La sentenza della Corte Costituzionale n. 90/2026 modifica il quadro normativo del settore lapideo toscano, dichiarando illegittimo l'obbligo previsto dalla legge regionale 52/2025 che imponeva la lavorazione locale di almeno il 50% del materiale estratto.
Secondo i giudici, la disposizione risultava incompatibile con i principi di libera concorrenza e con le competenze legislative riservate allo Stato.
Per Confindustria Toscana Centro e Costa, tuttavia, la decisione non rappresenta un incentivo alla delocalizzazione delle attività produttive. «L'impegno delle nostre imprese verso il territorio non cambia», ha dichiarato Carlo Freni, presidente della delegazione di Massa-Carrara, sottolineando la necessità di individuare nuove strategie di sviluppo per il distretto.
La competitività del marmo apuo-versiliese, secondo gli industriali, dovrà passare sempre più da innovazione tecnologica, design di alto livello e servizi avanzati, come logistica integrata e tracciabilità digitale dei blocchi.
La sfida sarà quindi costruire un modello capace di coniugare crescita economica, tutela della concorrenza e valorizzazione di un territorio riconosciuto a livello internazionale per la qualità della propria pietra.