La decarbonizzazione del settore edilizio non deve necessariamente passare dall’abbandono della rete gas. È la posizione ribadita da Assotermica, l’associazione che rappresenta i produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, secondo cui l’infrastruttura esistente può continuare ad avere un ruolo nel percorso di transizione energetica.
La rete italiana di trasporto e distribuzione del gas, già ampiamente ammortizzata, potrebbe infatti essere utilizzata per veicolare quantità crescenti di gas rinnovabili. Tra le prospettive indicate dall’associazione figurano il biometano e, in futuro, anche l’utilizzo di idrogeno verde in miscela.
Secondo Assotermica, questa possibilità consentirebbe di valorizzare infrastrutture già disponibili senza trasferire integralmente la domanda energetica verso il sistema elettrico e senza richiedere necessariamente nuovi investimenti per potenziarne la capacità.
Nessuna tecnologia può essere risolutiva da sola
Il tema è stato approfondito dall’associazione anche nell’ambito di una recente audizione presso ARERA, durante la quale è stato presentato un position paper dedicato alle strategie per la decarbonizzazione degli edifici.
La tesi di fondo è che il patrimonio edilizio europeo sia troppo eterogeneo per poter essere riqualificato attraverso un’unica soluzione tecnologica. Tipologia e stato degli edifici, caratteristiche climatiche, impianti esistenti e disponibilità delle infrastrutture devono essere considerati nella scelta della soluzione più adatta.
Per Assotermica, il percorso verso il 2050 dovrebbe quindi mettere a sistema diverse tecnologie, combinando elettrificazione, gas rinnovabili e sistemi ibridi.
Riqualificare gli impianti esistenti
Un ruolo importante potrebbe arrivare anche dalla modernizzazione degli impianti a gas già presenti nelle abitazioni italiane.
Nel Paese sono ancora installate oltre 10 milioni di caldaie tradizionali. La loro sostituzione con apparecchi a condensazione o con sistemi ibridi permetterebbe, secondo le stime richiamate da Assotermica, di ottenere incrementi di efficienza energetica nell’ordine del 15-20%.
Si tratterebbe di un intervento con effetti immediati sui consumi e, di conseguenza, sui costi sostenuti dalle famiglie, oltre a rappresentare un primo passo verso la riduzione delle emissioni senza dover necessariamente procedere alla sostituzione integrale dell’impianto e dell’infrastruttura energetica di riferimento.
Un approccio tecnologicamente neutrale
La posizione dell’associazione si inserisce quindi nel dibattito sul futuro della climatizzazione degli edifici e sulla strategia necessaria per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.
Per Assotermica, la priorità dovrebbe essere individuare per ciascun edificio la combinazione tecnologica più efficiente, evitando di escludere a priori una determinata fonte o infrastruttura.
In questa prospettiva, la rete gas potrebbe continuare a essere utilizzata anche in un sistema energetico progressivamente decarbonizzato, grazie alla sostituzione dei combustibili fossili con vettori rinnovabili. Parallelamente, pompe di calore, sistemi ibridi e altre tecnologie elettrificate potrebbero trovare applicazione dove risultano tecnicamente ed economicamente più convenienti.
La sfida è trasformare il patrimonio edilizio
Il percorso verso la neutralità climatica del patrimonio immobiliare richiederà dunque interventi differenziati e una strategia di lungo periodo. Per Assotermica, puntare sulla pluralità delle soluzioni consentirebbe di accelerare la riqualificazione, sfruttando le infrastrutture esistenti e concentrando gli investimenti dove possono produrre i maggiori benefici in termini di efficienza e riduzione delle emissioni.
La decarbonizzazione, in quest’ottica, non coinciderebbe con la scomparsa della rete gas, ma con la sua progressiva trasformazione e con l’integrazione di tecnologie e vettori energetici differenti.
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