Circa 300.000 famiglie attendono una casa popolare, mentre 59.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica restano vuoti perché inagibili o non assegnabili. È il dato emerso dalla ricognizione di Federcasa, da cui parte l'analisi di Federcepicostruzioni sul Piano casa. L'associazione giudica giusta la scelta di recuperare il patrimonio esistente, perché risponde all'emergenza senza consumare nuovo suolo e genera lavoro nei territori. Chiede però di partire da valutazioni economiche più realistiche.
I conti non tornano
Federcasa indica un fabbisogno di circa 1,44 miliardi di euro e un costo medio di poco superiore a 31mila euro ad alloggio. Per Federcepicostruzioni le due cifre vanno approfondite: dividendo 1,44 miliardi per 59mila unità, la media scende a circa 24.400 euro. Anche prendendo i 31.000 euro per un alloggio di circa 90 metri quadrati, le risorse sarebbero di appena 344 euro al metro quadrato. Una cifra che, secondo l'associazione, può coprire manutenzioni circoscritte ma non il ripristino dell'agibilità. "Non bisogna confondere la manutenzione leggera con il recupero completo di un immobile inagibile", sottolinea il presidente nazionale Antonio Lombardi. "Impianti, infissi, servizi igienici, finiture, adeguamenti di sicurezza e certificazioni comportano costi ben superiori, ai quali si aggiungono spese tecniche, IVA e lavori sulle parti comuni".
La stima prudenziale
Con una media di 50.000 euro ad alloggio, il recupero dei 59.000 immobili censiti richiederebbe circa 2,95 miliardi, senza contare gli interventi più rilevanti sulle parti comuni. Una valutazione preliminare, da verificare tecnicamente, precisa l'associazione, che indica però come le risorse ipotizzate potrebbero non bastare.
Il patrimonio fuori dalla ricognizione
I 59.000 alloggi sono il dato rilevato tra gli enti aderenti a Federcasa, che gestiscono circa 797mila abitazioni. Una precedente stima nazionale colloca l'intero patrimonio Erp intorno a 836mila unità: restano quindi quasi 39mila alloggi amministrati da Comuni, altri soggetti pubblici o enti non aderenti. Applicando la stessa incidenza di immobili inutilizzabili, potrebbero emergere altri 3mila alloggi da recuperare, per un totale di oltre 62mila. Una proiezione, non un dato censuario, che per Federcepicostruzioni rafforza la necessità di un'anagrafe nazionale unica del patrimonio Erp, alimentata da Regioni, Comuni ed enti gestori.
Le quattro condizioni
Per finanziare correttamente i lavori, l'associazione indica quattro condizioni:
- ricognizione tecnica preventiva delle condizioni di ogni immobile;
- finanziamenti commisurati alla reale consistenza dei lavori;
- lotti territoriali accessibili alle piccole e medie imprese;
- anticipazioni contrattuali e pagamento degli stati di avanzamento entro termini certi.
Suddividere gli interventi in lotti adeguati, spiega Federcepicostruzioni, permetterebbe di coinvolgere le imprese radicate nei territori, accelerando l'esecuzione e distribuendo gli effetti economici e occupazionali. Vanno invece evitati i grandi accorpamenti, che concentrerebbero le risorse in pochi operatori ed escluderebbero le Pmi con l'esperienza necessaria per migliaia di interventi di manutenzione diffusa.
"Le imprese italiane sono pronte", conclude Lombardi. "Non possiamo però chiedere loro di anticipare per mesi i costi dei lavori né di assumersi il rischio derivante da finanziamenti sottostimati. Un cantiere privo delle risorse necessarie rischia di diventare un'altra opera incompiuta".