FINCO, che rappresenta 40 Associazioni, 13.500 imprese e oltre 35 miliardi di euro di fatturato aggregato, ha trasmesso alla Commissione Attività produttive della Camera il proprio contributo nell’ambito dell’esame del Decreto-legge 20 febbraio 2026 n.21, recante misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie.
La Federazione riconosce come pienamente condivisibile l’obiettivo dichiarato del provvedimento: ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese e rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale. Tuttavia, nella formulazione attuale, il Decreto conterrebbe disposizioni capaci di produrre effetti opposti rispetto alle finalità dichiarate, aumentando nel medio periodo la vulnerabilità energetica del Paese.
Un’Italia ancora troppo dipendente dall’estero
L’Italia importa circa il 75% dell’energia che consuma, una quota ben superiore alla media europea. La crisi innescata dalla guerra tra Russia e Ucraina nel 2022 ha mostrato con evidenza i rischi di una dipendenza eccessiva dalle forniture estere di gas. La successiva diversificazione ha comportato un maggiore ricorso al gas naturale liquefatto, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche.
Secondo FINCO, l’insicurezza energetica è ormai strutturale e non può essere affrontata con interventi congiunturali. Il recente rialzo del prezzo del gas al TTF di Amsterdam, salito bruscamente nei primi giorni di marzo, conferma quanto il sistema sia esposto a shock esterni imprevedibili.
Articolo 6: il nodo del gas e del sistema ETS
Il punto più critico individuato dalla Federazione riguarda l’articolo 6 del Decreto. La norma prevede il rimborso ai produttori termoelettrici degli oneri di trasporto del gas e dei costi legati al sistema ETS, con copertura a carico degli oneri generali di sistema della bolletta elettrica.
Per FINCO questa impostazione altera il funzionamento del mercato elettrico, aumenta il peso del gas nel mix energetico nazionale e introduce potenziali profili di aiuto di Stato suscettibili di incompatibilità con la disciplina europea. Intervenire selettivamente sul prezzo del gas significa agire su una variabile instabile e fuori dal controllo nazionale, trasferendo rischi e costi su famiglie e imprese senza incidere sulle cause strutturali dell’elevato prezzo dell’energia.
La Federazione chiede quindi lo stralcio integrale dell’articolo 6 in sede di conversione. In alternativa, ritiene necessaria la preventiva autorizzazione dell’intera norma da parte della Commissione europea, e non soltanto della parte relativa all’ETS.
Rinnovabili: l’unica strategia strutturale
Per FINCO la strada maestra resta l’accelerazione della produzione nazionale da fonti rinnovabili. Le tecnologie rinnovabili sono oggi le più competitive in termini di costo di generazione e garantiscono prezzi stabili nel lungo periodo, indipendenti dalle crisi geopolitiche.
Nel primo semestre 2025 gli investimenti globali in rinnovabili hanno raggiunto livelli record, mentre nel 2024 oltre il 90% della nuova capacità elettrica installata nel mondo è stata rinnovabile. Anche secondo l’International Energy Agency, in tutti gli scenari energetici le rinnovabili copriranno la quota principale della crescita della domanda globale.
Al contrario, una norma che rafforzi il ruolo del gas rischia di disincentivare gli investimenti in nuova capacità pulita. Diverse stime indicano che la misura potrebbe determinare un incremento significativo della generazione termoelettrica, con un aumento delle emissioni di CO₂ e costi futuri per l’intero sistema economico.
Articolo 2: rimodulazione volontaria degli incentivi
FINCO valuta positivamente l’impostazione volontaria del meccanismo di rimodulazione degli incentivi previsto dall’articolo 2. L’approccio evita interventi retroattivi e punta a ridurre la componente ASOS della bolletta elettrica favorendo al contempo l’ammodernamento del parco fotovoltaico.
Tuttavia, la Federazione ritiene che la misura, così come formulata, rischi di risultare poco attrattiva. Le riduzioni della tariffa premio appaiono eccessive rispetto ai benefici riconosciuti e la durata limitata dell’estensione delle convenzioni non tiene adeguatamente conto della stagionalità della produzione solare. Sarebbe opportuno prevedere orizzonti temporali più ampi e requisiti tecnici più realistici per il repowering degli impianti, evitando vincoli tecnologici che possano restringere la concorrenza e aumentare i costi.
Articolo 3: incremento IRAP e stabilità fiscale
L’incremento del 2% dell’aliquota IRAP per le imprese del comparto energetico solleva, secondo FINCO, una questione di principio. Un aggravio fiscale settoriale altera la neutralità dell’imposizione e incide in modo selettivo su un comparto strategico per la sicurezza energetica.
Molti impianti rinnovabili hanno partecipato a procedure competitive accettando prezzi inferiori a quelli di mercato in cambio di stabilità regolatoria. Modificare oggi il quadro fiscale rischia di compromettere la fiducia degli investitori e la credibilità del sistema normativo nazionale.
Articolo 4: PPA e ruolo del GSE
L’articolo 4, dedicato alla promozione dei contratti di lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile, rappresenta un passaggio importante per lo sviluppo del mercato italiano dei PPA. Il rafforzamento della piattaforma e l’introduzione di strumenti di garanzia sono elementi condivisibili.
FINCO sottolinea però che la determinazione del prezzo nei PPA deve restare affidata integralmente al mercato. Un intervento diretto nella definizione di metodologie di calcolo rischierebbe di introdurre distorsioni e ridurre la bancabilità dei contratti. È inoltre necessario chiarire con precisione il perimetro del rischio coperto dalle garanzie pubbliche, per assicurare efficacia e neutralità della piattaforma.
Articolo 5: bioenergie e stabilità della filiera
L’intervento sui prezzi minimi garantiti per biomasse, biogas e bioliquidi suscita forte preoccupazione nella filiera delle bioenergie, che conta oltre 5.000 addetti e svolge un ruolo essenziale anche nel bilanciamento della rete elettrica.
La riduzione degli incentivi e i limiti alle ore incentivabili rischiano di compromettere la sostenibilità economica di molti impianti, in particolare quelli a biogas da digestione anaerobica, che per loro natura non possono operare in modo discontinuo. Senza un’attuazione tempestiva e coerente della disciplina attuativa, si potrebbe determinare una soluzione di continuità nei benefici, con ricadute sulla sicurezza energetica e sulla filiera agricola collegata.
Una scelta strategica per il futuro energetico
Nel complesso, FINCO invita il Parlamento a valutare attentamente l’impatto sistemico delle misure previste dal Decreto. Ridurre strutturalmente il costo dell’energia non può significare alterare artificialmente i segnali di mercato o rafforzare la dipendenza dal gas.
La competitività dell’Italia, conclude la Federazione, passa attraverso stabilità regolatoria, investimenti in rinnovabili e coerenza con il percorso europeo di decarbonizzazione. Solo così sarà possibile garantire sicurezza energetica, attrattività per i capitali e tutela di famiglie e imprese nel lungo periodo.