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Professioni, l'Italia invecchia e i giovani restano indietro: il ricambio generazionale è sempre più difficile

Il nuovo Rapporto dell'Osservatorio di Confprofessioni fotografa un Paese in cui l'età media cresce, i giovani professionisti diminuiscono e i redditi delle nuove generazioni si allontanano sempre di più da quelli dei senior. Al centro del dibattito anche la riforma delle professioni annunciata dal ministro Marina Calderone

mercoledì 8 luglio 2026 - Redazione Build News

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L'Italia delle professioni sta vivendo una trasformazione profonda, segnata dall'invecchiamento della popolazione e da un ricambio generazionale che fatica a decollare. È il quadro delineato dal nuovo Rapporto "Generazioni a confronto tra demografia e redditi" realizzato dall'Osservatorio di Confprofessioni, presentato a Roma alla presenza del ministro del Lavoro Marina Calderone.

I dati raccontano un sistema in cui i giovani entrano sempre più tardi nella libera professione, incontrano maggiori difficoltà economiche e vedono allungarsi i tempi necessari per raggiungere una stabilità reddituale.

Un Paese sempre più anziano pesa anche sulle professioni

Negli ultimi cinquant'anni l'Italia ha assistito a un cambiamento demografico senza precedenti. L'età mediana della popolazione è passata da 33 anni nel 1976 a 49 anni nel 2026, mentre la quota dei giovani si è dimezzata e quella degli over 65 è più che raddoppiata.

Questa evoluzione si riflette direttamente nel mondo delle professioni. Nel 2025 gli under 35 rappresentano il 24% dei lavoratori dipendenti, ma soltanto il 16% dei liberi professionisti e il 15% degli altri lavoratori autonomi. Parallelamente cresce l'età media della categoria: tra i professionisti uomini raggiunge i 50 anni, mentre tra le donne si attesta a 46.

Secondo Confprofessioni, la libera professione richiede oggi investimenti iniziali, tempi lunghi di avviamento e una rete di relazioni consolidate, elementi che rendono più complesso l'accesso delle nuove generazioni rispetto al lavoro dipendente.

Confprofessioni: "Il ricambio generazionale si è inceppato"

Per il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, il fenomeno non rappresenta soltanto una questione demografica.

«Il ricambio generazionale nel mondo delle professioni si è inceppato: i giovani entrano tardi, crescono lentamente e il divario con i professionisti senior continua ad ampliarsi», ha dichiarato, sottolineando come questa dinamica rischi di compromettere la capacità del Paese di innovare e garantire continuità alle competenze professionali.

Confprofessioni chiede un'azione condivisa tra istituzioni, università e parti sociali, puntando su formazione, tirocini, mentorship e strumenti di welfare per facilitare l'ingresso dei giovani nel mercato professionale.

Redditi dei giovani in caduta: il vantaggio degli anni Ottanta si è trasformato in svantaggio

Accanto all'invecchiamento della categoria emerge un altro dato significativo: il progressivo peggioramento delle condizioni economiche dei giovani professionisti.

Nel 1987 i lavoratori tra i 25 e i 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media nazionale. Nel 2022 questa quota è scesa al 78%, con una perdita di quasi venti punti percentuali.

Ancora più marcata è la situazione del lavoro autonomo. Alla fine degli anni Ottanta i giovani professionisti guadagnavano mediamente il 20% in più rispetto ai colleghi senior. Oggi il rapporto si è completamente ribaltato: i redditi dei giovani risultano inferiori del 16%.

Secondo la ricercatrice dell'Osservatorio Ludovica Zichichi, il picco reddituale si è progressivamente spostato in avanti, rendendo più lenta la crescita economica delle nuove generazioni e riducendo la loro capacità di accumulare risorse.

Le difficoltà delle nuove generazioni e il nodo delle pari opportunità

Il rapporto evidenzia anche come le differenze generazionali si intreccino con quelle di genere. Le giovani professioniste registrano divari reddituali leggermente inferiori rispetto ai coetanei uomini, ma questo dato non rappresenta un vantaggio: riflette piuttosto una distribuzione dei redditi femminili complessivamente più bassa.

Per Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap, investire sulle pari opportunità significa rafforzare la competitività dell'intero Paese, creando condizioni favorevoli per valorizzare il talento delle nuove generazioni e delle donne.

Nel frattempo la Consulta Giovani di Confprofessioni lancerà una nuova ricerca, intitolata "Il lavoro che vorrei", rivolta a laureandi e neolaureati per comprendere quali fattori influenzino oggi le scelte professionali dei giovani.

Calderone: "Serve una riforma che aiuti i giovani a crescere"

Durante la presentazione del rapporto, il ministro del Lavoro Marina Calderone ha ricordato le misure già messe in campo per favorire l'autoimpiego, tra cui un miliardo di euro destinato alle professioni ordinistiche attraverso il decreto Coesione

Secondo il ministro, però, molti giovani continuano a preferire strumenti come i voucher a fondo perduto anziché investire in modelli organizzativi più strutturati, come le società tra professionisti.

Per questo il Governo punta sulla riforma delle professioni, che sarà portata in Aula il prossimo 30 luglio e che punta ad aggiornare gli ordinamenti professionali, rafforzare il ricambio generazionale e migliorare le tutele in materia di maternità, paternità e conciliazione tra vita privata e lavoro.

L'obiettivo dichiarato è rendere la libera professione più sostenibile, attrattiva per i giovani e fondata su principi di equo compenso e crescita professionale.

I dati confermano una sfida decisiva per il futuro

L'Osservatorio di Confprofessioni fotografa un sistema che rischia di perdere una parte significativa del proprio capitale umano. L'invecchiamento della popolazione, la riduzione dei giovani professionisti e il progressivo indebolimento dei loro redditi rappresentano fattori che incidono non solo sul mercato del lavoro, ma anche sulla capacità del Paese di innovare e garantire il ricambio delle competenze.

Per invertire la tendenza saranno determinanti politiche capaci di favorire l'accesso alla libera professione, sostenere i percorsi di crescita e creare condizioni economiche che rendano questa scelta nuovamente attrattiva per le nuove generazioni.

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