FINCO torna a sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) sul tema dei ritardati pagamenti nelle transazioni B2B, chiedendo chiarezza sulla posizione assunta dall’Italia nel processo di revisione della Direttiva europea 2011/7/UE, recepita nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 192/2012 che ha modificato il D.Lgs. 231/2002.
Il tema, definito dalla Federazione “delicatissimo”, è tornato al centro dell’attenzione alla luce della Relazione trasmessa al Senato, dalla quale emerge che la maggioranza degli Stati membri non sarebbe favorevole a procedere sulla base della proposta della Commissione Europea, che prevede il divieto di superare i 30 giorni come termine massimo di pagamento erga omnes, inclusi i rapporti tra imprese.
Pagamenti a 30 giorni: una misura strategica per le PMI
Secondo FINCO, il rispetto di tempi certi e stringenti nei pagamenti rappresenta un elemento assolutamente strategico per le PMI, in particolare per quelle industriali specialistiche e super specialistiche rappresentate dalla Federazione.
Si tratta di imprese che operano in settori ad alta intensità di capitale, caratterizzati da ingenti investimenti in macchinari, tecnologie avanzate e personale altamente qualificato, e che quindi risentono in modo diretto dei ritardi nei pagamenti lungo la filiera.
La posizione della Federazione era già stata espressa:
- nel corso della riunione dedicata al tema dal MIMIT,
- nel contributo fornito al “Libro Bianco per la Politica Industriale”,
- e in relazione alla Legge annuale per le PMI.
Il nodo dell’autonomia negoziale delle imprese
Nel documento indirizzato al Ministero, FINCO chiede di sapere se l’Italia rientri tra i Paesi che ritengono eccessivamente penalizzante l’introduzione di un limite massimo inderogabile di 30 giorni nei pagamenti B2B, ritenendo che tali vincoli possano ridurre l’autonomia negoziale delle PMI.
Un’ipotesi che la Federazione mette in discussione, sottolineando come, al contrario, tempi di pagamento certi e brevi rappresentino uno strumento di tutela della parte economicamente più debole nei rapporti commerciali.
In caso di conferma di una posizione italiana contraria alla proposta della Commissione UE, FINCO chiede un incontro urgente con il MIMIT per un confronto diretto sul tema.
La giurisprudenza europea e il ruolo della Legge annuale sulle PMI
A supporto delle proprie istanze, FINCO richiama anche una recente Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di ritardati pagamenti, già trasmessa al Ministero il 7 marzo 2025 dal Direttore Generale Angelo Artale.
Secondo la Federazione, il tema potrebbe e dovrebbe trovare ulteriore approfondimento nell’ambito della Legge annuale sulle PMI, diventando uno degli assi portanti delle politiche di sostegno alla competitività e alla liquidità delle imprese.
Un tema centrale per la politica industriale
La richiesta di FINCO si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle regole europee sui pagamenti commerciali, che incide direttamente sulla tenuta finanziaria delle imprese, sulla stabilità delle filiere produttive e sulla credibilità del sistema economico.
Un chiarimento ufficiale sulla posizione italiana appare quindi decisivo per orientare il dibattito e definire una strategia coerente a tutela delle PMI.