Attualità

Crisi del riciclo delle plastiche, Salvestrini (PolieCo): “Servono aiuti, ma anche una vera strategia industriale”

La direttrice generale del Consorzio richiama imprese e istituzioni alle proprie responsabilità: sostegni e semplificazioni sono necessari, ma il rilancio del settore passa anche da investimenti, qualità del riciclato e filiere capaci di competere sul mercato

martedì 1 settembre 2026 - Redazione Build News

sadeghshafiee91-bottle-7595561 (1)

La crisi del riciclo delle plastiche non è un fenomeno recente. Da mesi le imprese del comparto denunciano difficoltà crescenti, legate all'aumento dei costi, alla contrazione della domanda di materia riciclata e alla crescente competitività della plastica vergine. Un insieme di fattori che rende sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle attività di recupero.

Una situazione che richiede interventi urgenti, ma che, secondo Claudia Salvestrini, direttrice generale di PolieCo, Consorzio nazionale del riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene, impone anche una riflessione sul futuro industriale della filiera.

“Ho grande rispetto per gli imprenditori che stanno affrontando una fase estremamente difficile e credo sia giusto intervenire laddove esistano ostacoli che impediscono alle imprese sane di lavorare”, afferma Salvestrini. Tra le priorità indica la necessità di semplificare e accelerare le procedure autorizzative e di creare condizioni normative realmente favorevoli al riciclo.

Ma, aggiunge, dopo mesi di difficoltà è necessario porsi una domanda più ampia: “Qual è la proposta industriale del settore per uscire da questa situazione?”.

Non solo sostegni economici

Per la direttrice di PolieCo, il dibattito non può concentrarsi esclusivamente sulla richiesta di nuove risorse al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ai sistemi consortili o agli altri soggetti della filiera.

“Comprendo la richiesta di misure straordinarie in una fase straordinaria”, sottolinea Salvestrini. Il rischio, però, è che il sostegno economico diventi “l'unica prospettiva”.

Se il settore vuole considerarsi protagonista dell'economia circolare, sostiene la direttrice, deve essere in grado di costruirla concretamente. Questo significa investire in tecnologie, aumentare la qualità della materia riciclata, sviluppare filiere industriali e presentare progetti in grado di sostenersi sul mercato.

Dalle emergenze a una politica industriale

La questione, secondo PolieCo, è quindi distinguere tra gli interventi necessari a rimuovere gli ostacoli che frenano le imprese e una logica puramente assistenziale.

“Le istituzioni devono fare la propria parte”, afferma Salvestrini, indicando come priorità la certezza delle regole, il rafforzamento della domanda di materia riciclata e il superamento delle condizioni che oggi penalizzano le attività di riciclo.

Ma anche le imprese, aggiunge, devono assumersi la propria parte di responsabilità. “Un settore industriale maturo non può limitarsi a chiedere risorse: deve portare sul tavolo soluzioni, investimenti e una visione di medio-lungo periodo”.

Quale destino per i materiali raccolti?

Il cambio di prospettiva riguarda anche la destinazione dei materiali raccolti. Secondo Salvestrini, infatti, la risposta alla crisi non può consistere semplicemente nell'aumentare il ricorso al recupero energetico.

“Se alla fine l'unica risposta alla crisi consiste nel sostenere economicamente l'avvio dei rifiuti ai cementifici, dobbiamo chiederci con grande serenità quale economia circolare stiamo costruendo”, osserva.

Il recupero energetico, precisa, può svolgere una funzione nell'ambito della gestione complessiva dei rifiuti, ma non dovrebbe trasformarsi nella risposta industriale alla crisi del riciclo.

Una responsabilità condivisa lungo la filiera

Da qui l'invito di PolieCo ad aprire un confronto che non si concentri soltanto sulle risorse necessarie nell'immediato, ma guardi al futuro industriale dell'intera filiera.

La domanda da cui partire, secondo Salvestrini, dovrebbe essere diversa: non soltanto “quanti soldi servono?”, ma “che cosa siamo disposti a fare, ciascuno per la propria parte, perché il riciclo torni a essere un'attività industriale competitiva?”.

Le imprese con progetti concreti e solidi, sottolinea, devono essere messe nelle condizioni di realizzarli e, quando necessario, accompagnate dalle istituzioni. L'obiettivo è però superare una logica di emergenza permanente.

Il rilancio passa da imprese e istituzioni

“La crisi è reale e sarebbe sbagliato minimizzarla”, conclude Salvestrini. Proprio per questo, però, secondo la direttrice di PolieCo non può essere affrontata soltanto attraverso nuove richieste di risorse.

Il rilancio del comparto richiede una politica industriale capace di creare condizioni favorevoli al riciclo e, allo stesso tempo, una risposta imprenditoriale fondata su investimenti, innovazione e capacità di competere.

Direttiva Case Green, il JRC: ai privati fino al 70% dei costi per la riqualificazione energetica

Un'analisi del centro di ricerca della Commissione europea evidenzia che gli incentivi... Leggi


Legionella nei condomini: arriva la guida gratuita per cittadini e amministratori

Un documento tecnico-operativo per prevenire i rischi negli impianti idrici domestici e... Leggi

Potrebbe interessarti


Iscriviti alla newsletter di Build News

Rimani aggiornato sulle ultime novità in campo di efficienza energetica e sostenibilità edile

Iscriviti

I più letti sull'argomento


Dello stesso autore


Attualità
The Bedrock: a Marmomac quattro visioni sul futuro della pietra naturale

Nel Padiglione 10 della sessantesima edizione della manifestazione, quattro mostre esplorano il...

Attualità
Gustavo Vélez, trent’anni di scultura a Pietrasanta

Fino al 20 settembre la città toscana celebra il rapporto tra l’artista...