Il clima di fiducia tra i professionisti italiani subisce un brusco peggioramento. Tra febbraio e aprile 2026 l’Indice di fiducia dei professionisti passa da -9,4 a -32,5, segnando uno dei cali più significativi degli ultimi mesi e fotografando un diffuso aumento del pessimismo sulle prospettive economiche e occupazionali del Paese.
A pesare sul sentiment sono soprattutto le nuove tensioni geopolitiche internazionali, aggravate dall’avvio del conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, eventi che hanno alimentato instabilità sui mercati energetici e aumentato l’incertezza economica globale.
I dati emergono dal nuovo report #BreakingProf elaborato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, che analizza l’andamento della fiducia tra i liberi professionisti italiani approfondendo differenze territoriali, generazionali e settoriali.
Le tensioni geopolitiche guidano il pessimismo
Tra le principali fonti di preoccupazione indicate dai professionisti spiccano i conflitti internazionali e il quadro geopolitico globale, citati dal 62,1% degli intervistati come il rischio principale per i prossimi dodici mesi.
Subito dopo emergono il crescente costo della vita e l’instabilità economico-finanziaria, fattori che alimentano timori sulla sostenibilità delle attività professionali e sulle prospettive di crescita.
L’incertezza si riflette non solo sulle aspettative economiche generali, ma anche sulla quotidianità lavorativa, incidendo sulla pianificazione degli investimenti, sull’organizzazione degli studi professionali e sulla gestione del lavoro.
Aspettative economiche sempre più negative
La componente dell’indice relativa all’andamento dell’economia italiana è quella che registra il dato più critico, attestandosi a -45,8.
Anche le aspettative sull’occupazione peggiorano sensibilmente rispetto a febbraio, passando da -4,4 a -19,2, segnale di una crescente cautela da parte dei professionisti rispetto alla possibilità di espandere attività e organici nei prossimi mesi.
Il quadro evidenzia come la percezione della crisi internazionale venga ormai considerata un elemento in grado di incidere direttamente sull’economia reale e sul mercato del lavoro professionale.
I settori più colpiti dal calo di fiducia
L’indagine mostra forti differenze tra le varie categorie professionali.
Le “altre attività professionali, scientifiche e tecniche” registrano il dato più negativo con un indice pari a -44,9, seguite dagli odontoiatri a -43,1.
Situazione meno critica, pur restando in territorio fortemente negativo, per i consulenti del lavoro (-23,4) e per le professioni economico-finanziarie (-11,9), che mostrano una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altri comparti.
Le differenze riflettono probabilmente il diverso livello di esposizione dei singoli settori agli effetti dell’incertezza economica e alle possibili contrazioni della domanda.
Donne e professionisti senior più pessimisti
Dal report emerge inoltre un divario significativo legato a genere ed età.
Le professioniste donne mostrano un livello di fiducia più basso rispetto agli uomini, con un indice pari a -35,4 contro il -30,8 registrato dalla componente maschile.
Anche sul piano generazionale si osservano differenze marcate. I professionisti tra i 55 e i 64 anni risultano i più pessimisti, con un indice di -35,5, mentre gli under 44 mostrano una percezione leggermente meno negativa, fermandosi a -28,4.
Il dato sembra indicare una maggiore vulnerabilità percepita da parte delle fasce professionali più mature rispetto alle trasformazioni economiche e ai rischi legati alla congiuntura internazionale.
Nord Est e piccoli studi tra le realtà più in difficoltà
A livello territoriale, il Nord Est è l’area che evidenzia il peggior clima di fiducia, con un indice di -36,8, seguito dal Mezzogiorno a -36,2.
Il Centro Italia registra invece il valore meno negativo (-26,3), pur mostrando un netto peggioramento rispetto alla rilevazione di febbraio.
L’analisi mette inoltre in evidenza le difficoltà delle strutture professionali più piccole. Gli studi senza dipendenti risultano infatti i più penalizzati, con un indice pari a -37,1, mentre le realtà con tre-cinque dipendenti mostrano una maggiore capacità di resistenza alla fase di incertezza.
Cresce l’attenzione per equilibrio vita-lavoro e salute
Accanto alle preoccupazioni economiche e geopolitiche, emergono anche temi legati alla qualità della vita professionale.
Quasi un professionista su tre indica il carico di lavoro e il difficile equilibrio tra vita privata e attività professionale come una delle principali criticità dei prossimi mesi.
Anche la salute fisica e mentale viene percepita come un elemento di crescente attenzione, segnale di un contesto lavorativo sempre più esposto a pressioni economiche, organizzative e psicologiche.
Il quadro delineato dal nuovo Indice di fiducia mostra quindi una categoria professionale attraversata da forte incertezza, chiamata ad affrontare contemporaneamente instabilità internazionale, rallentamento economico e trasformazioni profonde del mercato del lavoro.
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