Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno assumendo un ruolo sempre più ampio nel percorso di transizione energetica italiano. Non soltanto strumenti per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, ma anche possibili leve di sviluppo locale, inclusione sociale e contrasto alla povertà energetica.
È questo il tema al centro dell'incontro “Comunità Energetiche Rinnovabili e impatti sociali. Best practice, modelli e opportunità per i territori”, organizzato dal GSE al Meeting di Rimini 2026.
La tavola rotonda ha messo a confronto esperienze provenienti dal mondo delle imprese, delle CER e del Terzo Settore, con l'obiettivo di evidenziare come la condivisione dell'energia possa produrre ricadute che vanno oltre la sola dimensione ambientale.
A moderare i lavori è stato Vito Pastore, direttore Relazioni Esterne e Programmazione Strategica del GSE. Al confronto hanno partecipato Alberta Gervasio, amministratore delegato di Bluenergy Group, Silvia Chiassai Martini, presidente di C.E.R. Italia, Silvia Pedrotti, segretario generale della Fondazione Banco dell'energia, e Felice Vai, presidente di CER USE NORD.
CER, quasi 49mila richieste nell'ambito della misura PNRR
Nel corso dell'incontro è stata evidenziata anche la crescita delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia.
Nell'ambito della misura PNRR dedicata alle CER, sono state presentate 48.750 richieste. Di queste, 30.299 domande sono state ammesse, per un totale di 779 milioni di euro di contributi concessi.
La potenza complessiva associata alle richieste raggiunge 1.763,6 MW.
Numeri che mostrano la dimensione raggiunta dal fenomeno e, soprattutto, la presenza di una domanda crescente da parte di territori, imprese, enti pubblici e soggetti del Terzo Settore interessati a partecipare a modelli di produzione e condivisione dell'energia.
Il GSE: energia condivisa e partecipazione devono procedere insieme
Per il GSE, la sfida è fare in modo che le opportunità legate alle CER si trasformino in progetti concretamente realizzabili e replicabili.
“Riportare la transizione energetica alla sua dimensione più concreta, quella delle persone e dei territori” è la prospettiva indicata da Vito Pastore durante l'apertura dei lavori.
Secondo il direttore del GSE, le Comunità Energetiche dimostrano come produzione da fonti rinnovabili, partecipazione e inclusione sociale possano procedere insieme.
In quest'ottica, il ruolo del Gestore è anche quello di accompagnare lo sviluppo delle iniziative attraverso competenze, strumenti e occasioni di confronto, favorendo la diffusione di modelli sostenibili, accessibili e replicabili.
Bluenergy: l'energia come strumento di partecipazione
Un esempio presentato al Meeting è quello sviluppato da Bluenergy Group, con l'esperienza maturata attraverso il progetto realizzato al Bluenergy Stadium e il successivo progetto Renovatio.
La proposta punta a trasformare la produzione e la condivisione di energia in uno strumento capace di generare anche benefici per le comunità locali.
Secondo Alberta Gervasio, le CER rappresentano un'evoluzione significativa della transizione energetica proprio perché trasformano un tema tecnico come la produzione e condivisione dell'energia in un'occasione di collaborazione e crescita collettiva.
Il progetto Renovatio, in particolare, viene presentato come un modello replicabile che punta a coniugare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo delle comunità locali, con particolare attenzione agli enti parrocchiali e alle realtà che operano sul territorio.
L'obiettivo è quindi utilizzare l'energia condivisa non soltanto per ridurre l'impatto ambientale, ma anche per generare valore sociale.
CER Italia, un modello a trazione pubblica
Un'altra esperienza illustrata durante l'incontro è quella della Fondazione CER Italia, presentata dalla presidente Silvia Chiassai Martini.
Il modello si caratterizza per una forte componente pubblica e punta a favorire la diffusione delle CER attraverso una struttura nazionale.
La Fondazione viene descritta come uno strumento facilitatore per i Comuni, con l'obiettivo di permettere una diffusione più rapida e capillare delle Comunità Energetiche, mantenendo allo stesso tempo l'autonomia dei singoli territori.
La logica è quella della rete e delle economie di scala: mettere a disposizione competenze e strumenti comuni, riducendo costi e rischi e consentendo a soggetti diversi — cittadini, imprese ed enti del Terzo Settore — di partecipare ai progetti.
Il ruolo delle CER contro la povertà energetica
La dimensione sociale delle Comunità Energetiche è stata affrontata anche dalla Fondazione Banco dell'energia.
Silvia Pedrotti ha sottolineato il potenziale delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali come strumento per collegare transizione energetica e sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il tema della povertà energetica diventa così parte integrante del modello: l'energia prodotta e condivisa può generare benefici economici e sociali destinati alle comunità, contribuendo a migliorare le condizioni delle persone maggiormente esposte al costo dell'energia.
La Fondazione Banco dell'energia, attiva dal 2016, ha sviluppato proprio su questo fronte la propria attività, promuovendo interventi finalizzati a rendere l'accesso all'energia più equo e inclusivo.
Il “welfare energetico” per il Terzo Settore
Un ulteriore modello è quello proposto da CER USE NORD, presentato dal presidente Felice Vai.
In questo caso la Comunità Energetica viene concepita come una forma di “welfare energetico”, con un ruolo centrale delle imprese e del Terzo Settore.
Il meccanismo prevede che le imprese realizzino gli impianti e condividano l'energia con i consumatori. Una parte degli incentivi generati viene quindi redistribuita alle organizzazioni del Terzo Settore che operano concretamente a favore del territorio.
Il modello punta così a collegare investimenti in energia rinnovabile, benefici economici e interventi sociali, traducendo in pratica anche alcuni dei principi legati ai criteri ESG.
Modelli diversi, un obiettivo comune
Le esperienze portate al Meeting mostrano come non esista necessariamente un unico modello di Comunità Energetica.
Le CER possono infatti essere costruite attorno a soggetti pubblici, imprese, enti del Terzo Settore, realtà religiose, cittadini e altri attori locali, adattandosi alle caratteristiche e alle esigenze dei territori.
Questa flessibilità rappresenta uno degli elementi di maggiore interesse del fenomeno: la stessa infrastruttura energetica può infatti diventare uno strumento per perseguire obiettivi differenti, dalla riduzione dei costi alla decarbonizzazione, fino al sostegno delle fasce più fragili della popolazione.
Dalla produzione di energia allo sviluppo dei territori
La discussione di Rimini mette quindi in evidenza un cambio di prospettiva.
La Comunità Energetica non viene più considerata soltanto come una modalità alternativa di produzione e consumo dell'elettricità, ma come una infrastruttura sociale e territoriale.
Il valore generato dalla condivisione dell'energia può essere reinvestito nella comunità, sostenere iniziative sociali, favorire nuove collaborazioni tra soggetti pubblici e privati e contribuire alla creazione di economie locali.
Per questo motivo la crescita delle CER potrebbe avere un impatto significativo soprattutto nei territori nei quali la transizione energetica si intreccia con problemi di vulnerabilità sociale, spopolamento o difficoltà economiche.
La sfida: rendere le CER replicabili
Uno degli elementi ricorrenti nel confronto del Meeting è stato proprio quello della replicabilità.
Perché le Comunità Energetiche possano diventare una componente strutturale della transizione italiana non è sufficiente realizzare singoli progetti virtuosi. Occorre trasformare le esperienze positive in modelli facilmente adattabili a contesti diversi.
Il coinvolgimento di Comuni, imprese, cittadini e Terzo Settore diventa quindi centrale, così come la disponibilità di competenze tecniche e strumenti finanziari.
I dati della misura PNRR mostrano una domanda già significativa. La prossima sfida sarà trasformare questa domanda in un numero crescente di comunità operative e capaci di produrre benefici duraturi.
Energia, inclusione e territorio: la nuova frontiera delle CER
Dal confronto di Rimini emerge infine una visione della transizione energetica che va oltre la semplice installazione di impianti rinnovabili.
Le CER possono diventare luoghi nei quali energia, economia e solidarietà si incontrano, creando valore condiviso.
Il passaggio decisivo sarà riuscire a fare in modo che la produzione da fonti rinnovabili non rappresenti soltanto una risposta alla decarbonizzazione, ma diventi anche uno strumento per rafforzare le comunità, sostenere le persone più vulnerabili e generare nuove opportunità nei territori.
Con 30.299 domande ammesse, 779 milioni di euro di contributi concessi e 1.763,6 MW di potenza complessiva nell'ambito della misura PNRR, le basi per questa evoluzione sono già state poste. Ora la sfida è trasformare i numeri in progetti, e i progetti in modelli di sviluppo locale replicabili.
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