La ricostruzione post-sisma nel Centro Italia rafforza il proprio presidio sul fronte della legalità. La Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno ha adottato cinque nuovi provvedimenti nei confronti di imprese del settore edile che avevano richiesto l’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori, requisito legato alla partecipazione agli interventi di ricostruzione nei territori colpiti dagli eventi sismici a partire dal 24 agosto 2016.
I provvedimenti comprendono due interdittive antimafia e tre misure di prevenzione collaborativa.
Le interdittive riguardano imprese per le quali, secondo gli accertamenti svolti dalla Struttura, sono emersi collegamenti con ambienti camorristici e con esponenti di rilievo della criminalità organizzata foggiana.
Le tre misure di prevenzione collaborativa interessano invece altrettante aziende interconnesse con sede nell’Aquilano. In questo caso sono stati rilevati rapporti occasionali tra alcuni titolari delle imprese ed esponenti di vertice della criminalità organizzata campana.
Sono 29 i provvedimenti antimafia dall'inizio dell'anno
Con i cinque nuovi provvedimenti sale a 29 il numero degli interventi antimafia adottati dall'inizio dell'anno nell'ambito delle attività di prevenzione legate alla ricostruzione: 24 sono interdittive e 5 sono misure di prevenzione collaborativa.
L'attività di controllo assume particolare rilievo considerando la dimensione economica della ricostruzione e la quantità di risorse pubbliche destinate agli interventi nei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dal sisma.
L'obiettivo è intercettare preventivamente eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata, evitando che imprese condizionate possano entrare nella filiera degli appalti e dei lavori della ricostruzione.
Canaparo: “Tutela delle risorse e delle imprese sane”
Il Prefetto Paolo Canaparo, Direttore della Struttura per la prevenzione antimafia, ha sottolineato l'importanza di mantenere alta l'attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa nella ricostruzione del Centro Italia.
Secondo Canaparo, i provvedimenti adottati sono il risultato del rafforzamento delle attività di prevenzione e della collaborazione con il Commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016, senatore Guido Castelli.
L'azione di prevenzione, ha evidenziato il Prefetto, punta a tutelare le ingenti risorse pubbliche stanziate per la ricostruzione e, allo stesso tempo, le imprese che operano nel rispetto della legalità.
Il presidio antimafia viene considerato parte integrante dell'avanzamento dei lavori, con l'obiettivo di sostenere le aziende sane e impedire che fenomeni di illegalità possano incidere sulla qualità e sulla tempestività degli interventi.
Dalla prevenzione antimafia al nuovo protocollo per L'Aquila
L'esperienza maturata nella ricostruzione dell'Appennino centrale viene inoltre utilizzata come modello per altri contesti emergenziali.
La collaborazione avviata con il Commissario straordinario per il sisma e la frana di Ischia rappresenta uno degli sviluppi di questo approccio. A ciò si aggiunge il nuovo protocollo di legalità per la ricostruzione post-sisma dell'Aquila del 2009, sottoscritto con il Coordinatore della Struttura di missione, Mario Fiorentino, i Prefetti dell'Aquila, Chieti, Teramo e Pescara e i titolari degli Uffici speciali per la ricostruzione.
L'obiettivo è mettere a disposizione strumenti di controllo più efficaci per individuare tempestivamente eventuali tentativi di condizionamento mafioso.
Castelli: legalità, sicurezza e innovazione per la ricostruzione
Anche il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, senatore Guido Castelli, ha sottolineato il valore dell'attività di prevenzione.
La ricostruzione dell'Appennino centrale, secondo Castelli, rappresenta un laboratorio nazionale nel quale vengono sperimentati modelli e procedure potenzialmente replicabili in altri contesti emergenziali.
Il contrasto alle infiltrazioni mafiose si affianca, in questa prospettiva, alla tutela della sicurezza sul lavoro e alla necessità di garantire una ricostruzione trasparente e di qualità.
Badge elettronico, settimanale di cantiere e piattaforma GE.DI.SI.
Accanto agli strumenti tradizionali di prevenzione antimafia, la Struttura commissariale punta anche sull'innovazione tecnologica per rendere più efficaci i controlli nei cantieri.
Tra gli strumenti citati dal Commissario Castelli figurano il badge elettronico di cantiere, il settimanale di cantiere e la piattaforma GE.DI.SI.
Questi sistemi consentono di migliorare la tracciabilità delle attività, rendere più tempestivi i controlli e rafforzare la tutela dei lavoratori impegnati negli interventi di ricostruzione.
L'impostazione è quella di integrare legalità, sicurezza e innovazione all'interno di un'unica strategia: accelerare la ricostruzione mantenendo elevati i livelli di controllo sulla regolarità delle imprese, sulle attività di cantiere e sulla qualità degli interventi.
La legalità come elemento della ricostruzione
I cinque nuovi provvedimenti confermano quindi il ruolo centrale della prevenzione antimafia nella ricostruzione del Centro Italia.
L'obiettivo non è soltanto impedire l'accesso alle risorse pubbliche da parte di soggetti collegati alla criminalità organizzata, ma anche garantire condizioni di concorrenza corrette per le imprese.