Sono trascorsi dieci anni da quel 24 agosto 2016 che alle 3.36 del mattino colpì duramente il Centro Italia, provocando 299 vittime e lasciando profonde ferite nei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.
Nel decennale del terremoto, la struttura del Commissario straordinario per la ricostruzione fa il punto sul percorso compiuto e sulle prospettive per i prossimi anni.
Per il Commissario Guido Castelli, il decennale rappresenta un momento di responsabilità oltre che di memoria. La ricostruzione, sottolinea, non può essere considerata soltanto come un insieme di opere edilizie, ma come un processo destinato a ricomporre il tessuto civile ed economico dei territori colpiti.
L'obiettivo dichiarato è garantire quello che viene definito il “diritto a restare”: permettere a chi è nato e cresciuto nell'Appennino centrale di continuare a viverci, lavorare e costruire il proprio futuro.
Il benchmark del Friuli: 19 anni per la ricostruzione
Per misurare i tempi della ricostruzione, Castelli guarda all'esperienza del Friuli dopo il terremoto del 1976.
In quel caso furono necessari 19 anni per completare la ricostruzione, in un territorio di circa 5.000 chilometri quadrati e amministrato da una sola Regione a statuto speciale. Il cratere del sisma 2016 si estende invece per circa 8.000 chilometri quadrati e coinvolge quattro regioni.
La maggiore complessità territoriale e amministrativa rende quindi il confronto particolarmente significativo.
“Contiamo di tenere il passo con quell'esempio virtuoso”, afferma Castelli, secondo cui a dieci anni dal sisma il processo sarebbe arrivato a circa metà del percorso complessivo.
Ricostruzione privata: 36mila richieste e quasi 18 miliardi
È la ricostruzione privata a rappresentare il cuore del più grande cantiere attivo sul territorio italiano.
Secondo il Rapporto 2026, le richieste di contributo presentate sono 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro.
I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi di euro, mentre le liquidazioni effettuate da Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi. Il 69% delle somme liquidate è stato erogato dal 2023 a oggi.
Solo nell'ultimo anno sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro.
Sul fronte dei cantieri, quelli autorizzati sono 23.361, mentre gli interventi conclusi raggiungono quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati.
Superbonus, 1,3 miliardi per mettere in sicurezza i cantieri
Un passaggio importante del percorso ha riguardato anche il superamento delle criticità legate al Superbonus.
Grazie a 1,3 miliardi di euro attivati dal Governo è stato possibile superare definitivamente il meccanismo e mettere in sicurezza circa 5.000 cantieri della ricostruzione.
Parallelamente si riduce l'emergenza abitativa: i nuclei familiari ancora assistiti sono scesi a 8.759, con una diminuzione di quasi il 40% rispetto al 2022.
Il dato rappresenta uno degli indicatori del progressivo ritorno alla normalità per le popolazioni colpite dal terremoto.
Ricostruzione pubblica: 3.667 interventi programmati
La ricostruzione pubblica costituisce l'altro grande asse del programma e comprende le opere necessarie a ripristinare servizi, infrastrutture, mobilità e sicurezza dei territori.
Gli interventi programmati sono 3.667, per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro.
Lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% dell'intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%.
Secondo il rapporto, quindi, il 98% delle opere risulta sbloccato e avviato.
Un'accelerazione che riguarda non solo la ricostruzione degli edifici danneggiati, ma anche la possibilità di ricostituire una rete di servizi e infrastrutture capace di sostenere la permanenza delle comunità.
Scuole: 459 interventi per 1,6 miliardi
Particolare attenzione è dedicata alla ricostruzione scolastica, considerata una delle condizioni fondamentali per garantire il futuro dei territori.
Sono 459 gli interventi previsti, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro.
Nel corso dell'ultimo anno gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197, con un incremento del 57,6%.
Tra gli interventi simbolo vengono indicati la riapertura dell'ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell'Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino.
La ricostruzione delle scuole assume così una funzione che va oltre la semplice restituzione di edifici: significa ricostruire luoghi di formazione, socialità e aggregazione per le nuove generazioni.
Chiese e patrimonio culturale: 1.276 interventi
Un altro capitolo fondamentale riguarda gli edifici di culto, che nei territori dell'Appennino rappresentano una parte significativa del patrimonio storico, artistico e identitario.
Il programma comprende 1.276 interventi, per un valore superiore a 750 milioni di euro.
Le liquidazioni sono aumentate del 18,5% nell'ultimo anno.
Tra le riaperture più significative viene ricordata quella della Basilica di San Benedetto di Norcia, diventata uno dei simboli della rinascita dell'Appennino centrale.
Dalla ricostruzione alla “riparazione” dei territori
Uno degli elementi distintivi del modello adottato per il Centro Italia è il tentativo di superare la separazione tra ricostruzione fisica e sviluppo economico.
Il cosiddetto “Modello Appennino centrale” punta infatti a ricostruire non soltanto edifici, ma anche le condizioni necessarie per generare lavoro, servizi, relazioni e nuove opportunità.
In territori che già prima del terremoto erano interessati da fenomeni di spopolamento, la sola ricostruzione materiale non sarebbe stata sufficiente.
Da qui l'introduzione del concetto di “riparazione”, associato a politiche di sviluppo e rigenerazione territoriale e alla gestione delle risorse del Piano Nazionale Complementare al PNRR.
Next Appennino, 1,78 miliardi per lo sviluppo
All'interno di questa strategia si colloca Next Appennino, programma finanziato con 1,78 miliardi di euro del Fondo Complementare al PNRR.
L'obiettivo è affiancare alla ricostruzione degli edifici interventi dedicati a economia, servizi, transizione ecologica e infrastrutture.
La prospettiva è quella di creare le condizioni per la cosiddetta “restanza” e per la “tornanza”: consentire cioè a chi vive nei territori di rimanere e creare le condizioni perché anche chi se ne è allontanato possa valutare un ritorno.
“Il Modello Appennino centrale nasce dall'idea che la ricostruzione debba generare futuro, non solo opere”, afferma Castelli.
Popolazione: la ricostruzione punta a invertire lo spopolamento
Il tema demografico rappresenta una delle principali sfide per il futuro dell'area.
Secondo i dati riportati nel rapporto, prima del sisma era prevista una perdita di circa 66mila abitanti nell'arco di trent'anni nell'area interessata: l'equivalente, per dimensione, di una città come Teramo, Ascoli o Rieti.
L'attività di ricostruzione e le politiche di sviluppo avrebbero già prodotto un recupero “potenziale” di oltre 44mila abitanti.
Le proiezioni al 2044 elaborate sulla base dei dati consolidati più recenti del Cresme indicano un passaggio da 423mila a 468mila residenti.
Si tratta di una prospettiva che lega direttamente l'efficacia della ricostruzione alla capacità di rendere nuovamente attrattivi i territori.
Riparte il lavoro: occupazione al 66,1%
Anche il mercato del lavoro mostra segnali positivi.
Il tasso di occupazione dell'area del cratere si attesta al 66,1%, un livello superiore alla media nazionale.
I dati SISCO relativi ai 138 comuni del cratere evidenziano inoltre un progressivo rafforzamento dei flussi in entrata nel mercato del lavoro tra il 2022 e il 2025.
Le nuove attivazioni sono passate dalle 25.100 del primo trimestre 2022 alle 27.400 del primo trimestre 2025, con un picco di 30.800 nel terzo trimestre 2023.
La crescita media annua delle assunzioni è stata del 3,9% nel 2023, del 3,5% nel 2024 e dell'1,1% nei primi nove mesi del 2025.
Diminuiscono anche i giovani NEET
Un altro indicatore considerato significativo riguarda i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.
Rispetto al 2022, il rapporto segnala un calo strutturale dei NEET, in molti casi più marcato rispetto alla media nazionale.
Ad Ascoli, Macerata e Perugia la percentuale di giovani non occupati e non impegnati in percorsi formativi è oggi indicata come inferiore alla metà della media nazionale.
Ad Ascoli, in particolare, il valore è sceso sotto il 5%, dopo aver raggiunto il 2,8% nella prima parte del 2024.
Sono dati che il rapporto interpreta come segnali di una progressiva capacità dei territori di tornare a generare opportunità per le nuove generazioni.
Amatrice, dieci anni dopo: 828 cantieri attivati
Tra i comuni simbolo della ricostruzione c'è naturalmente Amatrice, il centro maggiormente colpito in termini di vittime e distruzione.
Il quadro degli interventi evidenzia un'accelerazione negli ultimi quattro anni, con cantieri attivi sia nel centro storico sia nelle 69 frazioni.
L'avanzamento complessivo della ricostruzione, pubblica e privata, è indicato nel 40%.
Per quanto riguarda la ricostruzione privata, le domande presentate e accettate hanno raggiunto quota 1.510, mentre gli aggregati costituiti sono 540.
Le abitazioni ricostruite e dotate di agibilità sono 247. L'importo complessivo concesso è pari a 679,50 milioni di euro, a fronte di richieste per 1,10 miliardi.
I cantieri attivati sono 828: 348 sono stati completati, mentre 480 risultano ancora in corso. Il dato sui cantieri è riferito al monitoraggio del 28 maggio 2025, come riportato nel documento del Commissario.
Ospedale, municipio e viabilità: la ricostruzione pubblica di Amatrice
Sul fronte pubblico sono 20 gli interventi indicati tra affidamento, progettazione e avanzamento lavori.
Tra le opere strategiche figura la riapertura di Corso Umberto I, destinata a consentire l'avanzamento della ricostruzione nella parte nord della città e collegata a un nuovo sistema viario a sud.
Particolarmente rilevante è il cantiere dell'ospedale di Amatrice, dove i lavori risultano in fase avanzata, con il completamento dell'involucro esterno e l'avanzamento delle opere di finitura e degli impianti.
Anche il municipio presenta strutture principali completate, con ultimazione prevista entro la fine del 2026.
Tra gli altri interventi figurano la Chiesa di San Francesco, diverse opere stradali e interventi di riqualificazione urbana, tra cui il parco comunale Roccapassa, l'area di Torrita e l'ex Parco in Miniatura.
La sfida è ricostruire una comunità
Il bilancio del decennale restituisce quindi una ricostruzione che, secondo il Commissario, ha superato una parte significativa delle difficoltà iniziali e sta entrando in una fase più strutturale.
I numeri dei cantieri, delle risorse e delle opere rappresentano però soltanto una parte della sfida.
Il vero obiettivo dichiarato è quello di fare della ricostruzione uno strumento di rinascita economica e sociale, capace di contrastare lo spopolamento e restituire prospettive alle comunità.
“Ogni cantiere, ogni scuola riaperta, ogni chiesa restaurata, ogni strada ricostruita è un gesto che onora chi non è più con noi e restituisce dignità a chi è rimasto”, afferma Castelli.
A dieci anni dal sisma, dunque, il grande cantiere dell'Appennino centrale non riguarda soltanto la ricostruzione del passato. La partita decisiva è quella della costruzione del futuro dei territori, attraverso case, infrastrutture, servizi, lavoro e nuove opportunità per chi sceglie di restare o di tornare.
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