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REbuild 2027, a Riva del Garda il futuro dell’abitare tra innovazione, sostenibilità e rigenerazione urbana

Il 4 e 5 maggio torna la tredicesima edizione dell’evento che mette in dialogo imprese, istituzioni, università e mondo del Real Estate. Al centro del confronto l’emergenza abitativa, l’accessibilità della casa e i nuovi modelli di sviluppo sostenibile delle costruzioni

giovedì 15 ottobre 2026 - Redazione Build News

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Il futuro dell’edilizia passa dalla capacità di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e nuove risposte ai bisogni abitativi. Su questi temi si concentrerà la tredicesima edizione di REbuild, in programma martedì 4 e mercoledì 5 maggio 2027 negli spazi di Riva del Garda Fierecongressi.

L’appuntamento si conferma un’occasione di confronto per una community multidisciplinare che riunisce imprese, professionisti, istituzioni, università, investitori e operatori del Real Estate. Attraverso incontri, convegni e dibattiti, l’evento punta a mettere in relazione competenze ed esperienze differenti, favorendo lo sviluppo di idee e strategie capaci di orientare l’evoluzione del settore.

Dal 2015 REbuild promuove il dialogo tra chi progetta, chi costruisce e chi definisce le politiche dell’abitare, con uno sguardo rivolto anche alle esperienze e ai modelli europei.

«Torniamo a Riva del Garda in un momento decisivo per il futuro dell’abitare in Italia», spiega Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi. «In questi anni REbuild ha imparato a leggere in anticipo le trasformazioni del settore, continuando a fornire strumenti concreti a chi amministra, progetta e investe. Perché il valore di una casa non si misura solo nel prezzo al metro quadrato, ma nella capacità di attivare servizi e relazioni che cambiano la vita delle persone».

Emergenza abitativa: una sfida che riguarda tutta l’Europa

L’annuncio della nuova edizione arriva in una fase particolarmente delicata per il mercato immobiliare e le politiche abitative. In Italia, la questione della disponibilità di alloggi accessibili si intreccia con la distribuzione territoriale del patrimonio immobiliare, le esigenze delle aree metropolitane e la necessità di recuperare gli edifici esistenti.

Secondo i dati richiamati da REbuild, nel nostro Paese si contano oltre 9,5 milioni di immobili non occupati, mentre il fabbisogno di abitazioni accessibili si concentra soprattutto nei territori economicamente più attrattivi e nelle grandi città. La stima riportata individua una carenza di circa 1,3 milioni di abitazioni accessibili in Italia, nell’ambito di un deficit complessivo di 9,6 milioni nell’Unione europea.

Il tema non riguarda quindi soltanto la quantità di immobili disponibili, ma anche la loro localizzazione, l’accessibilità economica e la capacità di rispondere alle esigenze di famiglie, lavoratori e nuove generazioni.

A livello europeo, secondo la Banca europea per gli investimenti, saranno necessarie oltre 2 milioni di nuove abitazioni ogni anno fino al 2035. La Commissione europea stima inoltre in 150 miliardi di euro annui gli investimenti necessari per colmare il divario abitativo nel prossimo decennio.

Numeri che evidenziano la portata della sfida e la necessità di coordinare risorse pubbliche, capitali privati e strumenti finanziari innovativi, affiancando alla nuova costruzione il recupero e la valorizzazione del patrimonio esistente.

Piano Casa e recupero degli alloggi pubblici

Nel dibattito nazionale si inserisce anche il Piano Casa, con le misure dedicate al recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non assegnabili.

Secondo quanto riportato nel comunicato di REbuild, il programma prevede uno stanziamento complessivo di 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, articolato in una prima tranche da 700 milioni e in un successivo intervento da 270 milioni destinato all’edilizia residenziale sociale.

L’obiettivo è rendere nuovamente disponibili abitazioni oggi inutilizzate, intervenendo su un patrimonio che potrebbe contribuire a rispondere almeno in parte alla domanda di alloggi accessibili. In Italia, infatti, oltre 60.000 alloggi popolari risultano vuoti.

Il recupero degli immobili esistenti assume così un ruolo strategico: permette di valorizzare risorse già presenti sul territorio e richiama l’attenzione sulla necessità di integrare le politiche abitative con interventi di rigenerazione urbana, riqualificazione energetica e miglioramento della qualità degli spazi.

Dalla costruzione alla casa come infrastruttura sociale

Per affrontare l’emergenza abitativa è necessario superare una visione limitata alla sola produzione di nuovi edifici. È questo uno dei temi centrali del confronto promosso da REbuild, che punta a valorizzare modelli capaci di integrare pianificazione urbanistica, sostenibilità economica e bisogni sociali.

«L’emergenza abitativa in Italia non nasce da una mancanza assoluta di metri quadri, ma da un profondo squilibrio territoriale e sociale», sottolinea Ezio Micelli, presidente del Comitato scientifico di REbuild e docente all’Università IUAV di Venezia.

Secondo Micelli, il confronto internazionale offre indicazioni importanti, con esperienze come quelle di Madrid e Vienna nell’ambito dell’housing sociale. La sfida consiste nel costruire modelli che sappiano combinare capitali privati, politiche pubbliche e sostenibilità, trasformando la casa in un’infrastruttura sociale ed economica capace di generare valore per le comunità.

In questa prospettiva, la rigenerazione urbana e l’innovazione dei processi costruttivi diventano strumenti per rispondere alla domanda abitativa, migliorando al tempo stesso l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e la qualità dell’ambiente costruito.

REbuild Outlook: dati, esperienze e nuovi modelli per l’abitare

Il percorso di approfondimento proseguirà anche attraverso Outlook, la rivista digitale interattiva che raccoglie e rielabora i contributi dell’ultima edizione di REbuild. La pubblicazione, annunciata come prossimamente disponibile sul sito dell’evento, riunisce gli interventi degli 80 relatori, le 22 conferenze e i 3 workshop, organizzandoli attorno ai principali cambiamenti che interessano il mondo dell’abitare.

Tra gli argomenti affrontati figurano le politiche europee per la casa, i nuovi modelli di finanza sociale, gli strumenti normativi per favorire la rigenerazione urbana e l’industrializzazione dei processi costruttivi.

Un patrimonio di contenuti rivolto a imprese, progettisti, investitori, operatori immobiliari, enti di ricerca e istituzioni, con l’obiettivo di rendere accessibili conoscenze ed esperienze utili a orientare le decisioni del settore anche oltre i giorni della manifestazione.

Il Trentino sperimenta nuovi modelli di politiche abitative

Tra le esperienze territoriali che contribuiscono al dibattito si distingue quella della Provincia autonoma di Trento, impegnata nel progetto Orizzonti dell’abitare in Trentino. Promosso dall’Assessorato provinciale alle politiche per la casa in collaborazione con REbuild, il laboratorio punta a supportare la definizione di una nuova normativa attraverso un percorso partecipato.

Il metodo adottato supera la tradizionale impostazione verticale delle decisioni, coinvolgendo enti territoriali, associazioni di categoria e Comuni nella costruzione di nuove forme di collaborazione tra settore pubblico, privato e Terzo settore.

Avviato durante REbuild 2026, il percorso prosegue tra settembre e ottobre con ulteriori momenti di confronto, per arrivare il 9 dicembre a una restituzione pubblica dei temi e degli indirizzi emersi.

L’esperienza trentina mira a trasformare il confronto locale in conoscenza condivisa, contribuendo alla sperimentazione di strumenti e modelli replicabili anche in altri territori.

Innovazione e sostenibilità per costruire nuove risposte

Con la tredicesima edizione, REbuild torna a mettere al centro le trasformazioni che stanno ridefinendo il settore delle costruzioni: dall’evoluzione tecnologica alla sostenibilità, dalla rigenerazione urbana alle nuove forme di finanziamento dell’abitare.

Il 4 e 5 maggio 2027, a Riva del Garda, il confronto coinvolgerà gli attori della filiera per individuare approcci capaci di rispondere alle esigenze del mercato e alle nuove domande sociali. L’obiettivo è favorire un dialogo continuativo tra competenze, politiche pubbliche e investimenti, affinché l’innovazione del settore possa tradursi in edifici più sostenibili e in soluzioni abitative accessibili, funzionali e di qualità.

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