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Procedura di Infrazione UE, deficit sopra il 3% per l'Italia: il Governo punta il dito contro il Superbonus

Il mancato rientro nei parametri europei evidenzia l’impatto delle misure edilizie sulla finanza pubblica e riduce i margini di manovra economica

giovedì 23 aprile 2026 - Redazione Build News

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Il tema dei conti pubblici torna al centro del dibattito politico italiano, dopo la conferma che il deficit resta sopra la soglia del 3% del Pil. Una situazione che impedisce al Paese di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo e che ha riacceso lo scontro sulle responsabilità. Al centro della polemica, ancora una volta, c’è il Superbonus, misura che continua a far discutere per il suo impatto sui bilanci dello Stato.

Meloni: il Superbonus pesa sui conti dello Stato

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attribuito una parte rilevante delle difficoltà attuali proprio ai costi legati al Superbonus. Secondo la premier, senza l’impatto finanziario di questa misura, l’Italia sarebbe riuscita a scendere sotto la soglia del 3% di deficit, centrando così l’obiettivo di uscire dalla procedura europea con anticipo.

Meloni ha sottolineato come le risorse assorbite dal bonus edilizio abbiano limitato la possibilità di destinare fondi ad altri ambiti strategici, come sanità, istruzione e sostegno ai redditi più bassi, evidenziando il peso strutturale dell’intervento sui conti pubblici.

Il nodo della procedura di infrazione

Il dato sul deficit, fermo intorno al 3,1% del Pil, mantiene l’Italia all’interno dei vincoli europei, rinviando l’uscita dalla procedura di infrazione almeno di un anno.

Questo risultato, seppur vicino al target, impedisce al governo di liberare risorse aggiuntive da destinare a nuove politiche economiche e sociali. L’uscita anticipata avrebbe infatti consentito maggiori margini di manovra nella gestione della spesa pubblica.

Perché il Superbonus pesa sui conti?

Il Superbonus 110% è stato introdotto nel 2020 per incentivare la riqualificazione energetica e antisismica degli edifici, prevedendo detrazioni fiscali fino al 110% delle spese sostenute. Nel tempo, però, il costo complessivo per lo Stato è cresciuto ben oltre le stime iniziali, arrivando a cifre molto elevate e incidendo significativamente sul debito pubblico.

Proprio questa espansione della spesa viene oggi indicata come uno dei fattori che continuano a influenzare negativamente i conti pubblici, anche a distanza di anni dall’introduzione della misura.

Un risultato comunque rivendicato dal governo

Nonostante le criticità, l’esecutivo rivendica i progressi compiuti nella riduzione del deficit. Dal valore superiore all’8% registrato all’inizio della legislatura, il rapporto deficit/Pil è stato progressivamente ridotto fino all’attuale livello poco sopra il 3%.

Un miglioramento significativo, che però non è stato sufficiente a centrare l’obiettivo fissato.

Il dibattito politico resta aperto

Le dichiarazioni della premier hanno alimentato un confronto politico acceso. Se da un lato il governo sottolinea l’eredità pesante lasciata dai bonus edilizi, dall’altro non mancano critiche che evidenziano come il tema dei conti pubblici sia legato anche ad altre scelte di politica economica.

La questione resta quindi al centro dell’agenda politica, in un contesto segnato da vincoli europei stringenti e da un quadro economico internazionale ancora incerto.

Il caso del Superbonus rappresenta uno dei nodi più complessi nella gestione dei conti pubblici italiani. Da un lato, i benefici economici e sociali generati dalla misura; dall’altro, il suo impatto sui bilanci dello Stato. Il confronto politico su questo tema è destinato a proseguire, mentre il governo è chiamato a trovare un equilibrio tra rigore finanziario e sostegno alla crescita.

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