Nei primi sei mesi del 2026 sono 75 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Lombardia, tre in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una diminuzione del 3,8%. Nonostante il lieve miglioramento, la regione mantiene il primato nazionale per numero assoluto di decessi, sia considerando il totale delle vittime sia quelle decedute in occasione di lavoro.
È quanto emerge dall'ultima rilevazione dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che ha elaborato i dati aggiornati al mese di giugno. Dei 75 decessi complessivi, 53 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 22 si sono verificati in itinere, durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro.
Incidenza inferiore alla media nazionale, ma permangono forti squilibri territoriali
Pur registrando il numero più elevato di vittime, la Lombardia si colloca in zona gialla nella mappatura del rischio elaborata dall'Osservatorio Vega, grazie a un'incidenza di mortalità pari a 11,6 decessi per milione di occupati, inferiore alla media nazionale di 14,5.
Il dato regionale, tuttavia, nasconde profonde differenze tra i territori. In zona rossa, con un'incidenza superiore al 125% della media nazionale, si trovano le province di Lodi (29,8), Mantova (27,2) e Brescia (24,9). Varese rientra nella fascia arancione (15,1), mentre Cremona (13,0) e Pavia (12,4) sono classificate in zona gialla.
Le province di Milano (8,3), Bergamo (8,1), Monza e Brianza (5,2), Como (3,8), Lecco e Sondrio, dove nel semestre non si sono registrati infortuni mortali, appartengono invece alla zona bianca.
Rossato: "I dati impongono interventi mirati"
"Il calo complessivo dei decessi rispetto al primo semestre del 2025 è un segnale positivo, ma non deve nascondere le criticità che emergono da una lettura più approfondita dei dati", osserva Mauro Rossato, presidente dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
Rossato sottolinea come la Lombardia, pur presentando un'incidenza di mortalità inferiore di circa il 20% rispetto alla media nazionale, continui a mostrare forti squilibri territoriali. Particolarmente preoccupanti risultano le situazioni di Lodi, Mantova e Brescia, alle quali si aggiungono il peso crescente degli infortuni che coinvolgono lavoratori stranieri e la concentrazione dei decessi nelle fasce di età più elevate.
"La priorità - evidenzia Rossato - deve essere trasformare i dati in interventi mirati, rafforzando la prevenzione nei territori e nei comparti più critici".
Milano e Brescia guidano la classifica dei decessi
Sul piano dei numeri assoluti, Milano registra il maggior numero di vittime complessive con 21 decessi, seguita da Brescia (15), Bergamo e Mantova (9 ciascuna), Varese (7), Cremona (4), Lodi, Monza Brianza e Pavia (3), mentre Como conta un decesso. Nessuna vittima, invece, nelle province di Lecco e Sondrio.
Limitando l'analisi ai soli decessi avvenuti in occasione di lavoro, è Brescia a registrare il dato più elevato con 14 vittime, davanti a Milano (13), Varese (6), Mantova (5), Bergamo (4), Lodi e Pavia (3), Cremona e Monza Brianza (2) e Como (1).
Crescono le denunce di infortunio
Nel primo semestre dell'anno le denunce di infortunio in Lombardia salgono a 60.532, in aumento rispetto alle 56.641 registrate nello stesso periodo del 2025. Di queste, 50.546 riguardano infortuni avvenuti in occasione di lavoro.
Le denunce presentate da lavoratrici sono 17.741, mentre quelle riferite agli uomini ammontano a 32.805. Milano concentra oltre un terzo delle denunce complessive, con 20.277 casi.
Lavoratori stranieri e over 55 tra le categorie più esposte
Particolarmente significativo il dato relativo ai lavoratori stranieri. Le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono 12.937 e, tra le 53 vittime registrate durante l'attività lavorativa, ben 19 erano lavoratori di nazionalità straniera, pari a quasi il 36% del totale.
Dal punto di vista anagrafico, la fascia più colpita è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 22 decessi, seguita dai lavoratori tra i 45 e i 54 anni (11 vittime) e dagli over 65 (8 casi).
Manifatturiero in testa per numero di infortuni
Per quanto riguarda i settori produttivi, il maggior numero di denunce di infortunio si registra nelle Attività manifatturiere, con 7.451 casi. Seguono Trasporto e magazzinaggio (3.154), Commercio (3.026), Sanità (2.937) e Costruzioni (2.788).
L'analisi dell'Osservatorio conferma come la lettura dei dati debba andare oltre il semplice conteggio delle vittime, puntando sull'incidenza degli infortuni mortali rispetto agli occupati per individuare le aree e i comparti nei quali concentrare gli interventi di prevenzione e sicurezza.
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