Accesso al credito, crescita dimensionale e apertura ai mercati esteri sono le principali sfide per il rilancio delle piccole e medie imprese italiane. Per affrontarle, secondo Confprofessioni, è necessario rafforzare la collaborazione tra imprese e professionisti, favorendo modelli organizzativi più strutturati e strumenti capaci di sostenere gli investimenti e l’internazionalizzazione.
È questo il messaggio portato dalla Confederazione nell’audizione del 15 ottobre 2026 presso l’Intergruppo parlamentare per le Piccole e Medie Imprese. Due le direttrici indicate: agevolare l’accesso alle risorse finanziarie attraverso l’aggregazione di imprese e studi professionali e valorizzare le competenze dei professionisti per accompagnare il Made in Italy sui mercati internazionali.
Aggregazioni e incentivi fiscali per rafforzare l’accesso al credito
La frammentazione del tessuto imprenditoriale e professionale italiano rappresenta, secondo Confprofessioni, un ostacolo alla patrimonializzazione e alla capacità di investimento delle realtà più piccole. Una criticità aggravata dalla contrazione del credito bancario: negli ultimi 15 anni, stando ai dati richiamati dalla Confederazione, i finanziamenti alle realtà di minori dimensioni si sono ridotti di 60 miliardi di euro, pari al 37%, mentre gli sportelli bancari sono diminuiti del 18%.
In questo scenario, la crescita dimensionale viene indicata come una leva per migliorare la solidità finanziaria, rafforzare la capacità di innovazione e facilitare l’accesso ai finanziamenti. A sottolinearlo è Ezio Maria Reggiani, delegato al Credito della Giunta esecutiva di Confprofessioni, che evidenzia come strutture più ampie e organizzate possano investire maggiormente in innovazione e capitale umano, risultando più competitive in un mercato europeo sempre più articolato.
Per favorire questi percorsi, la Confederazione propone un sistema di incentivi fiscali dedicato alle aggregazioni. Tra le misure indicate figura un credito d’imposta sugli investimenti sostenuti durante i processi di unione oppure, in alternativa, l’applicazione per cinque anni di un’aliquota IRES agevolata al 12-15%, rispetto all’aliquota ordinaria del 24%, per il soggetto risultante dall’aggregazione.
La proposta prevede inoltre l’estensione dei benefici alle aggregazioni tra professionisti, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di strutture in grado di offrire servizi più articolati e sostenere le imprese nei processi di crescita.
Fondo di Garanzia e strumenti alternativi per finanziare gli investimenti
Accanto agli incentivi fiscali, Confprofessioni chiede di rendere strutturale il Fondo di Garanzia per le PMI, innalzando fino al 90% le coperture attraverso il coinvolgimento dei Confidi, i consorzi di garanzia collettiva dei fidi.
L’obiettivo è ampliare le possibilità di accesso al credito per le imprese che incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti attraverso i canali bancari tradizionali, sostenendo così gli investimenti necessari allo sviluppo e all’innovazione.
La Confederazione propone inoltre di promuovere strumenti finanziari alternativi, tra cui i prestiti partecipativi e il crowdlending. Queste soluzioni possono contribuire ad ampliare le fonti di finanziamento disponibili per le realtà di minori dimensioni, affiancando il credito bancario e favorendo una maggiore diversificazione delle risorse.
Il rafforzamento degli strumenti finanziari si inserisce in una strategia più ampia, nella quale la crescita delle imprese passa anche dalla capacità di sviluppare competenze, consolidare l’organizzazione interna e costruire collaborazioni stabili con il sistema dei servizi professionali.
Made in Italy sui mercati esteri: il ruolo della rete di APRI International
La seconda direttrice indicata da Confprofessioni riguarda l’internazionalizzazione, considerata una componente essenziale per la competitività del Made in Italy. In un contesto caratterizzato da dazi e barriere doganali, l’accesso ai mercati esteri richiede infatti non soltanto prodotti competitivi, ma anche competenze specialistiche, conoscenza dei contesti locali e capacità di gestire progetti complessi.
In questo ambito opera APRI International, società in house di Confprofessioni, che mette a disposizione delle imprese una rete internazionale di professionisti e Senior Advisor con esperienza pluriennale.
Come spiega Alessandro Cianfrone, amministratore delegato di APRI International, la rete rappresenta un’infrastruttura a supporto della diplomazia economica, grazie alla combinazione tra competenze specialistiche e conoscenza diretta dei mercati di riferimento.
La presenza in oltre 70 Paesi consente di accompagnare le aziende nei percorsi di apertura internazionale e di contribuire all’attuazione del Piano d’azione per l’export del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Un contributo che si inserisce nell’obiettivo di raggiungere 700 miliardi di euro di esportazioni entro il 2027.
Voucher export e competenze professionali per sostenere l’internazionalizzazione
Per rafforzare la presenza delle PMI sui mercati esteri, Confprofessioni indica tra le priorità anche il potenziamento dei voucher export, strumenti destinati a sostenere l’accesso a servizi specialistici per l’internazionalizzazione.
Il coinvolgimento dei professionisti può aiutare le imprese a individuare opportunità commerciali, comprendere le caratteristiche dei mercati locali e affrontare le complessità operative e normative legate all’espansione internazionale. La disponibilità di competenze qualificate assume particolare importanza per le micro e piccole imprese, che spesso non dispongono di strutture interne dedicate allo sviluppo sui mercati esteri.
In questo contesto, la rete di APRI International può rappresentare un punto di raccordo tra le esigenze delle aziende italiane e le opportunità offerte dai mercati internazionali, favorendo l’incontro tra domanda di servizi professionali e conoscenza dei territori.
Imprese e professionisti, una strategia comune per la crescita
Le proposte presentate da Confprofessioni all’Intergruppo parlamentare per le PMI convergono su un principio: la competitività del sistema produttivo richiede un approccio integrato, capace di affiancare alle politiche per il credito interventi per la crescita organizzativa e l’internazionalizzazione.
Da una parte, incentivi fiscali, garanzie pubbliche e strumenti finanziari diversificati possono favorire la patrimonializzazione e gli investimenti. Dall’altra, competenze professionali e reti internazionali possono accompagnare le imprese nell’accesso a nuovi mercati e nella gestione di progetti di sviluppo più complessi.
«Un Made in Italy competitivo nei mercati globali richiede, in definitiva, una visione di sistema, nella quale imprese e professionisti operino in stretta sinergia», conclude Cianfrone.
Una prospettiva che punta a superare la frammentazione del tessuto economico italiano, rafforzando il collegamento tra dimensione finanziaria, capacità organizzativa e apertura internazionale. Per le PMI, la possibilità di crescere passa anche dalla costruzione di partnership e strutture più solide, in grado di sostenere gli investimenti e affrontare le sfide di un mercato sempre più competitivo.
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