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Decreto PNRR e Fondi Sanitari: Confprofessioni lancia l’allarme sull’Articolo 29

"Sì ai controlli, ma serve una riforma organica". La Confederazione chiede al Parlamento di rivedere la norma che rischia di sottrarre risorse alle prestazioni di cura

venerdì 6 marzo 2026 - Redazione Build News

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Il dibattito sul welfare integrativo si accende attorno all'articolo 29 del decreto-legge PNRR. Confprofessioni, audita in Commissione Bilancio alla Camera, ha espresso una netta contrarietà alla norma attuale, definendola "fuori contesto" e priva dei requisiti di necessità e urgenza. Sebbene la Confederazione si dichiari favorevole a un potenziamento della trasparenza, la critica riguarda il metodo: un intervento frammentario che rischierebbe di destabilizzare un pilastro essenziale per la salute dei cittadini.

Una "delega in bianco" che minaccia l'equilibrio normativo

Secondo la memoria presentata da Confprofessioni, l'articolo 29 attribuisce alla COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) poteri sanzionatori eccessivamente generici. La mancanza di una definizione puntuale delle violazioni e delle relative sanzioni configurerebbe, di fatto, una "delega in bianco".

Questo approccio non solo altererebbe l'equilibrio tra funzione legislativa e di controllo, ma risulterebbe incoerente con il percorso già avviato dal Senato attraverso un'indagine conoscitiva organica sulle forme integrative di previdenza e assistenza.

Il rischio di sovrapposizioni e costi burocratici

Uno dei punti più critici evidenziati riguarda l'efficienza del sistema di vigilanza. I fondi sanitari sono già sottoposti a molteplici livelli di verifica. Introdurre un ulteriore apparato di controllo, senza una chiara mappatura delle competenze, porterebbe a:

  • Duplicazioni e sovrapposizioni burocratiche.
  • Costi aggiuntivi per le strutture gestionali.
  • Sottrazione di risorse dirette che, invece di finanziare le cure, verrebbero assorbite dalla macchina amministrativa.

Modelli assicurativi vs Sistema mutualistico

Confprofessioni sottolinea un errore di fondo nella natura tecnica della norma: l'applicazione ai fondi sanitari di logiche tipiche della previdenza complementare o del settore assicurativo.

"Importare modelli assicurativi in un sistema mutualistico rischia di snaturarne la funzione", avverte la Confederazione. I fondi contrattuali, come l'esperienza ultraventennale di Cadiprof, dimostrano che il modello mutualistico basato su risorse private garantisce tutele efficaci senza gravare sulla spesa pubblica. Appesantire questo schema con requisiti non calibrati ne comprometterebbe la tempestività e l'efficienza.

Il prelievo dello 0,2 per mille: meno servizi per i cittadini

Particolare preoccupazione desta il contributo di vigilanza previsto fino allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni.

Si tratta di un prelievo che grava direttamente sulla capacità erogativa dei fondi. In un sistema dove la contribuzione è già contenuta, ogni euro sottratto per finanziare nuovi apparati di controllo si traduce inevitabilmente in una contrazione dei servizi sanitari e assistenziali disponibili per i lavoratori.

Una riforma che coinvolge 16 milioni di iscritti

I numeri in gioco sono imponenti: il comparto del welfare integrativo coinvolge oltre 16 milioni di iscritti e genera oltre 3 miliardi di euro di prestazioni annue.

"Non ci opponiamo al miglioramento della trasparenza", conclude Confprofessioni, "ma alla modalità con cui la riforma viene introdotta". La richiesta al Parlamento è chiara: un ripensamento radicale per inserire la vigilanza in una cornice normativa razionale, che protegga la sostenibilità dei fondi e, soprattutto, il diritto alla salute degli iscritti.

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