Tuttavia, come sottolinea Davide Chiaroni, questa occasione non è stata colta. Senza un rilancio deciso, le fonti rinnovabili rischiano di non diventare il perno del sistema energetico, lasciando il Paese esposto alla volatilità dei mercati fossili.

Le priorità: regole stabili e iter più rapidi

Per invertire la rotta, secondo Vittorio Chiesa, è necessario intervenire su alcuni nodi strutturali. Tra questi, la definizione di un quadro normativo stabile, il rafforzamento degli strumenti di incentivazione e soprattutto la semplificazione delle procedure autorizzative. Solo così sarà possibile attrarre nuovi investimenti e accelerare lo sviluppo degli impianti.

I segnali positivi dal mercato

Nonostante il rallentamento, emergono segnali incoraggianti. Crescono i Power Purchase Agreement, strumenti sempre più utilizzati per sostenere nuovi progetti e valorizzare gli impianti esistenti. Allo stesso tempo, si registra un forte sviluppo dei sistemi di accumulo, fondamentali per migliorare l’integrazione delle rinnovabili nella rete elettrica. Anche l’agrivoltaico mostra un crescente interesse, grazie al coinvolgimento del settore agricolo.

Verso un sistema energetico più resiliente

Il quadro delineato dal report evidenzia un settore in bilico tra criticità e opportunità. La sfida è trasformare i segnali positivi in un percorso strutturato di crescita, capace di garantire sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività economica. Senza interventi tempestivi, il rischio è quello di rallentare ulteriormente la transizione e perdere terreno rispetto agli obiettivi europei.

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