Sentenze

Distanze tra edifici: il computo nel caso di balconi e sporti

Una sentenza del Consiglio di Stato ribadisce che tali elementi architettonici possono non essere compresi nel computo delle distanze qualora vi sia una norma di piano che lo autorizzi e a condizione che si tratti di balconi aggettanti

mercoledì 8 febbraio 2017 - Redazione Build News

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La quarta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5552/2016 pubblicata il 30 dicembre, aderisce a un diffuso, recente e specifico indirizzo in tema di calcolo dei balconi e degli sporti ai fini delle distanze degli edifici, che ammette che i detti elementi architettonici possano non essere compresi nel computo delle distanze di cui all'art. 9, d.m. nr. 1444/1968, qualora vi sia una norma di piano che ciò autorizzi e a condizione che si tratti di balconi aggettanti, estranei cioè al volume utile dell’edificio.

Questo orientamento, osserva Palazzo Spada, appare coerente con la ratio stessa della previsione delle distanze minime fra edifici, che come noto è quella di evitare la creazione di intercapedini pregiudizievoli o pericolose per la salubrità pubblica: nel senso che siffatta evenienza si ritiene possa escludersi in via presuntiva, e salvo prova contraria da fornirsi da parte di chi impugna o contesta la disposizione urbanistica, laddove gli elementi architettonici de quibus abbiano le suddette caratteristiche.

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