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Rinnovabili in Piemonte, FINCO: “Il nuovo disegno di legge rischia di frenare la transizione energetica”

La Federazione chiede modifiche al Ddl regionale n. 136: “Servono norme coerenti con il quadro nazionale per accelerare gli impianti FER e ridurre il caro energia”

lunedì 25 maggio 2026 - Redazione Build News

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FINCO interviene sul Disegno di legge regionale n. 136 del Piemonte dedicato all’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, presentando una memoria ufficiale alle Commissioni III e V del Consiglio Regionale.

La Federazione — che rappresenta 40 associazioni di settore, 13.500 imprese industriali e oltre 35 miliardi di euro di fatturato aggregato — esprime forte preoccupazione per alcune disposizioni contenute nel testo attualmente in consultazione, ritenute “più restrittive rispetto alla disciplina nazionale” e potenzialmente in grado di rallentare lo sviluppo delle energie rinnovabili sul territorio piemontese.

Secondo FINCO, in una fase segnata dall’aumento dei costi energetici e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, il Piemonte dovrebbe favorire la realizzazione rapida di nuovi impianti FER (Fonti Energetiche Rinnovabili), evitando invece nuovi vincoli burocratici e limitazioni territoriali.

“Le Regioni non possono restringere le aree già definite dalla legge nazionale”

Uno dei punti centrali della memoria riguarda il rapporto tra normativa regionale e disciplina statale.

FINCO ricorda infatti che il D.Lgs. 190/2024 assegna alle Regioni il compito di individuare ulteriori aree idonee rispetto a quelle già definite a livello nazionale, non quello di introdurre restrizioni aggiuntive o limitazioni quantitative che possano ostacolare lo sviluppo degli impianti.

Per questo motivo la Federazione chiede che venga esplicitato nel testo regionale il principio di “non regressione” rispetto al quadro normativo nazionale, chiarendo che la nuova legge non può tradursi — nemmeno indirettamente — in un freno alla diffusione delle rinnovabili.

Il nodo dello 0,8% della superficie agricola

Tra le misure più contestate c’è la previsione di un tetto massimo dello 0,8% della superficie agricola utilizzabile (SAU) destinabile agli impianti FER.

Secondo FINCO, la norma regionale interpreta erroneamente la soglia prevista dalla legislazione nazionale, trasformando quello che dovrebbe essere un intervallo minimo di riferimento in un limite massimo rigido.

La Federazione sottolinea inoltre che il conteggio previsto dal Ddl include anche impianti agrivoltaici già esistenti o autorizzati, con il rischio concreto di saturare rapidamente la capacità disponibile e bloccare nuovi investimenti.

Per questo FINCO propone:

  • di riformulare la norma in coerenza con il quadro statale;
  • di escludere dal computo gli impianti già autorizzati;
  • di non applicare limiti agli impianti destinati all’autoconsumo industriale, considerati strategici per la competitività delle imprese.

Critiche anche ai limiti su eolico, aree agricole e cumulo degli impianti

Nel documento vengono contestate anche altre disposizioni del Disegno di legge regionale.

Tra queste:

  • l’esclusione delle aree agricole entro 350 metri dalle zone industriali;
  • l’introduzione di soglie minime di producibilità per gli impianti eolici (2.500 ore equivalenti annue);
  • i nuovi limiti sul cumulo degli impianti fotovoltaici e agrivoltaici;
  • criteri considerati troppo restrittivi per le autorizzazioni.

Secondo FINCO, molte di queste misure rischiano di allungare i tempi autorizzativi, aumentare l’incertezza normativa e ridurre drasticamente le superfici effettivamente utilizzabili per nuovi progetti energetici.

Sul fronte eolico, ad esempio, la Federazione propone di eliminare il requisito delle 2.500 ore equivalenti annue oppure sostituirlo con parametri tecnici più aderenti alle caratteristiche reali dei territori, come la velocità media del vento.

“Più spazio alle aree industriali e ai siti compromessi”

FINCO propone inoltre di ampliare il perimetro delle aree considerate idonee per l’installazione degli impianti FER.

In particolare, la Federazione suggerisce di valorizzare:

  • aree industriali e produttive;
  • siti compromessi;
  • cave;
  • aree infrastrutturali;
  • terreni vicini ai nodi di rete elettrica.

L’obiettivo è favorire il massimo utilizzo delle superfici già antropizzate o marginali, riducendo al minimo l’impatto sul territorio agricolo e paesaggistico.

Tra le richieste figura anche l’ampliamento da 50 a 350 metri delle fasce utilizzabili attorno ai siti oggetto di bonifica, considerate oggi troppo limitate per garantire la sostenibilità economica dei progetti.

Accumuli, comunità energetiche e autoconsumo industriale

La memoria dedica ampio spazio anche ai sistemi di accumulo elettrochimico, alle comunità energetiche rinnovabili (CER) e all’autoconsumo.

FINCO giudica positiva l’estensione delle semplificazioni autorizzative agli impianti di accumulo integrati, ma chiede maggiore chiarezza normativa sui criteri di monitoraggio, sulle regole relative al “cumulo” degli impianti e sulle modalità di calcolo della superficie agricola occupata dagli impianti agrivoltaici.

La Federazione sollecita inoltre strumenti più trasparenti per consentire agli operatori di conoscere in anticipo la situazione autorizzativa e pianificare correttamente gli investimenti.

L’obiettivo: accelerare la transizione energetica

Per FINCO il punto centrale resta uno: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili in modo coerente con gli obiettivi europei e nazionali al 2030.

Il Disegno di legge piemontese prevede infatti per la Regione un obiettivo di 4.991 MW di nuova potenza installata da fonti rinnovabili entro il 2030.

Secondo la Federazione, per raggiungere questo traguardo sarà necessario evitare nuovi ostacoli normativi e adottare invece un approccio che favorisca investimenti rapidi, certezza delle regole e semplificazione amministrativa.

“Le energie rinnovabili — sottolinea FINCO — rappresentano oggi una delle leve principali per ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, rafforzare la competitività industriale e sostenere la transizione ecologica del Paese”.

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