Confprofessioni lancia un appello a Governo e Parlamento affinché intervengano con urgenza sul tema delle responsabilità dei professionisti fiscali. Al centro della questione c’è l’ordinanza n. 21061 del 21 giugno 2026 della Corte di Cassazione, che attribuisce al commercialista la responsabilità per le sanzioni comminate al cliente anche nel caso in cui quest’ultimo abbia fornito documentazione contabile errata.
Secondo la Confederazione, il provvedimento si inserisce in un orientamento giurisprudenziale che amplia progressivamente il perimetro delle responsabilità professionali, rischiando di trasformare il ruolo del consulente in quello di un vero e proprio ispettore tributario.
La preoccupazione di Confprofessioni
A esprimere forte preoccupazione è il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, che evidenzia come le recenti pronunce della Suprema Corte stiano ridefinendo i confini del mandato professionale ben oltre quanto previsto dall’attuale quadro normativo.
L’ordinanza segue infatti un’altra decisione della Cassazione in materia di visto di conformità e, secondo Confprofessioni, conferma una tendenza a considerare il professionista come garante assoluto della correttezza fiscale del contribuente.
Una visione che, secondo la Confederazione, comporta l’obbligo di effettuare verifiche sostanziali e approfondite senza che i professionisti dispongano degli stessi poteri istruttori riconosciuti all’Amministrazione finanziaria.
Responsabilità crescenti e costi in aumento
Confprofessioni sottolinea come l’estensione delle responsabilità professionali abbia conseguenze dirette sull’organizzazione degli studi e sui costi operativi.
L’aumento degli obblighi di controllo si traduce infatti in maggiori attività di verifica, procedure più complesse e un inevitabile incremento dei premi assicurativi. Un aggravio che rischia di ripercuotersi sull’intero sistema economico e professionale.
Secondo la Confederazione, il pericolo è che interpretazioni giurisprudenziali nate per contrastare situazioni patologiche finiscano per coinvolgere indistintamente migliaia di professionisti che operano correttamente e senza alcun vantaggio economico derivante dalle eventuali irregolarità commesse dai clienti.
La richiesta di una disciplina chiara
Per Confprofessioni, la questione non può essere lasciata esclusivamente all’evoluzione della giurisprudenza.
L’organizzazione chiede una disciplina organica che definisca con precisione limiti, doveri e tutele dei professionisti fiscali, distinguendo in modo netto tra il controllo documentale, che rientra nelle competenze dei consulenti, e l’accertamento sostanziale, che resta prerogativa dello Stato.
L’obiettivo è garantire certezza del diritto e un equilibrio tra responsabilità professionale e funzioni pubbliche, evitando sovrapposizioni che rischiano di generare incertezza e contenzioso.
“Serve un intervento urgente della politica”
Nel suo intervento, Marco Natali ribadisce la necessità di una risposta legislativa rapida e concreta.
Secondo il presidente di Confprofessioni, senza un chiarimento normativo il rischio è quello di attribuire ai professionisti compiti sempre più assimilabili a quelli della Pubblica Amministrazione, senza però riconoscere loro i poteri necessari per svolgerli né le adeguate garanzie.
Per questo motivo la Confederazione invita Governo e Parlamento ad aprire un confronto sul tema, con l’obiettivo di ripristinare un quadro normativo chiaro e sostenibile per l’intero sistema delle professioni economico-fiscali.
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