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Sisma 2016, la ricostruzione accelera: l’Appennino centrale diventa modello per le aree interne

Presentato il Rapporto 2026 sulla ricostruzione: oltre 8 miliardi di euro liquidati ai privati, quasi 15 mila cantieri conclusi e un impatto economico stimato di 15 mila nuovi posti di lavoro

mercoledì 24 giugno 2026 - Redazione Build News

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A quasi dieci anni dai terremoti che hanno colpito il Centro Italia tra il 2016 e il 2017, la ricostruzione dell’Appennino centrale registra un’accelerazione significativa e si propone come un modello nazionale per lo sviluppo delle aree interne. È quanto emerge dal Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”, presentato oggi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016 Guido Castelli.

Il documento racconta l’evoluzione di un territorio che comprende 138 Comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per un totale di circa 540 mila residenti, dove la ricostruzione non riguarda più soltanto edifici e infrastrutture, ma si integra con politiche di sviluppo economico, innovazione, occupazione e contrasto allo spopolamento.

Ricostruzione privata: oltre 8 miliardi già liquidati

Sul fronte della ricostruzione privata, i numeri evidenziano un deciso cambio di passo. Al 31 maggio 2026 le richieste di contributo hanno raggiunto quota 36.149 per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni effettuate da Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi di euro.

Particolarmente significativo il dato relativo agli ultimi anni: il 69% delle somme è stato erogato dal 2023 a oggi e quasi 2 miliardi sono stati liquidati soltanto negli ultimi dodici mesi.

I cantieri autorizzati sono 23.361, mentre quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Nel 2026 è stata inoltre approvata un’Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito di superare definitivamente il meccanismo del Superbonus e di garantire la messa in sicurezza di circa 5 mila cantieri.

Opere pubbliche: il 98% degli interventi è stato avviato

Anche la ricostruzione pubblica conferma una fase di forte accelerazione. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667, per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro.

Lavori conclusi e opere in corso rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati si sono ridotti al 2,5%. In pratica, il 98% delle opere previste è stato sbloccato e avviato.

Particolare attenzione è stata dedicata al sistema scolastico, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. In un solo anno gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197, registrando una crescita del 57,6%.

Prosegue inoltre il recupero del patrimonio culturale e religioso, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro. Tra le opere simbolo figurano la riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia e il ritorno alla piena operatività di importanti istituti scolastici nelle Marche.

Next Appennino, sviluppo e imprese al centro

Una parte rilevante del Rapporto è dedicata a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al PNRR per sostenere la crescita economica dei territori colpiti dal sisma.

La misura dedicata alla rigenerazione urbana, alla digitalizzazione e alle infrastrutture finanzia 892 interventi, mentre quella rivolta alle imprese ha raccolto oltre 2.350 progetti di investimento per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro.

Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte partecipazione di micro e piccole imprese. Le risorse effettivamente erogate alle aziende sono più che raddoppiate nell’ultimo anno, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Occupazione, Pil e demografia: i primi effetti della rinascita

Secondo le stime contenute nel Rapporto, l’insieme delle misure attivate produrrà a regime una crescita del Pil reale pari a circa 3,87 miliardi di euro e oltre 15 mila nuovi posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte.

Gli effetti sono già visibili: gli investimenti realizzati stanno generando circa 1,49 miliardi di euro di Pil e quasi 9.840 occupati.

Segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte demografico. Nei comuni del cratere si registra un miglioramento dei flussi migratori e le proiezioni indicano che, entro il 2044, le politiche integrate di ricostruzione e sviluppo potrebbero consentire il recupero di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino previsti in assenza di interventi.

Castelli: “Diamo concretezza al diritto a restare”

Per il Commissario Straordinario Guido Castelli, i risultati certificano una crescita ormai strutturale della ricostruzione.

“Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostruendo case, scuole, chiese e infrastrutture, ma stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei territori in cui sono nate”, ha dichiarato.

Un concetto ripreso anche dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha definito l’esperienza dell’Appennino centrale un modello di riferimento per l’Italia e per l’Europa. Secondo Fitto, il cosiddetto “diritto a restare” deve tradursi in politiche strutturali capaci di garantire servizi, infrastrutture, lavoro e opportunità nelle aree interne.

Un modello nazionale per le aree interne

Il Rapporto conclude che il sistema di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, alle Regioni, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione e agli enti locali rappresenta oggi una buona pratica nazionale, già in linea con le future strategie europee dedicate alla coesione territoriale.

A dieci anni dal sisma, l’Appennino centrale si presenta così non solo come il più grande cantiere d’Europa, ma come un laboratorio permanente di ricostruzione, sviluppo e innovazione, capace di indicare una strada concreta per il futuro delle aree interne italiane.

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