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Nuovo Tuir, disciplina anti-ibridi nel Testo unico: confermate le regole Atad e possibili semplificazioni Ue

Le disposizioni sui disallineamenti da ibridi confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi senza modifiche sostanziali. Restano validi i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate, mentre la Commissione europea valuta una revisione delle regole sugli "ibridi importati" per ridurre gli oneri amministrativi delle imprese

giovedì 30 luglio 2026 - Redazione Build News

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Con il decreto legislativo n. 117/2026, che ha introdotto il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), la disciplina dei disallineamenti da ibridi trova una collocazione organica all'interno della normativa tributaria nazionale. Sebbene il decreto sia entrato in vigore il 4 luglio 2026, le nuove disposizioni si applicheranno dal 1° gennaio 2027, quando sarà definitivamente abrogato il Tuir del 1986.

Dal punto di vista sostanziale, il nuovo Testo unico non modifica i meccanismi previsti dalla disciplina vigente, ma ne consolida l'inquadramento sistematico, confermando il ruolo delle norme anti-ibridi nell'ambito della fiscalità internazionale e del contrasto ai fenomeni di erosione della base imponibile.

Le norme anti-ibridi entrano nel nuovo Tuir

Le disposizioni, finora contenute nel decreto legislativo n. 142/2018 di recepimento delle direttive europee Atad I e Atad II, sono ora raccolte nel Titolo IV del nuovo Tuir, dedicato ai rapporti internazionali, agli articoli dal 195 al 200.

L'obiettivo della normativa resta quello di neutralizzare i vantaggi fiscali derivanti dalle differenze di qualificazione tra ordinamenti nazionali, che possono determinare fenomeni di doppia deduzione oppure di deduzione di costi senza la corrispondente tassazione dei ricavi.

I disallineamenti possono riguardare strumenti finanziari, entità ibride, stabili organizzazioni o trasferimenti di strumenti finanziari e vengono contrastati attraverso specifiche regole di neutralizzazione applicate secondo un preciso ordine di priorità tra gli Stati coinvolti.

I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate restano il principale riferimento

Poiché il nuovo Tuir riproduce integralmente la disciplina già vigente, continuano a rappresentare un punto di riferimento i chiarimenti contenuti nella circolare n. 2/E del 26 gennaio 2022 dell'Agenzia delle Entrate.

Il documento interpreta le norme anti-ibridi come disposizioni di sistema e non come semplici norme antielusive, chiarisce il perimetro soggettivo e oggettivo di applicazione, definisce il coordinamento con la disciplina delle Controlled Foreign Companies (Cfc) e illustra i meccanismi di neutralizzazione previsti dalla normativa.

La Commissione europea punta a semplificare gli ibridi importati

Tra i profili destinati a evolvere figura la disciplina dei cosiddetti "disallineamenti importati", disciplinata dall'articolo 199 del nuovo Tuir.

La Commissione europea, nell'ambito del pacchetto Taxation Omnibus, sta infatti valutando una revisione delle regole con l'obiettivo di alleggerire gli adempimenti richiesti alle imprese multinazionali senza ridurre l'efficacia delle misure contro la pianificazione fiscale aggressiva.

Secondo le analisi condotte a livello europeo, la verifica delle catene di pagamenti transfrontalieri e dei regimi fiscali applicabili nelle diverse giurisdizioni comporta infatti significativi oneri documentali e amministrativi per le imprese.

I nuovi orientamenti dei Paesi Bassi

Un ulteriore aggiornamento arriva dai Paesi Bassi, dove il Ministero delle Finanze ha pubblicato il 24 luglio 2026 un nuovo decreto interpretativo sulla disciplina anti-ibridi.

Il provvedimento chiarisce, tra gli altri aspetti, il rapporto tra la normativa Atad 2 e alcuni regimi fiscali statunitensi, tra cui Gilti (Global Intangible Low-Taxed Income) e Ncti (Net CFC Tested Income).

Secondo il decreto, la presenza di tali regimi non determina automaticamente l'applicazione delle misure anti-ibridi, poiché i relativi redditi non possono essere considerati automaticamente "redditi a doppia inclusione", essendo previsti specifici meccanismi di deduzione che impediscono di considerarli integralmente tassati ai fini della disciplina europea.

Focus anche sulle stabili organizzazioni non riconosciute

Il documento affronta inoltre il tema delle cosiddette disregarded permanent establishments, ossia le stabili organizzazioni riconosciute da uno Stato ma non dall'altro.

Come esempio viene richiamato il regime delle maquiladoras messicane, che può determinare differenti qualificazioni fiscali tra Messico e Paesi Bassi, con il conseguente rischio di generare disallineamenti da ibridi.

L'intervento delle autorità olandesi contribuisce così a chiarire alcuni aspetti applicativi della disciplina europea in un contesto in cui la Commissione Ue è impegnata a valutarne una possibile semplificazione.

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