Il sistema europeo ETS torna al centro del dibattito industriale con il duro intervento del presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi, che denuncia i rischi per la sopravvivenza del distretto ceramico italiano. Un comparto considerato strategico per la manifattura nazionale e oggi alle prese con costi energetici, concorrenza internazionale e normative ambientali ritenute penalizzanti.
Le dichiarazioni arrivano dopo l’intervento del presidente di Confindustria Emanuele Orsini durante l’Assemblea nazionale, dove il settore ceramico è stato indicato come esempio emblematico delle criticità generate da una distorsione degli strumenti ambientali europei.
“L’ETS è diventato una tassa sulla manifattura”
Secondo Ciarrocchi, il sistema ETS, nato per incentivare la riduzione delle emissioni, si sarebbe progressivamente trasformato in una misura che penalizza la produzione industriale europea senza premiare concretamente le aziende che hanno investito nella sostenibilità.
Il presidente di Confindustria Ceramica sottolinea come il comparto abbia compiuto importanti investimenti tecnologici e ambientali negli ultimi anni, ma ritiene che l’attuale meccanismo non tenga conto degli sforzi compiuti dalle imprese manifatturiere italiane.
La conseguenza, avverte, potrebbe essere un progressivo indebolimento della produzione europea a vantaggio di Paesi extra UE come India e Cina, dove gli standard ambientali risultano inferiori e i livelli emissivi più elevati.
Il rischio di delocalizzazione produttiva
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il cosiddetto “carbon leakage”, ovvero il rischio che la produzione industriale venga spostata fuori dall’Europa a causa dei costi legati alle politiche ambientali comunitarie.
Secondo Ciarrocchi, distruggere la manifattura europea non porterebbe a una reale riduzione delle emissioni globali, ma provocherebbe semplicemente un aumento delle importazioni da Paesi con minori controlli ambientali. Una dinamica che, oltre a indebolire il sistema industriale italiano, metterebbe a rischio occupazione qualificata, filiere produttive e competitività dei territori.
Il distretto ceramico viene quindi indicato come simbolo di una più ampia difficoltà che interessa numerosi comparti energivori della manifattura europea.
La richiesta di rivedere i benchmark ETS
Confindustria Ceramica punta ora l’attenzione sulla prossima revisione dei benchmark ETS per il periodo 2026-2030 che la Commissione europea si appresta ad adottare.
Secondo l’associazione, i nuovi parametri non rispecchierebbero le reali performance tecnologiche del settore ceramico e conterrebbero errori strutturali nella loro impostazione. Per questo viene chiesto un intervento urgente per correggere i criteri di calcolo e renderli più aderenti alla realtà industriale.
L’obiettivo è evitare che aziende già impegnate nella transizione ecologica vengano ulteriormente penalizzate da regole considerate scollegate dalle effettive capacità tecnologiche del comparto.
La richiesta di una riforma radicale del sistema europeo
Nel suo intervento, Ciarrocchi definisce ormai conclusa la fase delle analisi e sollecita l’apertura immediata di un confronto per una revisione profonda del sistema ETS europeo.
L’associazione chiede il coinvolgimento non solo delle istituzioni europee e nazionali, ma anche delle amministrazioni territoriali e delle organizzazioni sindacali, affinché venga costruita una strategia comune per tutelare industria, occupazione e sostenibilità.
Per Confindustria Ceramica, la sfida ambientale non può tradursi in una perdita di competitività della manifattura europea, ma deve invece accompagnare l’innovazione industriale senza compromettere la capacità produttiva dei territori.