Le nuove tensioni in Medio Oriente riaccendono i timori di una crisi energetica in Europa e riportano al centro dell’attenzione il tema delle bollette. Dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, i mercati del gas hanno reagito con un’impennata dei prezzi che rischia di avere conseguenze anche per i consumatori italiani.
Gas europeo in forte rialzo
Il TTF, indice di riferimento per il prezzo del gas naturale in Europa, ha chiuso con un aumento del 39% e ha toccato picchi di 63 euro al megawattora. Una crescita repentina che riflette l’instabilità dei mercati energetici e le difficoltà legate agli approvvigionamenti internazionali.
Particolarmente delicata è la situazione dei flussi provenienti dal Qatar, diventati strategici per l’Europa dopo la crisi del 2022. La chiusura dello Stretto di Hormuz rende più complesso il transito del gas naturale liquefatto, aumentando il rischio di una competizione globale per le forniture, soprattutto con i Paesi asiatici, e quindi di ulteriori rincari.
A pesare sul quadro europeo è anche il livello degli stoccaggi. Secondo il think tank Bruegel, a fine febbraio 2026 le riserve si attestano a 46 miliardi di metri cubi, contro i 77 miliardi del 2024. Una differenza significativa che riduce il margine di sicurezza in caso di tensioni prolungate.
L’effetto immediato sul mercato italiano
L’aumento dei prezzi europei si è riflesso quasi subito anche in Italia. Il PSV, l’indice di riferimento per il prezzo del gas nel mercato nazionale, è cresciuto del 39% dall’inizio dell’offensiva.
Il rischio non riguarda solo il gas. In Italia, infatti, il gas naturale rappresenta ancora la principale fonte per la produzione di energia elettrica. Questo significa che ogni oscillazione della materia prima si traduce rapidamente anche in variazioni del prezzo dell’energia elettrica, con possibili ripercussioni sulle bollette della luce.
Chi rischia di più in bolletta
A fare il punto sui possibili scenari è l’Osservatorio di Switcho, servizio digitale gratuito che aiuta i consumatori a risparmiare su luce, gas e altre spese domestiche.
Nel breve periodo, chi ha sottoscritto un’offerta a prezzo bloccato non dovrebbe subire variazioni immediate, almeno fino alla scadenza del contratto. Diversa la situazione per chi ha scelto un’offerta a prezzo variabile: se i prezzi dovessero mantenersi elevati o continuare a salire, i rincari potrebbero riflettersi già nelle prossime bollette.
Il “cuscinetto” della fine dell’inverno
Un elemento che gioca a favore delle famiglie è la stagionalità. L’aumento dei prezzi arriva infatti in una fase di progressiva riduzione della domanda energetica per il riscaldamento domestico. Se lo stesso shock si fosse verificato nei mesi più freddi, l’impatto economico sarebbe stato decisamente più pesante.
L’arrivo della primavera può quindi attenuare almeno in parte gli effetti dell’impennata dei prezzi, riducendo i consumi complessivi di gas.
Gli scenari nei prossimi mesi
Se le tensioni dovessero protrarsi e i prezzi restare elevati, potrebbero cambiare anche le strategie dei fornitori. È possibile che diminuisca la disponibilità di offerte a prezzo fisso o che queste vengano proposte a tariffe più alte, come già accaduto durante la crisi energetica legata al conflitto russo-ucraino.
In quel caso, molti operatori avevano privilegiato le offerte a prezzo variabile per tutelarsi dalle oscillazioni del mercato, trasferendo però il rischio direttamente sui consumatori.
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