La filiera del marmo e della pietra naturale continua a rappresentare un comparto di rilievo per l’economia della Sardegna. L’estrazione e la lavorazione di marmo, lapidei e pietre ornamentali costituiscono infatti una realtà produttiva radicata nel territorio, caratterizzata da una forte presenza di piccole imprese e da competenze specialistiche consolidate.
A fotografare la situazione è il rapporto «Marmo, le tendenze nell’estate 2026», elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna sulla base dei dati ISTAT. Il quadro che emerge evidenzia la rilevanza della filiera per il tessuto produttivo regionale, ma anche alcune criticità legate alla capacità di presidiare direttamente i mercati internazionali.
Una filiera con 416 imprese e 1.522 addetti
In Sardegna sono 416 le imprese attive nel settore dell’estrazione e lavorazione del marmo, dei lapidei e delle pietre ornamentali, per complessivi 1.522 addetti.
Particolarmente significativa è la componente artigiana: sono 182 le imprese artigiane, che danno lavoro a 692 persone. Il peso dell’artigianato risulta superiore a quello registrato a livello nazionale. Gli addetti delle imprese artigiane rappresentano infatti il 46,2% dell’occupazione complessiva del comparto in Sardegna, contro il 38,5% della media italiana.
Un dato che conferma come la piccola impresa continui ad avere un ruolo centrale nella filiera, soprattutto nelle attività di trasformazione e lavorazione della pietra naturale, dove esperienza, specializzazione e conoscenza delle tecniche produttive costituiscono elementi distintivi.
Sardegna seconda in Italia per peso occupazionale
Il ruolo del comparto emerge con particolare evidenza anche osservando il rapporto tra gli occupati nella filiera lapidea e il totale degli addetti dell’economia regionale.
Sotto questo profilo, la Sardegna si colloca al secondo posto in Italia, preceduta soltanto dal Molise. Un posizionamento che testimonia il peso che l’estrazione e la lavorazione della pietra naturale continuano ad avere nel sistema produttivo dell’isola.
La specializzazione non è però uniforme sul territorio regionale. È Sassari-Gallura a concentrare il maggior numero di imprese e addetti, con 185 imprese e 499 occupati. Segue il territorio di Nuoro, che conta 103 imprese e 373 addetti.
Il nodo dell’internazionalizzazione
Se sul fronte produttivo il comparto mostra una struttura consolidata, la capacità di raggiungere direttamente i mercati esteri appare invece ancora limitata.
La propensione all’export della filiera sarda è pari a 0,05, un valore significativamente inferiore alla media italiana, che si attesta a 0,17. Il divario è ancora più evidente rispetto a territori fortemente specializzati nel settore, come la Toscana, con una propensione all’export pari a 0,62, e il Veneto, a 0,35.
Nel 2024 il valore delle esportazioni di pietre tagliate, modellate e finite direttamente dalla Sardegna è stato di 23,346 milioni di euro, registrando una diminuzione del 39% rispetto all’anno precedente.
Il dato deve essere letto anche alla luce della struttura della filiera: una parte della pietra estratta in Sardegna viene infatti venduta a imprese della Penisola come materia prima. La successiva trasformazione in semilavorati o prodotti finiti avviene quindi al di fuori dell’isola, prima che la merce venga eventualmente destinata ai mercati esteri.
Energia ed export, le sfide per la competitività
Per Confartigianato Imprese Sardegna, il rafforzamento della competitività passa dunque soprattutto da due direttrici: internazionalizzazione e costi energetici.
Aumentare la presenza diretta sui mercati internazionali significherebbe infatti consentire alle imprese sarde di trattenere una quota maggiore del valore generato dalla trasformazione della materia prima e di valorizzare maggiormente l'origine e la qualità della produzione locale.
Allo stesso tempo, il contenimento dei costi energetici rappresenta un fattore rilevante per un comparto caratterizzato da processi di estrazione, lavorazione e trasformazione che richiedono un significativo impiego di energia.
Valorizzare la pietra naturale made in Sardegna
Il quadro delineato dal rapporto conferma quindi la presenza nell’isola di una filiera strutturata e fortemente legata al territorio, nella quale l’artigianato conserva un peso superiore alla media nazionale.
La sfida per i prossimi anni sarà trasformare questa specializzazione produttiva in una maggiore capacità di creare valore lungo tutta la filiera. Rafforzare la trasformazione in Sardegna, sostenere le imprese nei processi di internazionalizzazione e intervenire sui fattori che incidono maggiormente sui costi di produzione possono diventare leve decisive per consolidare il ruolo del marmo e delle pietre ornamentali nell'economia regionale.
Per il comparto, dunque, il tema non è soltanto mantenere una tradizione produttiva radicata, ma valorizzarla sui mercati nazionali e internazionali, facendo della qualità della pietra e delle competenze delle imprese sarde un elemento di maggiore competitività.