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Energia in Italia: consumi ed emissioni fermi nel 2025, transizione ancora in ritardo

L’analisi ENEA evidenzia un sistema energetico immobile, con rinnovabili sotto gli obiettivi e prezzi ancora elevati

giovedì 9 aprile 2026 - Redazione Build News

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Nel 2025 il sistema energetico italiano resta sostanzialmente immobile: consumi ed emissioni si mantengono sui livelli dell’anno precedente, in linea con il quadro europeo. È quanto emerge dall’ultima analisi ENEA, che fotografa una situazione di stallo mentre la transizione energetica continua a procedere a rilento.

Anche i primi dati del 2026 confermano questo andamento: nel primo trimestre si registra un leggero calo dell’1% sia per i consumi energetici sia per le emissioni di CO₂, un segnale ancora troppo debole per invertire la rotta.

Obiettivi lontani: rinnovabili in crescita ma sotto target

Le fonti rinnovabili crescono nel 2025, ma solo dell’1%, rimanendo ben al di sotto degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). La loro quota sui consumi finali supera di poco il 20%, contro un target del 25%.

A trainare la crescita è soprattutto il fotovoltaico, in aumento del 25%, che arriva a coprire oltre un sesto della produzione elettrica nazionale. Nonostante ciò, il divario con gli obiettivi resta significativo e segnala un ritardo strutturale.

Consumi: gas in aumento, carbone in calo

Dal punto di vista delle fonti energetiche, il 2025 registra dinamiche contrastanti:

  • aumentano i consumi di gas (+2%), complice il clima più rigido e la maggiore domanda delle centrali elettriche;
  • restano stabili i consumi di petrolio nei trasporti, ma diminuiscono nella petrolchimica;
  • crolla il carbone (-16%), ormai ai minimi nella generazione elettrica.

Nel complesso, i consumi energetici per settore mostrano un lieve aumento nei trasporti (+0,5%) e una sostanziale stabilità nel comparto civile, mentre la domanda di elettricità rimane invariata rispetto al 2024.

Prezzi ancora alti e divario con l’Europa

Il costo dell’energia continua a rappresentare una criticità. I prezzi restano molto più elevati rispetto al periodo precedente alla crisi del 2022:

  • gas: +70%
  • elettricità: +100%

Inoltre, persiste un forte divario tra il prezzo dell’elettricità in Italia e quello degli altri principali Paesi europei. La media italiana si attesta a 116 €/MWh, contro valori significativamente inferiori in Germania, Spagna e Francia.

Anche il prezzo del gas mostra un differenziale crescente rispetto al principale hub europeo, aggravando ulteriormente la competitività del sistema italiano.

Nuove tensioni geopolitiche e impatto sui costi

A complicare il quadro interviene una nuova crisi energetica legata alla guerra in Iran e al blocco dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di petrolio e gas.

Le conseguenze economiche sono rilevanti: solo nel mese di marzo si stima un aumento del costo del gas importato di oltre mezzo miliardo di euro rispetto alla media dell’ultimo anno. Analoghi extracosti si registrano anche per il petrolio, con impatti diretti su famiglie e imprese.

Transizione fuori traiettoria e indice ENEA in calo

Le difficoltà della transizione energetica italiana sono confermate dal crollo dell’indice ENEA ISPRED, che segna un nuovo minimo storico con un calo del 30% rispetto al 2024.

Per raggiungere gli obiettivi al 2030, sarebbe necessario ridurre le emissioni del 6% ogni anno nei prossimi cinque anni. Tuttavia, il Paese risulta fuori traiettoria:

  • il petrolio è in aumento rispetto ai target;
  • le rinnovabili, soprattutto nei trasporti, restano insufficienti (10% contro il 15% previsto).

Tecnologie low carbon: segnali positivi ma fragili

Sul fronte delle tecnologie a basse emissioni, si registra un miglioramento del deficit commerciale, sceso sotto i 4 miliardi di euro nel 2025.

Il risultato è trainato dalle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, più che raddoppiate soprattutto verso gli Stati Uniti. Tuttavia, il quadro resta fragile:

  • non migliora il saldo del fotovoltaico;
  • peggiora quello dei veicoli elettrici, con un deficit superiore a 2,3 miliardi.

Nel complesso, i progressi appaiono concentrati in pochi segmenti e non ancora sufficienti a sostenere una transizione solida.

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