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Emergenza abitativa, Ance: «Servono investimenti e rigenerazione urbana, non bastano le regole Ue»

Il presidente Antonio Ciucci critica la proposta di regolamento europeo sull’Affordable Housing Act e chiede una strategia strutturale per ampliare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili. Tra le proposte dell’associazione, semplificazioni amministrative, partenariato pubblico-privato e un modello di ZES Casa

martedì 20 ottobre 2026 - Redazione Build News

shutterstock_681004816 Fonte: shutterstock

Contrastare l’emergenza abitativa richiede una politica strutturale, capace di integrare risorse economiche, semplificazioni amministrative e investimenti pubblici e privati. È questa la posizione espressa da Antonio Ciucci, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), durante l’audizione sulla proposta di regolamento europeo Affordable Housing Act presso la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato.

Secondo l’associazione, il provvedimento europeo non è sufficiente a rispondere alle criticità del mercato abitativo italiano. Ciucci lo ha definito una risposta «prematura e inadeguata», sottolineando la necessità di affrontare il problema con una visione più ampia, che metta al centro l’aumento dell’offerta di abitazioni accessibili.

La posizione di Ance si inserisce nel dibattito avviato dalla Commissione europea, che il 9 settembre 2026 ha presentato la proposta di regolamento per sostenere gli Stati membri e le amministrazioni locali nell'affrontare la crisi della casa, soprattutto nei territori caratterizzati da una forte pressione abitativa.

Domanda abitativa in aumento e offerta insufficiente

Uno dei nodi principali evidenziati da Ance riguarda il crescente squilibrio tra domanda e disponibilità di abitazioni. Anche in presenza di una diminuzione della popolazione, in Italia il numero delle famiglie continua infatti ad aumentare, soprattutto per effetto della riduzione della dimensione media dei nuclei familiari.

Questa dinamica contribuisce a mantenere elevata la domanda di alloggi, in particolare nelle città economicamente più attrattive, dove i prezzi di acquisto e i canoni di locazione possono risultare difficilmente sostenibili per una parte significativa della popolazione.

Per Ciucci, la risposta non può limitarsi alla realizzazione di nuove case popolari. Occorre ampliare anche l’offerta di abitazioni sociali destinate a quella fascia di cittadini che, pur non trovandosi in condizioni di indigenza, non dispone delle risorse necessarie per accedere al mercato immobiliare. È il caso del ceto medio, dei giovani lavoratori e di numerosi nuclei familiari penalizzati dal costo elevato delle abitazioni.

Rigenerazione urbana e recupero del patrimonio esistente

L’ampliamento dell’offerta abitativa passa anche attraverso una maggiore capacità di recuperare e trasformare il patrimonio immobiliare esistente. Ance richiama l’attenzione sulla necessità di accelerare i processi di rigenerazione urbana, una leva strategica per rispondere ai fabbisogni abitativi senza limitare l’intervento alla costruzione di nuovi edifici.

Il recupero degli immobili, la riqualificazione delle aree urbane e la trasformazione di spazi sottoutilizzati possono contribuire a rendere disponibili nuove abitazioni, migliorando al tempo stesso la qualità del tessuto urbano.

Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, sono necessari strumenti normativi e amministrativi in grado di rendere gli interventi più rapidi e sostenibili. La semplificazione delle procedure autorizzative e la certezza dei tempi rappresentano, in questa prospettiva, condizioni importanti per favorire l’attivazione degli investimenti e la partecipazione degli operatori privati.

Affordable Housing Act, i limiti della proposta europea

La proposta di regolamento europeo Affordable Housing Act punta a definire un quadro comune per sostenere gli Stati membri e le città nell'affrontare le difficoltà di accesso alla casa. Il testo si inserisce nelle iniziative europee dedicate all’edilizia abitativa accessibile e mira a offrire strumenti per intervenire nei territori maggiormente interessati dalla pressione del mercato.

La posizione di Ance evidenzia, però, la necessità di affiancare alle regole una strategia concreta per incrementare il numero di abitazioni disponibili. Il rischio, secondo l’associazione, è che un intervento concentrato sugli aspetti regolatori non riesca a incidere in misura sufficiente sulle cause strutturali della crisi.

Per i costruttori, il tema centrale resta quindi la capacità di mobilitare risorse, facilitare gli interventi e creare condizioni favorevoli alla collaborazione tra amministrazioni pubbliche e imprese. L’obiettivo è tradurre le politiche abitative in progetti realizzabili, con ricadute effettive sulla disponibilità di alloggi a prezzi sostenibili.

Piano Casa e ZES Casa, le proposte di Ance

Ance valuta positivamente l’avvio del Piano Casa promosso dal Governo, considerandolo un primo passo per affrontare la carenza di offerta abitativa che si trascina da anni. L’associazione sottolinea tuttavia l’importanza di garantire continuità alla programmazione, risorse adeguate e strumenti capaci di sostenere gli interventi nel medio e lungo periodo.

Tra le proposte richiamate dall’associazione figura il modello della ZES Casa, pensato per introdurre semplificazioni e favorire l’accelerazione degli interventi abitativi. La prospettiva è quella di individuare meccanismi che rendano più agevole la realizzazione dei progetti, favorendo l’incontro tra fabbisogni sociali, disponibilità di investimenti e capacità operativa delle imprese.

La questione riguarda anche il rapporto tra edilizia residenziale pubblica e iniziative private: una strategia efficace dovrebbe combinare alloggi destinati alle fasce più fragili e soluzioni accessibili per chi rimane escluso dal mercato pur disponendo di un reddito.

Investimenti e semplificazioni per rendere accessibile la casa

Il messaggio lanciato da Ance al Senato richiama infine la necessità di un approccio integrato alla politica abitativa. L’emergenza casa non può essere affrontata soltanto attraverso nuovi strumenti normativi, ma richiede una combinazione di finanziamenti, procedure più snelle, interventi sul patrimonio esistente e nuove forme di collaborazione tra settore pubblico e privato.

Per la filiera delle costruzioni, la sfida consiste nel trasformare questi indirizzi in programmi concreti, capaci di aumentare l’offerta e rispondere alle esigenze di una platea sempre più ampia di cittadini.

La casa, come sottolineato da Ciucci, è un’infrastruttura sociale e necessita quindi di una politica pluriennale, sostenuta da regole chiare e risorse adeguate. Una prospettiva che pone la rigenerazione urbana, l’edilizia sociale e l’accessibilità economica degli alloggi al centro delle strategie per il futuro delle città italiane.

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